Carlo Tavecchio: «Onoreremo le vittime e la paura non ci batterà»

UDINE. L’Italia contro la Spagna, la rivincita dell’Europeo, a Udine città che presenterà al mondo il nuovo stadio gioiello. Calcio d’autore, pienone, passione, felicità. No. Il terrore regna di nuovo in Europa. Questa volta a Bruxelles.
Lo spettacolo deve andare avanti, è la legge dello sport, la legge della vita. E il calcio, lo sport dei cittadini d’Europa, colpiti al cuore, deve presentare il lato migliore di sè: quello dell’aggregazione.
Presidente Tavecchio, domani c’è Italia-Spagna, doveva essere una festa tra 5 Coppe del mondo in campo in uno stadio modello, i fatti di Bruxelles però ancora una volta mettono lo sport, il calcio all’angolo...
«Quanto accaduto a Bruxelles è drammatico e coinvolge tutti i cittadini europei. Il mondo del calcio non è avulso dalla società civile e farà quanto possibile per onorare le vittime, ma lo sport a tutti i livelli, se praticato in sicurezza, aiuta a non far vincere la paura e a difendere la libertà di ognuno. Seguiamo con attenzione l’evoluzione della situazione internazionale e ci affidiamo con fiducia alle istituzioni competenti che ci diranno come dovremo comportarci una volta in Francia».
Parliamo di calcio: con la Juve e la Lazio sono uscite le ultime italiane dalle Coppe. Il ranking Uefa piange e la quarta squadra in Champions si allontana... I fatturati delle principali squadre europee sono nettamente superiori ai nostri. Come si può ovviare?
«Un sorteggio sfortunato, soprattutto in Champions League, ci ha condannato oltremodo, ma non dimentichiamoci che l’anno scorso abbiamo avuto una squadra finalista (la Juventus) e una semifinalista (il Napoli in Europa League). A mio avviso, l’unica strada per tornare stabilmente nelle prime posizioni del calcio europeo, se non arrivano investimenti arabi, russi o cinesi, è quella del risanamento dei conti e della programmazione. È un percorso più lungo ma sicuramente più stabile e duraturo».
Lei ha avviato sul territorio un rafforzamento dei centri federali: l’obiettivo è reclutare i futuri campioni. È questa la strada da seguire?
«La Federazione ha le idee chiare e vuole riacquisire la centralità perduta nel corso degli anni all’interno del sistema calcistico nazionale. La Figc detta le regole e ha iniziato a investire in maniera cospicua per il miglioramento della qualità dei nostri vivai. Siamo convinti che, assieme ad altre iniziative intraprese, questa in particolare ha un valore straordinario perché si è rimesso il calcio giocato, quello dei giovani, al centro del progetto federale».
La Spagna campione del Mondo e d’Europa era figlia di un modello (quello della Liga) con tesseramenti extracomunitari liberi e le famose “Squadre B” a fare da vivaio per i grandi club; in Germania, trionfatrice nel Mondiale del 2014, ci sono sì i centri federali, ma anche le seconde e addirittura terze squadre di un club. Noi invece proponiamo un campionato Primavera al limite del patetico: perché non è partito da qui, da una vera riforma?
«Perché la priorità dei nostri interventi è stata riservata agli aspetti economici e di bilancio dei club. E poi sull’argomento prima esisteva un veto esplicito da parte della Lega Pro, campionato nel quale si vogliono far giocare le seconde squadre, mentre adesso la situazione è cambiata e si è iniziato a discutere senza alcun pregiudizio. Certo è che la peculiarità del nostro calcio non va dispersa: ad eccezione dell’Inghilterra, infatti, in Spagna, Francia e Germania non c’è un campionato tanto appassionante e combattuto come il nostro e questo vale anche per le categorie inferiori nelle quali si rispecchiano tante comunità. Infine, come Figc ci tengo a rimarcare che abbiamo appena riformato i campionati giovanili under 15 e under 17, che aumenteranno sicuramente il livello qualitativo (la Primavera è organizzata direttamente dalla Lega Serie A, ndr)».
Calcio e tifo: due domeniche fa a Udine ha criticato molto il comportamento dell’Udinese sotto la curva... ci può spiegare meglio il suo punto di vista?
«Abbiamo varato delle norme per impedire il ripetersi di comportamenti collettivi fortemente diseducativi, che danneggiano l’immagine del calcio italiano e, alcune volte, anche la dignità della persona. A tutela della Società ma anche degli stessi tifosi, che a Udine si sono sempre contraddistinti per la loro correttezza, tali episodi non devono più accadere: il saluto al pubblico non può diventare una sorta di regolamento di conti, i calciatori non devono sostare sotto le curve in situazioni di particolare tensione».
Capitolo Nazionale: il ct ha annunciato il suo addio, l’Europeo è alle porte. Realisticamente qual è il nostro obiettivo in Francia?
«Sono convinto che faremo bene. Non sarà facile ma se riusciremo a creare un gruppo coeso, come lo è stato durante le Qualificazioni, colmeremo il gap tecnico che oggettivamente ci divide dalle Nazionali top: ricordiamoci sempre che siamo l’Italia e che quando si veste la maglia azzurra bisogna dare il 110%».
Il mitico Bearzot, Dino Zoff prima campione poi anche ct: e se dal Friuli arrivasse il terzo ct azzurro? Capello, però pare essersi tirato fuori...
«Capello è un ottimo allenatore ed è per questo che lo hanno più volte accostato alla panchina azzurra, ma al momento non ho contattato nessuno e trovo prematuro parlare della nuova scelta. Giochiamo queste due amichevoli di grande prestigio, poi ci sarà tempo per fare tutto con serietà, nell’interesse della Nazionale».
La Nazionale arriva a Udine, in uno stadio modello. Pozzo è stato testardo ma ha raggiunto l’obiettivo...
«Il ritorno della Nazionale a Udine è stata una mia espressa richiesta, per festeggiare la città e il suo territorio, ma anche per sottolineare la lungimirante strategia manageriale della famiglia Pozzo. L’inaugurazione del nuovo stadio Friuli rappresenta un momento di svolta nel calcio italiano, perché si è dimostrato coi fatti, grazie anche alla sinergia con le istituzioni locali, che ci si può dotare di un impianto moderno con un investimento sostenibile».
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