Basket, il ko del derby mette a nudo l’Apu

La sberla subìta ultimo segnale: l’Old Wild West nel girone di ritorno è peggiorata. Ora bisogna tornare a vincere per salvarsi senza aspettare le disgrazie altrui

 

Giuseppe Pisano
La delusione dell’Apu a fine partita Foto Petrussi
La delusione dell’Apu a fine partita Foto Petrussi

La sberla subita nel derby fa male. Non mette a repentaglio la permanenza in serie A, visti gli scivoloni di Sassari e Treviso, ma serve a guardare in faccia la realtà di un girone di ritorno deficitario, seppur nobilitato dalla storica vittoria su Milano.

Trieste non vinceva a Udine da 23 anni e in questa stagione ha vinto entrambi i derby, proprio come nel 2002/2003: domenica pomeriggio ha messo a nudo le difficoltà attuali del team bianconero, che proviamo ad analizzare.

Stato di forma

Una sola vittoria negli ultimi due mesi certifica il momento complicato attraversato dagli uomini di Vertemati. Dagli 81 punti subiti di media nel girone d’andata si è passati agli 87 del ritorno, giusto per citare un dato. Non c’è un crollo fisico evidente, ma la sensazione è che manchi brillantezza: Alibegovic si è allenato poco nelle ultime due settimane, fra mal di schiena e intossicazione alimentare, così come Christon che ha i suoi acciacchi. Sono pedine chiave, hanno tirato la carretta per tutta la stagione (27 minuti di utilizzo medio per il capitano, 30 per l’ex Nba) e sono entrambi ultratrentenni. Nel roster udinese, tolti i due under, soltanto Calzavara è sotto i 30 anni: a metà aprile è fisiologico qualche scricchiolio. Per la prossima stagione, probabilmente è il caso di abbassare l’età media del gruppo.

Problema stranieri

Proprio perché il gruppo di italiani (quattro) ha tenuto su la squadra per tutto l’anno, sarebbe legittimo attendersi un maggior apporto dai sei stranieri in rosa. Christon e Mekowulu sono gli unici che offrono garanzie, gli altri (chi più, chi meno) sono altalenanti: contro Trieste Hickey, Dawkins, Bendzius e Spencer hanno realizzato 12 punti in quattro, una miseria.

Niente di nuovo, è tutto l’anno che viene posto l’accento sull’inadeguatezza del pacchetto stranieri alla massima categoria. Hickey ha le sue attenuanti, era al rientro dopo quattro mesi di stop, ma non bisogna dimenticare le meteore Brewton e Zoriks.

Fra un paio di mesi sarà già ora di lavorare sul mercato per la prossima stagione, i tanti flop stranieri di quest’anno siano da monito.

Calendaruio duro

Non deve essere un alibi, tantomeno di fronte a una sconfitta casalinga di 19 punti, ma dietro al girone di ritorno deficitario di Udine c’è anche un calendario difficile, esattamente come all’andata.

Nonostante si sia passati da alcune stagioni al calendario asimmetrico. Il ritornello “l’Apu se la gioca con tutti” ci può stare, ma è un dato di fatto che contro le prime sette in classifica i bianconeri hanno conquistato 4 dei 28 punti a disposizione.

Contro le altre sette, quindi da Varese in giù, il bottino è stato finora di 14 punti su 20. In quello che è il “suo” campionato, Udine ha costruito quella salvezza ormai a portata di mano. Ora ci sono da giocare quattro gare proprio contro le pari grado: Treviso, Cantù, Trento e Napoli.

Non è il caso di fare tabelle, ma serve ancora qualche vittoria per non dover passare l’estate a sentirsi dire “l’Apu si è salvata più per demeriti altrui che per meriti propri”.

Giusto per essere chiari: sarebbe decisamente più entusiasmante celebrare la salvezza matematica vincendo sabato sera a Treviso che farlo domenica pomeriggio in caso di sconfitta di Sassari contro Venezia. —

 

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