Così cambia l'Udinese di Cioffi
«Il modulo qui non è mai stato toccato, non sarò io a farlo». Ma poi il tecnico fiorentino spiega che «nell’interpretazione qualcosa si può fare». Forse rifendosi al ruolo di Samardzic

UDINE. «Il modulo non è mai stato cambiato in vent’anni e non sarò io il primo a farlo», firmato Gabriele Cioffi. La conferma sul 3-5-2 è arrivata, a stretto giro di posta, in occasione della presentazione ufficiale del tecnico fiorentino allo stadio Friuli.
Insomma, dopo neppure 24 ore di ipotesi, riflessioni e studi (più o meno approfonditi), il diretto interessato ha spiegato che proseguirà – dal punto di vista tattico – sulla falsariga del lavoro di Andrea Sottil che non aveva mai abbandonato il “canovaccio biaconero”, una sorta di comadamento biblico per chi prende le redini dell’Udinese.
Dalla seconda era Guidolin (tra il 2010 e il 2014), da queste parti si è giocato sempre con il 3-5-2, se si esclude l’apparizione dello spagnolo Julio Velazquez che cominciò con la difesa “a 4” , per poi giocarsi il posto – ironia della sorte – con il Sacro Graal.
Si dirà: dopo il “Guido” non è che l’Udinese abbia ottenuto dei risultati strabilianti, tutt’altro, non è mai finita nella prima parte della classifica da più di dieci anni , ma per la società il 3-5-2 rappresenta una sorta di assicurazione, un modulo cauto, ma allo stesso tempo capace di garantire delle impennate di rendimento che possono assicurare, contemporaneamente, una tranquilla salvezza e il lancio dei giocatori di talento.
Può essere vero, in definitiva la Juventus per anni ha dominato il nostro calcio con quel modulo e ora l’Inter è in assoluto la formazione più quadrata e competitiva, anche, anche in campo europeo, sulle ali del 3-5-2. Ma a livello di qualità è indubbio che debbano esserci degli interpreti di spessore sulle fasce – i famosi “quinti”, direbbero a Coverciano – e in attacco.
Prendiamo l’Udinese ereditata da Cioffi nel dicembre 2021, nella prima gara, quando sfidò il Milan a San Siro e pareggiò 1-1: Molina a destra, Udogie a sinistra, Deulofeu e Beto davanti. Adesso, con il numero 10 in infermeria a tempo indeterminato, non ha nessuno di questi quattro a disposizione in vista di Monza.
Che cosa può inventarsi? «Non cambierò a livello tattico, ma nell’interpretazione del modulo sì, qualcosa si può fare». Con Lazar Samardzic, per esempio: il serbo potrebbe partire dalla posizione di interno destro per poi affiancare Florian Thauvin (o chi per lui) a ridosso del centravanti. Che potrebbe essere ben presto anche Keinan Davis: «Lo conosco bene, l’ho visto all’Aston Villa, l’ho seguito al Nottingham e al Watford».
Nelle prime ore di mandato l’ha messo alla prova in allenamento. Nonostante il recente infortunio. E poi c’è Pereyra. Mezzala, trequartista, magari anche esterno destro: «Ci devo ancora parlare». Il 3-5-2 può cambiare nell’interpretazione anche lì.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








