Aura Muzzo insegue il sogno iridato in Irlanda
La ventenne di Zoppola sarà l’unica atleta a rappresentare la regione con la nazionale dal 9 agosto

PORDENONE. L’ultimo raduno ha dato l’esito che ci si aspettava: tra le 28 convocate in maglia azzurra per i mondiali femminili di rugby che domani partiranno per l’Irlanda, dove dal 9 agosto inizieranno le gare iridate, c’è anche la pordenonese Aura Muzzo.
Vent’anni appena compiuti, la giovanissima atleta del Pordenone rugby ha vissuto con ansia ma anche con tanta fiducia l’attesa di ricevere la convocazione definitiva e si è presentata carica d’entusiasmo al raduno pre-mondiale di Tirrenia.
Aura c’è: la trequarti pordenonese parteciperà in qualità di esordiente, l’unica in un gruppo che vanta molte giocatrici esperte.
Ma chi è Aura Muzzo? Classe 1997, Aura è tesserata col Pordenone rugby, squadra con cui ha ben figurato nella coppa Italia di rugby a 7, vincendo il titolo regionale ed accedendo alle finali nazionali. Ma la vetrina pordenonese non è stata l’unica: mentre nel rugby a 7 vestiva la maglia naoniana, Aura militava in serie A nel campionato a 15 col Villorba, per effetto della collaborazione tra i club. Un doppio regime, questo, che ha consentito all’atleta di San Vito al Tagliamento oggi residente a Zoppola coi genitori e la sorella, di mettersi in luce ed entrare nella corte del ct Andrea Di Giandomenico.
Nella vita “civile”, Aura studia Scienze motorie a Gemona, dove ha appena chiuso il primo anno: «La mia prima convocazione è arrivata per il Seven Women’s grand prix series – ha detto l’atleta – un torneo internazionale seven. Ricordo come fosse oggi il momento in cui è arrivata l’e-mail di convocazione: era giovedì 8 giugno, mi trovavo all’università, in fila per la mensa. Appena letta l’e-mail ero emozionatissima, agitata ma felice. Poi ho vestito la maglia della Nazionale a Brive, in Francia (dove ha segnato una meta,
ndr
) e a Kazan in Russia».
Cosa risponde a chi dice che il rugby è violento? «Non posso negare che il rugby sia uno sport duro, ma non lo definirei violento: semplicemente, si placca e c’è contatto fisico. Fa parte del gioco ed è una delle cose più belle da fare. Sì, penso proprio di essermi innamorata di questo sport anche per questo».
E a chi afferma che il rugby è “poco femminile”? «Penso sia un luogo comune: il rugby non è altro che uno sport e noi ne siamo la versione femminile. Anche una sportiva può essere femminile». Giovane, bella e con le idee chiare. In più, le piace placcare: bulletti di periferia, siete avvisati...
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