Lisa Vittozzi, una campionessa che prende la sua forza da un piccolo mondo antico
La sconfitta nel 2019, la perdita dell’amato nonno, il Covid: famiglia e tanto lavoro sono state la cura per la campionessa sappadina che ora è entrata nella storia

Due anni fa Lisa Vittozzi era uscita dalle Olimpiadi in Cina con tanti problemi e poche certezze. Errori a raffica al poligono, fiducia poca.
Le scorie di quella Coppa del Mondo persa in volata con la Wierer nel 2019 erano ancora lì, c’era stato il Covid, la sappadina a Sappada aveva perso l’amato nonno. Insomma, era finita in un tunnel. E, se in questo magnifico sport che si chiama biathlon, oltre alle gambe la testa non c’è al poligono finisci per sbagliare.
Lì, in quel tunnel, con l’amore della sua famiglia e del suo paese, un piccolo mondo antico dove si vive a pane e sci stretti, come insegnano le storie di Fauner e Piller Cottrer, questa splendida ragazza di 29 anni è ripartita. Con classe e testa.
Come un anno fa ai Mondiali di Oberhof, quando riuscì in corsa a superare un’influenza e poi lasciò di stucco la tedesca nella staffetta all’ultimo poligono con una serie di tiro epica.
Come questa volta: pronti via, gli sci corrono veloci, le francesi anche, c’è il primo poligono. Se lì, col mondo che ti guarda. I bersagli a 50, lontanissimi, metri. Il caricatore della carabina si inceppa. Uno, due, tre, venti secondi persi prima di cominciare a sparare. Un’eternità. Col mondo addosso e i fantasmi che bussano. Cinque su cinque. Lì Lisa ha cominciato a vincere una gara perfetta. Grandiosa.
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