Per coach Vertemati 100 panchine e mille giorni di Apu
Il tecnico a Venezia ha fatto cifra tonda a Udine: «Il momento più bello è il giorno della promozione in A»

Cento panchine e mille giorni per Adriano Vertemati a Udine. Il matrimonio fra il tecnico e la società bianconera ha raggiunto una doppia ricorrenza importante, significativa di una crescita costante della squadra.
Vertemati, qual è stato il più bello di questi mille giorni bianconeri?
«Quello della promozione, indimenticabile. Era il 13 aprile 2025 e il giorno dopo era il mio compleanno».
Ci racconta un aneddoto?
«Dopo la partita non vedevo l’ora di andare a casa, ero stanco emotivamente: l’ultimo mese era stato pesante, non si poteva sbagliare nulla. Poi andai a mangiare una cotoletta e trovai il presidente Pedone e Maiorana».
Il giorno più brutto?
«Fatico a trovarne uno davvero brutto. Ci sono stati inciampi e momenti amari: nel primo anno l’infortunio di Clark, nel secondo il derby perso a Cividale, quest’anno la squalifica di Hickey e la sconfitta di Milano. Episodi, ma non un giorno particolarmente brutto».
Quale invece la più bella di queste cento partite?
«Ne cito una per ogni stagione. Nella prima la vittoria casalinga di trenta punti contro la Fortitudo, fummo perfetti. Nella seconda il successo promozione contro Rimini non ha eguali. Quest’anno la vittoria a Tortona».
La partita che rigiocherebbe, se potesse?
«Quella persa in casa contro Forlì, nel primo anno. Potevamo qualificarci alle Final Four di Coppa Italia, la rigiocherei per una questione tecnico-tattica. Quest’anno ho pochi rimpianti, non avrebbe senso dire che vorrei rigiocare gare decise da episodi. Con un pizzico di presunzione affermo che abbiamo quasi sempre azzeccato il piano gara».
Come procede la crescita del progetto Apu?
«Quando sono arrivato siamo partiti ex novo. Ogni anno abbiamo fatto un passo avanti. Credo si possa dire che questa è l’Apu più forte di sempre. Si migliora stagione dopo stagione, imparando dal vissuto del campionato precedente».
Dove si può arrivare?
«Quest’anno è ancora tutto da conquistare, ma l’Apu sta crescendo. L’ulteriore upgrade passa da un impianto più grande, che garantisca maggiori introiti. Sono fiducioso, questo è un club serio e credo che in futuro si possa consolidare in serie A, essere un cliente fisso ai play-off e magari fare una coppa europea. Senza fare passi più lunghi della gamba».
Quanta gratitudine c’è nel rapporto coi suoi giocatori?
«Io sono grato verso tutti, anche chi non è più qui. Dal mio primo giorno qua ci sono tre giocatori (Alibegovic, Da Ros e Ikangi) con cui credo ci sia gratitudine reciproca. In una squadra va sottolineata l’importanza degli equilibri, e non è solo un fatto di capacità tecniche, ma di una serie di cose per tenere unito il gruppo. Si chiama cultura del lavoro. La gente lo ha capito, c’è grande commistione fra squadra e pubblico».
Come sta l’Apu a sette partite dalla fine della regular season?
«Siamo pronti per il rush finale. Stiamo recuperando Bendzius e fra poco riavremo Hickey. La coesistenza con Christon? Crediamo che nel basket moderno si debba giocare con due trattatori di palla. Lo facciamo con Christon e Calzavara, lo faremo anche col rientro di Tony».
Una nota dolente è il rendimento insufficiente di alcuni stranieri, infatti Brewton e Zoriks sono già andati via.
«La storia degli ultimi dieci anni in A dice che tutti cambiano stranieri in corsa, lo fa anche Milano. L’importante è far funzionare le cose. Noi all’inizio eravamo convinti che sarebbe bastato un solo aggiustamento».
Lo scarso minutaggio di Dawkins?
«Lui è uno dei migliori giocatori che ho allenato per serietà e professionalità. Però in campo si fanno le cose che funzionano, questa squadra ha una sua identità. Non bisogna guardare il tabellino, ci sono equilibri da rispettare».
Lei è da poco entrato a far parte dello staff tecnico della Nazionale. Quanto merito ha l’Apu?
«Molto. Se non ti metti in luce, è difficile essere considerati».
In vista del rush finale, a che obiettivo guardate?
«Bisogna salvarsi. Vogliamo farlo vincendo, non perché perdono gli altri. Ai play-off non ci pensiamo, però se vinciamo le prossime partite ne riparliamo volentieri». —
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








