EURO UNDER21
«Se a 55 anni il calcio mi emoziona ancora vuol dire che il calcio è sulla buona strada». Michele Uva, di anni ne ha ancora 54 per la verità, ma mentre fa la spola tra Udine e Trieste e ritorno al gran ballo delle città debuttanti all’Europeo Under 21, ripete che, sì, in fondo, il calcio riempie ancora i cuori degli italiani.
«Sono italiano (di Matera ndr), ma in qualità di vicepresidente del governo continentale del calcio devo essere al di sopra delle parti, ma, tra la partita vinta in rimonta dagli Azzurri contro la Spagna in uno stadio tutto esaurito e ribollente di passione e correttezza e il debutto di due magnifiche città come Trieste e Udine, possiamo dire che siamo partiti alla grande».
Cosa deve essere per Udine questa manifestazione?
«Un punto di partenza per il futuro. Prima, però, un grande riconoscimento per aver saputo programmare e sostenere un evento di tale portata. Gli Europei Under 21 sono la seconda manifestazione calcistica di un continente dove il calcio spopola. E le partite in Friuli Venezia Giulia sono il premio dell’Uefa alla passione di questa gente e alla serietà degli amministratori locali e della Regione».
Allo stadio Friuli, uno dei tre stadi di proprietà di un club finora in Italia, si giocherà anche la finale.
«Il merito va allo sforzo economico e alla programmazione della famiglia Pozzo, una delle grandi famiglie del calcio».
Cosa si aspetta da questi Europei?
«Innanzi tutto uno spettacolo calcistico di alto livello con le migliori nazionali d’Europa tutte cariche di talento».
E sugli spalti? Ha visto cosa è accaduto a Bologna? Pochi hanno iniziato a fischiare l’inno spagnolo e subito la folla ha cominciato ad applaudire gli avversari e a sventolare le bandiere spagnole.
«È questo il calcio che vogliamo, è questo il calcio che l’Uefa vuole portando avanti il concetto di vivibilità di questo sport. È vero, l’Italia aveva appena vinto in rimonta e tutto era più facile, ma la cosa più bella della partita d’esordio degli azzurri è stata vedere famiglie intere uscire festanti da uno stadio dopo una partita di pallone. Non c’erano di mezzo derby, questioni di campanile o squadre di club, va detto, ma questo è un primo grande passo per migliorare il nostro sport».
Uva, dopo Italia 90 finalmente una manifestazione internazionale organizzata in Italia.
«Non bisogna nasconderlo, la carenza di infrastrutture di livello ha penalizzato e continua a penalizzare il calcio italiano. Gli Europei Under 21 stanno mettendo in mostra alcuni esempi virtuosi di impiantistica sportiva, come Udine, ma anche Trieste e Reggio Emilia o Cesena, ma per poter ambire ad accogliere il top delle manifestazioni sportive, vale a dire i Mondiali di calcio, servono almeno 9 impianti che abbiano una capacità di oltre 30/40 mila spettatori. Stadi moderni, capaci di assicurare tutti i comfort agli spettatori e generare profitti durante l’anno. Insomma, su questo fronte l’Italia deve lavorare ancora molto. Partiamo da Udine, Reggio Emilia, Trieste, Bologna con la rassegna continentale riservata ai giovani e iniziamo da qui un percorso. Non dimentichiamo che, assieme agli Europei Under 21, ci siamo aggiudicati anche la possibilità il prossimo anno di ospitare quattro partite del nuovo Europeo itinerante per nazionali maggiori. È un altro risultato importante di politica sportiva».
Gli Europei Under 21 sono anche un banco di prova per i giovani organizzatori?
«Cinquecento volontari, 40 stagisti sono impegnati in questi giorni nella macchina organizzativa. Il calcio non va avanti solo con gli investimenti milionari dei club, ma anche grazie alla passione di gente come questa. Certo, anche da questo evento sportivo dovrà nascere una nuova classe dirigente del calcio».
Il boom del calcio femminile in Italia, sulla scorta dei risultati super della Nazionale al Mondiale, la stupisce?
«No. Da segretario generale della Figc avevo vissuto i prima persona gli albori di questa rinascita. Abbiamo varato un piano triennale, poi diventato di sei anni e che finirà nel 2021, che aveva un obiettivo ambizioso: far decollare un movimento che faticava a prendere piede anche per mancanza di una vera cultura sportiva nel nostro Paese. Queste ragazze, il gruppo granitico che hanno formato, non mi hanno stupito perché ho assistito, nelle grandi difficoltà, alla nascita di quel gruppo. E nelle difficoltà la coesione è maggiore, poi i risultati arrivano di conseguenza. Non sono stupito, sono affascinato ed emozionato da quello che stanno facendo queste ragazze, capaci, a suon di ascolti tv alle stelle, di dare un calcio ai pregiudizi»
E 3,5 milioni di spettatori davanti alla tv l’altro giorno...
«Pensi che un paio di anni fa facevamo fatica a far trasmettere alla Rai su Raisport una partita della Nazionale. Adesso queste magnifiche ragazze vanno in diretta tv in prima serata su RaiUno. Il lavoro iniziato dal 2015, anche con l’aiuto dei club, sta cominciando a pagare, anche se prima di arrivare a livello di super nazioni come Francia, Germania, Svezia o Inghilterra ci vorrà del tempo».
Vicepresidente, che effetto le ha fatto Totti in diretta tv che annuncia l’addio alla Roma?
«Un tempo a reti unificate si trasmettevano i discorsi del Presidente della Repubblica...vuol dire che il calcio è ancora passione, la cosa più bella».
Il 30 si giocherà la finale a Udine. Come se la immagina?
«Un grande spettacolo, ci sono 7-8 nazionali che possono arrivare in finale. Comunque vada sarà un successo. E per Udine, in una notte sola, l’esame di laurea e la partenza per altri traguardi ambiziosi». —
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