In 97 minuti il bello e il brutto dell’Udinese: sblocca la gara, rimonta e torna in vantaggio nel recupero, ma con la Lazio finisce 3-3

Il pareggio all’Olimpico lascia tanti rimpianti alla squadra di Runjaic: il vantaggio di Ehizibue e la doppietta di Atta non bastano all’Olimpico

Pietro Oleotto
Il bianconero Arthur Atta in azione: suo il gol del 2-2 in casa della Lazio (foto Petrussi)
Il bianconero Arthur Atta in azione: suo il gol del 2-2 in casa della Lazio (foto Petrussi)

Tutte le facce dell’Udinese nei 97 minuti contro la Lazio, recupero compreso, quando si decide una partita prima noiosa, poi pazza, con quattro gol dall’80’ in poi per chiudere senza vinti nè vincitori.

Il vociferato piano B (come Buksa) di Runjaic per sostituire l’infortunato Davis diventa fin dall’inizio il piano G (come Gueye) che è la punta dell’icebarg di un un 3-4-2-1 che a tratti tende davvero al 3-4-3 per come Ekkelenkamp interpreta il ruolo sulla sinistra, spesso con i piedi sulla linea laterale, mentre a destra Zaniolo tende più ad accentrarsi per catalizzare il pallone. Gueye centravanti invece è davvero una sorta di progetto per il futuro, considerando che manca clamorosamente, dopo soli sette minuti, la conclusione al volo a pochi metri dalla linea di porta su traversone di Kamara, l’esterno mancino di centrocampo.

 

Già, il centrocampo: senza lo squalificato Karlstrom, indiscusso padrone in cabina di regia, mister Kosta inventa una mediana a due con Piotrowski e Atta, anche in questo caso un fuga in avanti, per capire se effettivamente può essere questo il futuro del francese, preferito allo scozzese Miller.

 

 

L’Udinese così strutturata si ritrova in vantaggio ben presto, cavalcando una sfuriata a cavallo del primo quarto d’ora. Prima un miracolo di Motta su Piotrowski, poi un destro di prima intenzione di Ehizibue che piega le mani al portiere della Lazio e si infila sotto il sette. Vantaggio meritato, ma l’interpretazione di partita placida che ti finisce, senza troppa fatica tra le mani, è decisamente deludente da parte della Zebretta.

 

 

 

Sotto ritmo, imprecisa, quasi collaborativa nei confronti degli avversari, evidentemente scarichi sotto il profilo dell’energia dopo la sbornia in Coppa Italia e qualla finale raggiunta che potrebbe dare un altro significato alla stagione biancoceleste. Il destino di quella bianconera, invece, è una promessa scritta sul ghiaccio, quei 50 punti da raggiungere che potrebbero “sciogliersi” sotto il sole delle prossime giornate. Succede così che a inizio ripresa l’Udinese si ritrovi a mollare la presa su un’azione di calcio d’angolo: il pallone, messo fuori area, si accomoda sul sinistro di Pellegrini che pesca un jolly che fa coppia con quello di Ehizibue, suo avversario diretto sulla fascia. Pareggio assoluto. Uno a uno anche in fatto di prodezze.

 

Runjaic cerca di rivitalizzare l’Udinese inserendo Miller per Piotrowski e, successivamente, Buksa per un acciaccato Ekkelenkamp (colpito su una caviglia da Lazzari), Sarri risponde con Isaksen per Cancellieri. E pesa prima questo cambio sull’economica delle occasioni. Parata di Okoye dopo un dribbling ubriacante su Solet. Poi rispondono Buksa e Zaniolo e sono due gol clamorosamente sbagliati a un passo dalla porta, soprattutto quello del numero 10. Non sbaglia invece l’eterno Pedro, entrato a inizio ripresa: il suo destro dal limite è una prodezza balistica che però non chiude il conto.

 

Negli ultimi dieci minuti, però, succede di tutto: Runjaic spedisce in campo anche Bayo che propizia il pareggio di Atta, pronto a raccogliere la respinta di Motta. È questo il vero ruolo di Atta, a ridosso dell’area. Tanto che nel recupero è lui che raccoglie un pallone dopo un corner e lo mette nel sacco.

 

 

Sembra il gol vittoria, festeggiato sotto lo spicchio di curva friulano. Sembra, perché l’Udinese è questa, alla 34ª giornata si può dire: genio e sregolatezza. Palo di Romagnoli e gol di Maldini: anche il ritorno contro la Lazio finisce in parità all’ultimo minuto.

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