Gigi o Beppe, è la solita Udinese
UDINE. Il campionario viaggia su un unico binario in quello che lo stesso Delneri ha definito «un altro lunedì di lutto calcistico». Si va da vergognosi a inguardabili, da tristezza a squadretta, per di più da rifondare.
Sono parole pescare nel mare di delusione che ha allagato i post dei tifosi dell’Udinese sui social network dopo il ko con il Sassuolo, davanti a Zico per quella che è stata un altro autogol dei bianconeri, roba che Comunardo Niccolai, lo storico eroe delle autoreti impossibili, farebbe la figura di un dilettante: quattro gol (a zero) dalla Juventus, in un tempo, nel giorno dell’inaugurazione del nuovo Friuli, sconfitta per mano del retrocesso Carpi nella sera dell’addio a Totò Di Natale, rimonta concessa al Sassuolo con il Galinho in tribuna d’onore.
Dire che chi gioca per l’Udinese non ha midollo è il minimo, anche perché le salvezze aritmetiche non fanno rima con dignità calcistica, quel filo sottile che muove la passione di tutti i tifosi che vogliono sì vincere, ma non desiderano – in caso contrario – vivere delle deprimenti figuracce.
Dati di fatto. «Siamo tornati ai tempi di Iachini. Stesso non gioco e rassegnazione». Chi hapostato questa frase sulla pagina Facebook di “Noi tifosi dell’Udinese” purtroppo non sbaglia. L’atteggiamento della squadra è stato censurabile in termini di spirito di gruppo, di garra come dicono gli argentini – hai voglia di garantire che era paura di vincere –, tanto che l’accostamento con la gestione di Beppe barete è venuto naturale.
E i numeri dicono che non si tratta di un azzardo. Prendendo come riferimento le prime sei giornate di campionato, Iachini ha raccolto 7 punti tra Roma, Empoli, Milan, Chievo, Fiorentina e Sassuolo, segnando 6 gol e subendone 9. Gigi ha “sgarfato” di meno, 4 soli punti, frutto del successo sul Diavolo (battuto anche dal collega nel girone d’andata) e del pareggio piuttosto scialbo con il Chievo a Verona.
Ok, si potrebbe dire, ma ora l’Udinese è tutta un’altra squadra. No. Era un’altra squadra tra novembre e dicembre, tanto che le reti realizzate in questi sei primi turni del ritorno sono solo 3 e quelle incassate 8, una in meno del girone ascendente.
I nodi. È chiaro che l’attacco, visto il perdurare del momento no di Cyril Thereau, diventa giocoforza il tallone d’Achille di questa squadra, con un centravanti come Duvan Zapata che si presenta come uno “sportellatore” ma non ha – ahinoi - il gol nel sangue.
Ma a salvezza praticamente acquisita, ora Delneri ha la possibilità davvero di svoltare guadagnandosi la riconferma e la riconoscenza dei tifosi. Inutile fare una lista di proscrizione dei giocatori che hanno esaurito la spinta, che per spirito e volontà non meritano di far parte del progetto Udinese, solo il tecnico di Aquileia conosce bene le situazioni e le prospettive dei singoli dopo quasi cinque mesi di lavoro sul campo.
È lui che deve liberarsi di quello che è il “ciarpame”, cercando di lanciare allo stesso tempo quelli che potrebbero essere i giovani buoni per il futuro.
Un discorso tecnico-tattico che non è necessaramente generazionale, come fa intendere anche la società, ascoltando gli ultimi rumors che rifereiscono di un prolungamento del contratto per Jakub Jankto e di un’estensione dell’accordo per Felipe. Sì, adesso è il momento di capire chi “tiene” davvero all’Udinese.
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