Grassi: i lodi affossano Sporting club e A2 donne

Il presidente: «Con la Rossi transiamo, chiudiamo per gli altri quattro in arrivo» Agiscono anche coach Sinone, capitan Vicenzotti, Pozzecco e Sara De Biase

UDINE. L’ultimo tiro a canestro della Libertas Sporting club è una padella sul ferro. Il presidente Alessandro Grassi abbatte il muro del silenzio che aveva eretto da qualche mese: i recenti lodi che hanno colpito la società sono, a suo dire, la goccia che fa traboccare il vaso. Un vaso che, dopo 14 anni di serie A2 femminile, uno di B e uno scudetto U19, s’è rotto.

«Lo sport dilettantistico – attacca Grassi – deve ritornare a essere un’attività fatta con passione, gratuità ed entusiasmo. Nel territorio friulano non ci sono risorse per tutti: o la realtà sportiva s’inserisce nella voce di bilancio di un’azienda, come nel caso di Gsa e Udinese, o non c’è possibilità di sviluppare eccellenze».

Lo Sporting club non fa eccezione.

«Allo Sporting club, di comune accordo con i consiglieri, avevamo deciso di proseguire con l’A2 perché forti di promesse da parte di molti, tra sponsor e istituzioni. Abbiamo incassato tanti no e a novembre ci siamo trovati con il sacco vuoto. La stessa Delser ci ha ridotto dell’80% il contributo. Avessimo intuito che si andava in questa direzione, ci saremmo fermati prima. Sto portando a termine la stagione con risorse personali».

I lodi?

«Non mi aspettavo di ricevere una lettera dall’avvocato che rappresenta miei tesserati. Le ragazze sono cresciute nello Sporting: dov’è la gratitudine? Se loro parlano attraverso un legale, faccio lo stesso».

Era salvabile la situazione?

«Avevo un progetto. Insieme ci saremmo accordati per spalmare gli arretrati, tagliare il tagliabile e proseguire. In queste condizioni è impossibile. Loro chiedono rispetto? In 14 anni ho messo parecchi soldi, coinvolgendo amici che hanno fatto altrettanto. Nel complesso, ho portato sponsorizzazioni per circa 2 milioni di euro, per un’idea di sport legato all’educazione e alla socialità. Non ho gradito quella pagliacciata delle magliette con cui chiedevano rispetto. Cosa dovrebbe dire, allora, chi è licenziato dall’Electrolux, guardando ragazze che rivendicano soldi per giocare a basket?».

Il 24 aprile scade il termine per pagare Chiara Rossi.

«Noi siamo creditori della Federbasket per vari parametri, ci siamo accordati con l’avvocato della ragazza perché quei quattrini siano transati a lei. Il vero problema sono gli altri quattro lodi (coach Sinone, capitan Vicenzotti, Pozzecco e Sara De Biase, ndr). Tutti hanno sempre garantito un grande impegno personale, i risultati raggiunti sono importanti. Però, antepongono a tutto il loro interesse personale e non si rendono conto che, se sono in serie A, lo devono alla società che adesso affossano con quel lodo».

Dunque, si chiude?

«Se la società chiude, lo fa a causa di questa loro azione. Poi con che motivazioni andrei avanti? Pago appartamenti e, quando ho chiesto un aiuto a una famiglia per pagare le bollette, mi è stato risposto che non avevo titolo a chiederlo dopo che avevo “sfruttato” la figlia. Sono tutti bravi a parlare con il portafoglio degli altri. Se qualcuno vuole farsi avanti e prendere il mio posto, lo agevolerò in tutti i modi».

In 15 anni di storia recente, quale il momento a cui pensa più volentieri?

«La promozione, nel 2000 - 2001: il coronamento di un progetto grandioso, con Bepi Patriarca. Il basket in rosa in Friuli eravamo noi».

Ora è tutto finito.

Francesco Tonizzo

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto