Gsa, prendi esempio dal passato e avrai la guardia dei sogni
Smith, Vujacic, Hill e Penberthy i modelli cui ispirarsi A loro sono legati grandi momenti della storia recente Apu

ANTEPRIMA UDINE 16 MARZO 2003 SNAIDERO UDINE COOP TRIESTE. TELEFOTO COPYRIGHT FOTO AGENCY ANTEPRIMA UDINE
Pescare la giusta guardia tiratrice è sempre uno dei grandi crucci pre-stagionali. L’Apu Gsa lo sa bene. Tatto, pazienza e verifiche sono fondamentali per andare a colpo sicuro, ma poi è il campo ad avere l’ultima parola. La seconda esperienza decennale di Snaidero, targata Edi, ne è esempio calzante, poiché ricchissima di giocatori stranieri. Molti furono deludenti, ma alcuni rimangono un modello a cui ispirarsi. Vediamo quali.
Charlie Smith.
Il ragno del Texas giunto a Udine nella primavera del 2000 rimane il fiore all’occhiello del basket friulano del terzo millennio. Eleganza, potenza e incredibile capacità di leggere le partite. Smith fu tutto questo, dai 41 punti segnati nella gara 2 di semi-finale play-off contro Napoli, alla rocambolesca finale vinta contro Barcellona Pozzo di Gotto, che regalò la promozione in A1. Seguirono le magie dell’anno successivo, con 24,2 punti per gara, le vittorie su Virtus, Fortitudo e Benetton e i quarti di finale contro Pesaro. Salutò a fine stagione volando in Nba. Udine provò spesso a trovare un suo erede, ma senza riuscirci.
Saša Vujacic.
Andato via Smith, le speranze furono riposte in un giovane dalle grandi promesse. Cresciuto nelle giovanili arancioni, Vujacic esplose sotto la guida tecnica di Frates, Pillastrini e Alibegovic, vincendo con un tiro all’ultimo secondo una sudatissima partita contro la Virtus Bologna nel 2002. Il giocatore sloveno, la cui determinazione era il vero cavallo di battaglia, salutò il Friuli nel 2004, quando ricevette la chiamata Nba dai Los Angeles Lakers. Vinse due anelli al fianco di Kobe Bryant.
Kyle Hill.
La mina vagante si presentò a Udine da campione di Croazia in carica, andando a formare nel 2005-06 una delle migliori coppie del campionato assieme al capo tribù Jerome Allen. Aveva la capacità di emergere dagli abissi di una partita oscura infilando tre triple consecutive. Sotto la guida di coach Pancotto, portò Udine alle Final eight di Coppa Italia e ai play-off. Lasciò a fine stagione, per rifare capolino due anni dopo sostituendo un certo Mike Penberthy, senza successo.
Mike Penberthy.
È forse l’ultimo grande americano dell’era arancione. Se ne parlaste all’ad e gm Davide Micalich probabilmente si commuoverebbe ancora. Giunto da Reggio Emilia a metà della stagione 2006-07, insegnò al popolo friulano come si tira da tre punti: in 18 partite segnò con il 52,3 per cento dall’arco. L’anno dopo ebbe dei fraintendimenti con la società, fino a quando al PalaDozza, sull’orlo del taglio, disse che avrebbe segnato 28 punti. Ne fece 27 in 28 minuti di gioco, vincendo la partita.
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