Gasparotto sale sull’ammiraglia di Fabbro «Adesso può diventare il nuovo Pellizotti»

Il 39enne di Casarsa farà il direttore sportivo alla Bora Hansgrohe. Col codroipese ha subito ispezionato la tappa friulana del Giro 2022 
Antonio Simeoli

l’intervista



C’è tanto Friuli nella nuova Bora-Hansgrohe. La squadra tedesca Pro Tour volta pagina dopo l’addio di Sagan, punta di più sulle corse a tappe con l’ingaggio di Jay Hindley e Alexander Vlasov e pesca volti nuovi tra i direttori sportivi. Tra questi il 39enne di Casarsa Enrico Gasparotto. Il doppio re dell’Amstel (e non solo) dopo aver appeso la bici al chiodo un anno fa ha fatto veloce a tornare nel ciclismo che conta dopo un anno da ds con una Continental svizzera e nello staff della direzione delle corse Rcs, Giro d’Italia compreso. Il casarsese trova alla Bora un altro friulano, il 26enne Matteo Fabbro. Partiamo da qui.

Enrico, primo impatto con Fabbro?

«Ottimo. L’altro giorno l’ho portato in auto a vedere la tappa di Castelmonte del Giro 2020. L’abbiamo fatta tutta, chiusura col buio e lunga in un’osteria a Prepotto».

Che tappa sarà?

«Tosta, la salita del Kolovrat è vera, dura sin da subito dopo Caporetto. Sarà una tappa tatticamente complicata, il giorno dopo ci sarà il tappone dolomitico, ci sarà tanta pianura prima del finale all’insù. E poi tra Kolovrat e Castelmonte non c’è subito discesa. Matteo farà bene ad andarla a provare anche in bicicletta».

Percorso per lui?

«Più per De Marchi, il “rosso di Buja” là può fare danni. Per Fabbro sarà dura andare in fuga, ci sono tanti chilometri di pianura prima del finale, poi al Giro avremo Hindey e Kelderman, due che hanno fatto podio negli ultimi due Giri, che faranno classifica, dovrà stare con loro».

Che ruolo può avere Fabbro in gruppo?

«Pesa 55 kg, è molto penalizzato per questo nelle grandi corse a tappe. In pianura deve fare fatica, rischia di arrivare stanco alle “sue” montagne. Ma è fondamentale per una squadra che vuole vincere perché in salita può dare una grande mano e può piazzarsi in fuga nelle tappe di montagna o facendo l’appoggio per i compagni o correndo per sé».

Assomiglia a...?

«Può diventare come un altro grande friulano: Franco Pellizotti. Nella seconda parte sella sua carriera “Pelli” è stato fondamentale ad esempio per i successi di Nibali. Ecco Fabbro può diventare il nuovo “Pelli”, ed è bello che il suo riferimento sia un altro friulano».

Compiti per casa per Matteo?

«Lavorare duro in allenamento e presentarsi al top nelle grandi corse come ha fatto alla Tirreno Adriatico 2021 quando è arrivato quinto nella generale. Ecco nelle brevi corse a tappe può eccellere».

Alla Bora che compito avrà lei?

«Seguire alcuni corridori e poi guidarli nelle corse italiane, Giro in testa e nelle “mie” classiche delle Ardenne, Amstel, Freccia e Liegi».

C’è anche Giovanni Aleotti, altro ex Team Friuli.

«Intanto è bello che in qualche modo, anche se non ho mai corso con il Team Friuli, siamo un po’ accomunati dalla bandiera con l’Aquila. Aleotti ha talento, deve crescere gradualmente. Sarà un corridore da corse a tappe? Da classiche? Vedremo».

È giovane, ma ha solo un anno meno di Pogacar...

«Calma, calma, quello è un fenomeno assoluto. Un fuoriclasse. Non tutti crescono alla stessa maniera però».

“Gaspa” com’è fare il ds in una squadra Pro Tour?

«Emozionante. Mi hanno cercato loro, avevo rischiato di diventare un corridore della Bora quattro anni fa, ora sono salito in ammiraglia. Vogliono ex corridori che abbiano smesso da poco, capaci di essere in sintonia con i corridori. Metterò al servizio della squadra tutta la mia esperienza».

Torniamo a Pellizotti: ha visto che nel concorso di Tuttobiciweb, il miglior ds dell’anno, si è piazzato secondo dietro a Villa?

«“Pelli” sta facendo un gran bel lavoro, tutti i corridori che sono allenati da lui me ne parlano un gran bene. Ecco, mi piacerebbe seguire le sue orme, ma adesso devo lavorare sul campo e dimostrarlo».

Sua moglie Anna come ha preso la sua scelta di tornare a fare il giramondo?

«Bene, sarò tanto fuori casa, ma meno di quando correvo dai...Anna capirà».

Si sta chiudendo il 2021: l’impresa ciclistica che l’ha più emozionata?

«Non ho dubbi: la vittoria del quartetto su pista a Tokyo. Senza velodromi in cui allenarsi sono stati dei grandi con un friulano, Jonathan Milan e il mio amico Filippo Ganna che mi hanno proprio emozionato». —



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