Furlan, dalla coppa Uefa a disoccupato

Il centrocampista ex Parma non è stato confermato dalla Sacilese. «Ma sono pronto a ripartire, anche dalla serie D»

PORDENONE

Maggio 2005: gioca da titolare la semifinale di coppa Uefa col Parma. Luglio 2011: senza squadra. Uno degli unici ex Sacilese – ed ex professionisti – alla ricerca di una sistemazione. E’ la storia di Davide Furlan, centrocampista classe ’86, pordenonese doc (è di Camolli), attualmente il disoccupato di lusso del movimento locale. Non gli sono bastati due campionati in C2 con i liventini, e il suo pedigree, per trovare un ingaggio: solo qualche timido interessamento da alcuni team di Eccellenza e uno solo dalla serie D (il Sandonà/Jesolo). Nulla di concreto, per ora. Così Furlan rischia di rimanere a piedi. Ennesimo capitolo di una carriera sfortunata. Nel mezzo, tre infortuni al legamento crociato del ginocchio.

Furlan, con i suoi trascorsi, non le fa specie essere ancora in attesa?

«Certo, mi fa riflettere. Pensavo a qualche chiamata in più rispetto a quella che ho ricevuto. Non mi fa male essere uno dei pochi ancora a spesso: mi fa male non poter fare il mio lavoro. Il calcio è sempre stata la mia professione».

E’ un disoccupato a tutti gli effetti.

«Esattamente come i lavoratori normali. Una situazione che, sino a qualche giorno fa, vivevo con serenità. Più i giorni passano, più mi preoccupo: mi consola il fatto che il mercato sia ancora lungo e che la “geografia” della Lega Pro sia stata definita soltanto lunedì scorso. Speriamo bene».

Quand’è che la Sacilese le ha comunicato di non rientrare più nei suoi piani?

«Questa è un’altra parentesi che mi rammarica. Sono stato io a chiedere informazioni, per giunta a fine giugno: la dirigenza avrebbe potuto farsi sentire prima per e comunicare le proprie intenzioni».

Arrivava in biancorosso da due infortuni di fila, il club aveva scommesso su di lei, facendole firmare un biennale: non si è verificato il rilancio sperato…

«Purtroppo no. Eppure ho disputato due campionati discreti. Nel primo ho faticato un po’, visto che ero fermo da due anni. Nell’ultimo, penso di aver disputato un’ottima prima parte di campionato, per poi spegnermi nella seconda per colpa di piccoli infortuni. Ma, come sempre, gli addetti ai lavori si ricordano solo del finale di campionato. Sinora nessuna chiamata da club professionistici. Mi sarei aspettato maggiore considerazione».

Ma accetterebbe anche di scendere in Interregionale?

«Io spero di rimanere professionista. Mi sento tale ed è la vita che più mi piace. Certo, una proposta dalla serie D la valuterei. E potrei accettarla: se c’è un progetto, perché no?».

Dalla coppa Uefa, alla disoccupazione, i tre infortuni gravi; una squadra che scommette su di lei (la Lucchese, nel 2008) e poi fallisce. Non pensa alla carriera che avrebbe potuto fare senza questo ciclone di sfortuna?

«Sì, ma preferisco non pensarci. Purtroppo, per un motivo o per un altro, non sono mai riuscito a compiere il salto di qualità. E’ andata così, bisogna accettarlo. Ma sono pronto a ripartire e a rimettermi in gioco».

Alberto Bertolotto

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto