Giro d’Italia sul Matajur, un sogno che si avvera: viaggio sulla montagna simbolo delle Valli

La corsa arriverà per la prima volta al Rifugio Pelizzo nel maggio 2020. Dal duello Simoni-Pantani tra i dilettanti all’idea fissa di Giovanni Pelizzo 
Savogna (Udine) Monte Matajur. © Foto Petrussi
Savogna (Udine) Monte Matajur. © Foto Petrussi

C’è un punto della salita in cui capisci, mentre spingi a fondo sui pedali, che stai per entrare in un universo particolare. È quando la strada si inerpica verso i 1.320 metri del Rifugio Pelizzo, appena la strada ha lasciato sulla sinistra il borgo di Montemaggiore con quell’imponente statua del Cristo accanto alla chiesa. Lì, per 500 metri le pendenze superano il 12% e magicamente il bosco sparisce regalando una vista splendida sulle Valli del Natisone, la pianura e, col cielo terso finanche il mare, e un paesaggio totalmente diverso.

Eccola la cima del Matajur, la montagna simbolo delle Valli, sferzata dai venti e perciò “calva” tanto da essere chiamata un “piccolo Ventoux” omaggio alla salita della Provenza mito del Tour. Dopo meno di un chilometro di “respiro” le pendenze si fanno più aspre e il rifugio Pelizzo è un traguardo prestigioso e rassicurate.

Qui, dopo una rincorsa lunga 40 anni, il Giro d’Italia arriverà il prossimo maggio, al termine di un tappone “delle Valli” che caratterizzerà la fine della seconda settimana di corsa.

Rodolfo Sinuello è uno dei simboli di questa montagna, ormai meta di ciclisti, turisti, camminatori da tutta Europa. Gestisce il rifugio dal 1986. In quegli anni, per poche stagioni, simbolo di un’epoca in cui le risorse pubbliche evidentemente non scarseggiavano, impazzo lassù anche la sci-mania. Fino a pochi anni fa sui prati verso la cima, posta a quota 1.600 (lassù il paesaggio è mozzafiato anche verso le dolomiti), c’erano ancora le tracce di un’improbabile sciovia.

«Quasi ancora non ci credo - spiega il gestore del Rifugio - ricordo come fosse ieri le edizioni del Giro del Friuli per dilettanti d’inizio anni ’90, la vittoria di Gilberto Simoni su Marco Pantani nel 1991. Quando ho capito che il sogno di portare il Giro d’Italia quassù si stava finalmente avverando, dopo anni in cui portare quassù la carovana rosa pareva una chimera, ho pensato all’avvocato Giovanni Pelizzo che si spese a lungo per portare quassù i big del ciclismo».

Ora l’ostinazione di Enzo Cainero e degli abitanti delle Valli del Natisone (l’associazione Vallimpiadi e la squadra finalmente fatta dai Comuni hanno avuto un ruolo decisivo) hanno fatto il resto. Nel 2016 la riuscitissima tappa delle Valli aveva aperto una breccia. Il Giro con Nibali&Co arrivò dalla terribile ascesa di Ieronizza fino a Montemaggiore per poi filare verso il Kolovrat, la pianura e le altre salite. Il prossimo anno arriverà lassù al rifugio intitolato a Giovanni e al padre senatore Guglielmo Pelizzo.

Sinuello torna al lavoro. Domenica scorsa intorno alle 9 del mattino, già una decina di ciclisti erano arrivati in cima, almeno il triplo gli escursionisti zaino in spalla. Il sogno s’avvera per il Matajur. Andateci, col cielo terso le lagune di Grado e Marano sembra toccarle con un dito. E non accade per allucinazioni post fatica sui pedali in salita, credeteci.


 

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