L’Apu si arrende a Trento ma vince nel ricordo: omaggio alla formazione juniores campione d’Italia 1976

L’Old Wild West perde 69-76 al Carnera, adesso lo sguardo va rivolto al futuro. 

Antonio Simeoli

L’Old Wild West perde 69-76 in casa con Trento, la partita era ininfluente per la classifica dei friulani salvi da un pezzo e così la serata di domenica 3 maggio sarà ricordata per altro. Sì, perché al Carnera era tempo di ricordi, 50 anni dopo, il terremoto e la rinascita del Friuli si sono celebrati (bene) anche qui.

In campo poco prima del match sono apparsi gli eroi del professor-coach Flavio Pressacco e del suo vice Giancarlo Dose. Loro attraversarono l’emergenza e avviarono la rinascita nella settimana dopo le scosse del 6 maggio volendo con forza andare in Piemonte a onorare il loro impegno e tornando a casa campioni d’Italia juniores.

A lato facevano riscaldamento i ragazzi dell’Apu, vengono dagli Usa, dalla Lituania, dalla Nigeria, dall’Italia, li unisce una maglia celebrativa. L’orgoglio di come la portavano capitan Alibegovic e Hickey nelle foto della vigilia vuol dire molto dello spirito di questa squadra.

Dopo il minuto di silenzio per onorare la memoria di Alex Zanardi ecco la partita. Trento può ancora sperare nei play-off, Udine non più. Ancora senza Alibegovic la squadra di coach Vertemati, all’ultima in casa, vuole provare a regalare un altro sorriso ai suoi tifosi. Ma il serbatoio, di testa e di gambe, degli ospiti è ancora bello pieno e il 2-13 con cui iniziano la partita è eloquente.

Ha atletismo, punti nelle mani, organizzazione Trento, la cui storia recente dice che è un modello da imitare, o almeno provare a farlo. Vero, coach Cancellieri (uno bravo) è in uscita, qualcosa all’ombra del Bondone non è andato come doveva, ma non batti a domicilio la Reyer nello spareggio di Eurocup a caso. A fine primo quarto l’Aquila naviga in acque placide: 15-27. Se Udine difende così tempeste non se ne vedono all’orizzonte.

La gente canta, incita, con partite come quella dell’andata tra Natale e Capodanno l’Apu si è guadagnata un altro anno in serie A, poi il calo c’è stato, evidente, bisognerà solo ripartire con nuovo slancio. Come fanno il neopapà Dawkins (quando è in fiducia è un gran bel tiratore), Calzavara e Bendzius elettrici. Insomma, l’Apu dimostra di averne di benzina. E diverte, una tripla in transizione di Hickey esalta. Va all’intervallo avanti solo 44-43 perché si mangia un bel gruzzoletto nell’ultimo minuto e concede ai rivali 11 rimbalzi in attacco, un’enormità.

Si riparte col domandone: Hickey voi lo terreste? Certo, dipende dagli italiani che hai, ma a quasi 34 anni gioca col fuoco negli occhi per questa squadra. Se non forza e trascina come ieri certo che deve restare. Nel frattempo arriva la notizia: Sinner vince anche a Madrid in 58 minuti battuto Zverev. E ne arriva un’altra: Trento con i suoi baldi giovani rimette la freccia, 54-56 a 4’ minuti dalla fine del quarto. Anche qui, solito ritornello, manca uno che abbia punti nelle mani al momento giusto quando l’attacco di Udine si inceppa e Christon ha le polveri bagnate. Dawkins? Tornato in panchina. “Questione di feeling” cantava Cocciante. Trento di gente dal canestro facile ne ha, Bayehe campeggia due volte sulla linea da tre e piazza sei punti di fila: 59-65 a fine terzo quarto.

Non c’è la difesa che vorrebbe Vertemati, a giocare a chi ne segna di più con Trento perdi sempre. “La gente come noi non molla mai”, canta la Gioventù Bianconera e l’Apu gli va dietro. Si gioca a briglia sciolta, con la leggerezza di chi non ha nulla da perdere. La gente si diverte, i giocatori si beccano i cori della curva. Ma se giochi a briglia sciolta con i talenti di Trento perdi. E Udine finisce per perdere.

Vedete cosa vuol dire avere atletismo e punti nelle mani in tutti i ruoli come quelli dell’Aquila. Serva da lezione, mica spendono tanto di più di Udine.

Applausi lo stesso, comunque, all’Apu. “Grazie ragazzi” cantano, tutti si alzano: per essere il primo anno in serie A è andata benone, con 6 vittorie in casa. Domenica si chiude a Napoli. La gente sfolla e comincia a chiedersi: che Apu vedremo a settembre. Calzavara deve fare il play titolare, Hickey può coprirgli le spalle, servono una guardia e un’ala con punti nelle mani. Christon? Avesse qualche anno in meno. Sui lunghi dipende, uno come Mekowulu (non quello di ieri) ci starebbe, ma pare chieda tanto per restare. Vedremo, la base è buona. Ma la Serie A l’ha dimostrato anche quest’anno: se sbagli più di una mossa rischi grosso.

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