Far rinascere la passione per il bianconero: Pierpaolo, così sarai il “doppio mago irpino”

Il nuovo dt oltre alle competenze ha il dono di capire gli interlocutori: dal campione planetario all’ultimo dei tifosi  
Udine 13 Giugno 2019. Cibi e Marino. © Foto Petrussi
Udine 13 Giugno 2019. Cibi e Marino. © Foto Petrussi

IL RITRATTO

IDO CIBISCHINO

Una mossa forte, scelta che va oltre la copertura di un ruolo. E non importa se a dettarla sia stata l’orgoglio ferito per l’abbandono di Pradè (l’ennesima fuga da inappagamento professionale), la frustrazione per non riuscire a imbastire stagioni in linea con le aspettative, oppure la consapevolezza di stare perdendo appeal ogni anno di più verso il territorio nonostante sostanziosi investimenti nell’immagine. Importa che sia giusta e opportuna: tale è la chiamata di Pierpaolo Marino, che a 65 anni, e a 15 di distanza dalla separazione che lo portò a Napoli per ricostruire dalla serie C il potentato partenopeo, torna all’Udinese con un contratto triennale.

E proprio qui – nel medio termine preteso da Marino per la firma – sta la garanzia di un impegno che, se si annoda romanticamente col passato (e che passato!), è tutto in divenire secondo scansioni già delineate nella testa e nelle esperienze del personaggio, il quale ragiona sui numeri non meno che sulle dinamiche psicologiche di uomini e di squadra e sui coinvolgimenti ambientali. Con un vantaggio rispetto a coloro che lo hanno seguito: alle competenze tecniche e alla conoscenza di ogni piega dei regolamenti e dei meccanismi che fanno girare il calcio, somma il dono della sensibilità personale: quella che gli permette di capire e interpretare chi ha di fronte, sia il dirigente internazionale, sia il campione planetario o il comprimario, sia l'ultimo dei tifosi.

Così, nelle sette stagioni che ha passato in Friuli alimentando l'Udinese europea, il “mago irpino” ci aveva conquistato, fino alle beneauguranti serate in taverna sulle note di “O sole mio”. Oggi dice che i Pozzo sono gli stessi che aveva lasciato, con lo stesso amore per la Zebretta, e ciò l’ha vieppiù convinto ad accettare di scrivere il secondo capitolo della sua storia bianconera. Se la passione della Famiglia è la stessa, 15 anni erodono vissuto ed energie, ingigantiscono le fragilità e i turbamenti davanti a scenari e a rapporti in forsennata evoluzione. Non vorresti, ma sei costretto a delegare, ad affidarti ad altri che non sempre corrispondono alle aspettative e, magari per eccesso di zelo se non per servilismo, fanno più danni della grandine. Per dire: da quando paron Giampaolo si è chiamato fuori, la nostra gente, nonostante lo spiegamento di forze che ha reso il club autosufficiente anche sul fronte mediatico, non ha più avuto un’interfaccia credibile a cui collegarsi. E ci faceva anche divertire il Paròn in libera uscita con le sue esilaranti invettive contro certi arbitri.

Di riempire quel vuoto si è incaricato oggi Pierpaolo Marino, che a onta della qualifica limitativa (responsabile dell’area tecnica) troverà i suoi spazi su tutto il fronte societario. Con umiltà, ha chiesto collaborazione e unità d’intenti, ma se lo conosciamo un po’ stia in guardia chi avrà la malaugurata idea di mettersi di traverso. Al tempo mi capitò di assistere involontariamente a una scena emblematica: un giocatore importante, giunto al tramonto della carriera ma ancora in cerca di ingaggio, si presentò in società chiedendo di potersi allenare con i bianconeri. Marino non alzò la voce, il suo fu un sussurro-laser: «E tu – gli disse costringendolo ad abbassare gli occhi – hai il coraggio di presentarti qui dopo essertene andato a parametro zero?».

Oltre ai 40 punti con un certo anticipo, a livello personale su un’unica cosa mi sento di sollecitarlo. Si adoperi per ristabilire il giusto equilibrio tra l’aspetto sportivo e quello commerciale, un rapporto che è andato via via sbilanciandosi al punto che, mentre nell’arena l’Udinese annaspava a rischio serie B, c’era chi magnificava i futuri progetti di fruibilità dello stadio gioiello. Ecco fin dove dovrà arrivare Marino: a convincerci che l’Udinese è ancora un valore, che ci rappresenta e perciò merita la nostra passione. Se ci riuscirà, la patente di “doppio mago” non gliela leva nessuno. —



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