Carnevale sfoglia il diario e racconta Marino: «Autorevole e autoritario, il top per l’Udinese»

Il capo degli osservatori e il dt si conoscono da 40 anni e oltre che in Friuli hanno lavorato assieme anche ad Avellino, Napoli, Roma e Pescara 
Udine 13 Giugno 2019. Presentazione nuovo Direttore Udinese Calcio Pierpaolo Marino. © Foto Petrussi
Udine 13 Giugno 2019. Presentazione nuovo Direttore Udinese Calcio Pierpaolo Marino. © Foto Petrussi

L’intervista

Massimo Meroi

«Vi racconto Pierpaolo Marino». Andrea Carnevale, capo degli osservatori dell’Udinese, è l’uomo che meglio di tutti conosce il nuovo responsabile dell’area tecnica bianconera. La prima volta si incrociarono più di quarant’anni fa ad Avellino dove Marino cominciava la sua carriera da segretario del club irpino e Carnevale era un ragazzo di diciotto anni che cullava il sogno di arrivare ai massimi livelli. Ufficialmente dal primo luglio i due torneranno a lavorare insieme, in quello che è l’ennesimo capitolo di una storia lunga e particolare.

Carnevale, ci racconta il suo primo incontro con Pierpaolo Marino?

«Stagione ’78-’79, giocavo nel Latina e fu Marino che mi portò all’Avellino. Era un giovanissimo dirigente al quale il presidente Scibilia aveva dato importanti responsabilità nel club. Onestamente non ricordo il nostro primo colloquio, però l’arrivo in un club che giocava in serie A fu una svolta importante per la mia carriera».

Lei all’Avellino rimase per due stagioni.

«Sì. La prima coincise con il dramma del terremoto. Fu un anno particolare visto quello che accadde e tutto quello che ne conseguì per la comunità».

Che effetto le faceva un dirigente così giovane che in poco tempo aveva preso in mano il mercato dell’Avellino?

«Confesso che Marino mi prese subito in simpatia. Mi bastava uno sguardo per capire cosa pensava. Tra di noi è nato subito un bel feeling e la storia poi lo ha confermato: abbiamo lavorato assieme all’Avellino, ma anche al Napoli, al Pescara, alla Roma e all’Udinese. Evidentemente non si tratta di una coincidenza».

Nel biennio ’84-’86 lei indossa la maglia dell’Udinese. Poi arriva la chiamata del Napoli dove il ds era proprio Marino.

«Quello è stato il salto più grande della mia carriera. Passavo da una società di provincia a un club che pensava in grande, che voleva puntare allo scudetto. Napoli è una piazza particolare, la presenza di Marino fu una guida molto preziosa per me. Ricordo che gestì tutte le situazioni che mi riguardavano».

Da calciatore la portò alla Roma, ma l’incontro più imprevisto fu a Pescara.

«Io ero all’Udinese, ma la serie A non era più la mia categoria, facevo fatica. Dissi a Gianpaolo Pozzo che avevo un’offerta in B e che mi lasciasse andare anche perchè potevo avvicinarmi a Roma. Mi accontentò. Arrivai che il Pescara era ultimo in classifica, a fine stagione ci salvammo. Segnai 15 gol con la sigaretta in bocca. Una bella soddisfazione».

Nel 2003 Marino la chiama a Udine per fare l’osservatore.

«Era un momento particolare della mia vita, avevo avuto dei problemi e Marino si confermò una persona speciale per me. Gli devo tanto, ho avuto la possibilità di cominciare una nuova carriera. Lui e la famiglia Pozzo nel momento del bisogno ci sono sempre stati per il sottoscritto».

Bertotto ha detto che Marino è il CR7 dei dirigenti.

«Condivido al cento per cento».

Lei che lo conosce bene cos’ha di particolare?

«Al di là dell’esperienza che ha accumulato nel tempo e delle competenze assolute, Marino è sempre stato autorevole e al tempo stesso autoritario. Sa usare bene la sua intelligenza, quando parla può metterti soggezione e la cosa non è da buttare via quando deve rivolgersi a uno spogliatoio. È l’uomo giusto per l’Udinese».

Provocazione: Marino è bravissimo nel suo ruolo, ma non va in campo a segnare gol...

«Eh lo so. Bisogna trovare un attaccante che completi il reparto. Io non sono infallibile però mi sbilancio e dico che se starà bene e sarà supportato dalla squadra Teodorczyk si dimostrerà un grande attaccante».

Perica, Bajic, Vizeu sono costati 5 milioni l’uno. Non era meglio acquistare un solo attaccante da 10 milioni?

«Sì, ma con le quotazioni che girano è sempre più difficile fare mercato per noi. Falcinelli la scorsa estate avremmo dovuto pagarlo 12 milioni. Li vale?».

C’è sempre Lasagna in rampa di lancio.

«La prossima deve essere la sua stagione. Kevin è troppo buono, deve diventare più cattivo in campo. Quando penso a lui penso anche a Pavoletti che è esploso negli ultimi quattro anni. Lui non è da meno, e quando sbaglia un gol non deve abbassare la testa».

Carnevale, con la promozione in A di Brescia, Lecce e Verona il prossimo campionato sarà ancora più difficile nella zona retrocessione. Concorda?

«Vero, ma io sostengo che la squadra dello scorso anno era buona e se riusciamo a ritoccarla dove serve e non incappiamo in tanti infortuni possiamo fare una buona stagione». —

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