A Udine dopo gli spari di Pieris, poi l’attacco di Coppi a Bartali

Mercoledì 13 maggio il Giro d’Italia che non c’è nella quinta tappa sarebbe dovuto arrivare alle pendici dell’Etna in Sicilia, traguardo nobile ma nemmeno paragonabile alla nobiltà della due giorni in Friuli del Giro d’Italia 1946. Una delle pagine più belle, intense, dell’ultracentenaria corsa rosa che spesso, come in questo caso, va oltre i confini dello sport.
Primo luglio 1946, la corsa deve arrivare da Rovigo a Trieste. A Rovigo, tra l’altro, aveva vinto Oreste Conte di Martignacco, che in quella corsa rosa si ripeterà altre due volte e nel 1948 vincerà anche nella volata di casa a Udine.
Luglio di solito è il momento del Tour, ma in quell’anno post bellico, con l’Europa che contava morti, orrori e distruzioni, solo l’Italia riuscì ad organizzare la sua corsa.
Un’Italia in ginocchio, rabberciata, anche divisa, un Paese che era diventato da un mese Repubblica e che cercava di rialzarsi anche grazie al ciclismo, proprio come era avvenuto al Giro del 1919. Verso Trieste, poco prima di Pieris, a Begliano, un fatto notissimo: il gruppo viene assaltato con sassate e anche un colpo di pistola che ferisce un poliziotto, da un gruppo di filo-jugoslavi che volevano impedire alla corsa di arrivare a Trieste, allora sotto il controllo alleato e che loro volevano diventare jugoslava.
Corsa neutralizzata, nessun vincitore dopo sei ore e la maggior parte dei corridori mandati negli alberghi di Udine da dove sarebbe partita la tappa dolomitica del giorno dopo. Solo il triestino Giordano Cottur con 16 coraggiosi arrivò a Trieste, tanto che la Gazzetta dello sport il giorno dopo entaficamente titolò “Trieste in maglia rosa”. Il 2 luglio, però, furono le strade della Carnia verso Auronzo ad essere teatro di un violento attacco di Fausto Coppi in maglia Bianchi alla maglia rosa Gino Bartali.
Era già considerato vecchio a 32 anni e una guerra passata il grande Gino, perderà da Coppi ad Auronzo e pure il giorno dopo a Bassano, ma vincerà il suo terzo Giro e due anni dopo si prenderà anche il secondo Tour. Ecco lo il Giro della rinascita, un po’ come vorrebbe esserlo quello di ottobre per cacciare questo maledetto virus.
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