Olimpiadi, il miracolo dei nostri quattro moschettieri

Senza i cavalli di Milan e Ganna ricostruire una squadra competitiva sarà arduo. I velodromi mancano, i problemi restano

Antonio Simeoli
Il quartetto italiano, medaglia di bronzo nel ciclismo inseguimento su pista (Foto Bettini/Petrussi)
Il quartetto italiano, medaglia di bronzo nel ciclismo inseguimento su pista (Foto Bettini/Petrussi)

In principio fu Elia Viviani, che s'affacciò al professionismo alla Liquigas 14 anni fa, con nel curriculum anche tanta pista. Nei velodromi non si andava forte dai tempi del padovano Silvio Martinello oro ad Atlanta '96. Nulla o quasi: quartetto dell'inseguimento da Chi l'ha visto?

Il veronese, che adesso proverà a salvare la spedizione azzurra conquistando un'altra medaglia nel suo Omnium, dimostrò, tra lo scetticismo generale, e a suon di vittorie, che fare pista faceva bene anche alla strada. Col ct Marco Villa ecco allora l'embrione del quartetto: Lamon, Consonni. Poi la pepita Filippo Ganna, primo mondiale nell'inseguimento vinto nel 2016. Ed ecco la scintilla: con Pippo il quartetto sale di livello.

Lamon lo fa decollare, Milan gli mette il turbo: il quartetto azzurro dell’inseguimento regala il bronzo all’Italia
Da sinistra il friulano Jonathan Milan, il veneto Francesco Lamon, Filippo Ganna e Simone Consonni sul podio con la medaglia di bronzo (foto Petrussi / Bettini)

In Italia c'è un velodromo coperto a Montichiari. In Danimarca, Francia. Gran Bretagna, Svizzera, Olanda, Germania, Australia, Nuova Zelanda ce ne sono a decine. Eppure quel quartetto funziona, l'esclusione dai Giochi di Rio 2016 causa doping della Russia, lo catapulta all'ultimo momento anche ai Giochi. Presi dalla spiaggia quei ragazzi finiscono quinti.

Arrivare ai margini del podio era già un successo, ma quando al Mondiale di Berlino nel 2020, pochi giorni prima del lockdown, sbarca il diamante grezzo ventenne friulano Milan, il livello sale ancora. Il quartetto punta ai vertici mondiali: bronzo immediato con vista sui Giochi di Tokyo. Il resto è storia recente. Quel trionfo è stato l'apice di un miracolo sportivo. Le medaglie mondiali arrivate dopo, l'onda lunga. Senza velodromi, con tre ragazzi che si dividono con le gare World Tour e rivali che invece si preparano tutto l'anno su pista e federazioni che programmano ogni step, è stato un miracolo all'italiana.

Tutti pazzi per Jonathan Milan, medaglia di bronzo a Parigi. Nonno Eligio: «Sono così orgoglioso di lui»
Festa grande al bar Da Ugo a Buja

Basta vedere i tempi fatti segnare da Danimarca, Australia e Gran Bretagna. In questi anni, e il Mondiale proprio a Saint Quentin due anni fa e ancor più quello di Glasgow la scorsa estate avevano fatto intuire gli scenari, la situazione è cambiata. Soprattutto per questo il bronzo è la bellissima chiusura di un cerchio. Senza i cavalli di Milan e Ganna ricostruire una squadra competitiva sarà arduo. I velodromi mancano, i problemi restano. Come resta nella storia del ciclismo il miracolo fatto dai nostri moschettieri

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto