Buon compleanno Udinese - Foto e Video

La società bianconera compie 120 anni. La festa allo stadio Friuli. Gli auguri via social. La lettera di Pozzo. Zico: «Il mio augurio bianconero? Lottare un giorno per lo scudetto». Sensini: «Le emozioni in campo, ma anche i tanti amici friulani»

UDINE. Buon compleanno Udinese: la società bianconera compie proprio oggi 120 anni.

E oggi alle 19 scocca alle 19 l’ora per fare gli auguri all’Udinese attraverso i social network.

Ma la festa per ricordare inizierà alle 17.45 allo stadio Friuli con l’apertura dei cancelli della Curva nord che accoglierà tutti i tifosi friulani e l’intera rosa dell’Udinese, mister Delneri in testa.

I partecipanti potranno approfittare per scattare foto e selfie con i propri beniamini e quindi postare tutto alle 19 in punto con l’hashtag #Udinese 120, taggando i social ufficiali Udinese Calcio 1896 su Facebook, @udinese_1896 su Twitter e udinesecalcio su Instagram.

All’appuntamento parteciperanno anche i Fogolârs Furlans che, contattati dall’ente Friuli nel Mondo, hanno già in massa dato la propria adesione.

La serata sarà solo un assaggio della festa di lunedì 5 allo stadio in occasione del match con il Bologna.

Ma ecco il saluto e l’augurio di Gianpaolo Pozzo, patron dell’Udinese:

Sarebbe bello che i padri fondatori dell’Udinese potessero apprezzare la grandezza del loro gesto, di ciò che ci hanno consegnato e tramandato negli anni. Di ciò che oggi festeggiamo con orgoglio. Sono sicuro che sarebbero fieri.

Come lo sono io, e penso di interpretare il pensiero di ognuno di voi legato a questi colori e a ciò che essi rappresentano, al di là del calcio. Dalla passione di un gruppo di sportivi, determinati e convinti, è nata la nostra amata squadra. E con alla base i valori della passione, non poteva che essere una storia di successo.

Le cose col tempo cambiano, il calcio cambia, la nostra vita cambia. Ciò che in 120 anni non è cambiata è l’Udinese. Grazie a chi l’ha fondata, a chi ne ha garantito una vita così lunga, ma soprattutto a chi l’ama e l’ha amata.

Se siamo qui a soffiare sulle 120 candeline il merito è di noi friulani di ieri e di oggi, di un popolo che della sua squadra ne ha voluto fare un simbolo, un appiglio a cui aggrapparsi nei momenti duri che pure la nostra terra in tutti questi anni ha vissuto ma dai quali è sempre venuta fuori a testa alta.

L’Udinese è l’orgoglio di essere friulani, è il sentimento di unità e aggregazione, lo spirito di appartenenza. Questi sono i valori che hanno accompagnato il club dalla sua fondazione. Questo è quello che provo oggi. Sentimenti e stati d’animo che ho condiviso con la mia famiglia. Valori a cui ho deciso di dare continuità, lasciando ai miei figli Gino e Magda, dal 2014, tutta la responsabilità della gestione del club.

È questa la vittoria più importante: l’Udinese è diventata il simbolo di una terra, ne rappresenta il modo di essere e vivere di noi friulani.

Sarebbe un grave errore, infatti, misurare il successo del nostro club solo con i risultati sportivi, che pure ha ottenuto commisurati alla propria dimensione e spesso andando oltre.

Il significato della parola successo è molto più alto se parliamo di Udinese e non c’è scudetto, coppa o impresa che avrebbe potuto assicurare ai “primi bianconeri d’Italia” un prestigio così duraturo.

Un significato sempre vivo e presente in ogni friulano, sportivo e non, che si traduce in queste poche ma iconiche parole: la passion e je la nestre fuarce. L’Udinese e je la nestre fuarce.

Auguri Udin!

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Cinque domande di Massimo Meroi ad Arthur Antunes de Coimbra, detto Zico, il più grande calciatore straniero della storia dell’Udinese.

Galinho, il ricordo del suo arrivo in Friuli?

«È stato un giorno indescrivibile, tutta la gente in aereoporto, l’accoglienza in piazza, la sfilata sull’auto d’epoca sono momenti a cui sarò eternamente grato ai friulani. Per questo, ogni volta che io entravo in campo, ricordavo questi particolari cercando di dare il meglio di me per questa gente».

La partita che più ricorda? I tifosi quella con la Roma...

«Anch’io. I giallorossi erano fortissimi, l’Udinese non vinceva da diversi anni contro di loro. Questa partita resterà impressa nella mia memoria per sempre e in quell’occasione feci uno dei gol più belli della mia carriera».

Nella “piccola” Udinese ha giocato uno dei più grandi calciatori del mondo. Si rende conto di quanto è stato importante per i friulani?

«Sì, e infatti ovunque io mi trovi nel mondo arriva sempre un italiano che mi parla di Udine e dell’Udinese e sono felice di contribuire affinchè Udine sia conosciuta in tutto il mondo».

L’Udinese compie 120 anni. Cosa le augura?

«Spero che la società non si limiti all’acquisto di buoni giocatori per poi venderli e realizzare profitti (anche se posso capire che questo permette la sopravvivenza di un club come l’Udinese), ma un giorno di formare una grande squadra che lotti per lo scudetto».

Quando tornerà in Friuli?

«La nostra vita di allenatori non sempre permette di fare programmi. Udine è una città che avrei sempre piacere di visitare, gli amici del club “Arthur Zico” mi dicono spesso di tornare. Spero di poter esaudire il loro desiderio il prossimo anno per rivedervi tutti e commemorare con voi i 120 anni della mia Udinese. Mandi a tutti».

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Sono sei invece le domande a Roberto Nestor Sensini: lo straniero più longevo della storia dell’Udinese.

L’argentino ha indossato la maglia bianconera dal 1989 al 1993 e dal 2003 al 2006 mettendo assieme 240 presenze e 15 gol.

Sensini, quando sente il nome Udinese la prima parola che le viene in mente è...

«Grazie. Devo molto a questa società che mi ha fatto cominciare e chiudere la mia carriera di calciatore in Italia. L’Udinese mi ha dato tanto. Mi avrebbe fatto piacere essere lunedì al Friuli per la festa ma non mi è onestamente possibile».

Il primo ricordo che le viene in mente?

«Il primo giorno quando arrivai Là di Moret e non conoscevo nessuno, ma anche il giorno della retrocessione. Noi eravamo abbattuti, all’esterno dello stadio trovammo i tifosi che ci consolavano. Io e Balbo non credevamo ai nostri occhi. E poi la salvezza nello spareggio di Bologna con il Brescia».

Le soddisfazioni sportive migliori sono arrivate nella sua seconda esperienza.

«Sì, in quegli anni abbiamo vinto tante partite e siamo sempre arrivati in Europa. Io di fatto ho chiuso da calciatore con l’Udinese in Champions League».

Poi l’Udinese le ha aperto anche la carriera di allenatore. Una scelta che rifarebbe?

«In quel momento ragionai con il cuore più che con la testa. È una scelta che ho fatto e della quale non mi pento».

L’Udinese compie 120 anni. Cosa augura al club bianconero?

«Lunga vita in serie A e lo possibilità di togliersi ciclicamente qualche soddisfazione in più centrando qualificazioni europee. Per un club del potenziale dell’Udinese è come vincere lo scudetto».

Quando verrà in Friuli?

«Prima o poi arrivo state tranquilli. Sapete qual è la cosa più bella? Che al di là del calcio a Udine ho lasciato tanti amici. Anche per questo tornarci è sempre un’emozione».

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