C’è un gioco nuovo per un’Udinese che sogna l'Europa
UDINE. Al centro dell’interesse mediatico anche durante la sosta invernale di campionato, anche con i piedi sulla spiaggia di Miami lasciata nelle scorse ore per rientrare in Friuli per riallacciare i fili dell’avventura bianconera.
Massimo Oddo, potere delle cinque vittorie di fila, di una striscia positiva ancora aperta dopo il pareggio in casa del Chievo, ha parlato come neppure tra due domeniche gli succede, chiamato il causa dalle testate nazionali (da “la Repubblica” al settimanale “Sportweek”) per raccontare la genesi e i segreti di quello che può diventare uno degli allenatori della new wave italiana.
Un’occasione per cercare di carpire i passaggi che possono illuminare il futuro dell’Udinese, magari in chiave europea, il sogno del popolo bianconero dopo anni di vacche magre, un sogno da pronunciare sottovoce, vuoi per la difficoltà dell’impresa (il sesto posto fa gola ad almeno sei squadre), vuoi per la necessità della squadra di dimostrare di aver davvero fatto dei passi in avanti.
Il gioco. È questo l’aspetto più interessante da cogliere. Le nuove idee non sono solo uno slogan. Tanto che dopo aver svelato il desiderio di un ruolo diverso da quello di allenatore («Volevo diventare un dirigente alla Marotta o alla Galliani, ho trovato un muro», ha spiegato) Oddo ha raccontato attraverso un puzzle il gioco che vorrebbe veder espresso dall’Udinese.
Quando allenava le giovanili del Genoa: «Il mio obiettivo era trasmettere un’identità fatta di palla a terra, passaggi negli spazi e non sui piedi, movimento continuo e coraggio». Poi quando gli han chiesto di raccontare il gol-show a Bologna, Oddo ha aggiunto: «Nessuno ha ricevuto il pallone tra i piedi, ma in uno spazio che aveva occupato: l’azione non era preparata, era preparata l’occupazione dello spazio».
Il mezzo. Insomma, la parola magica è “lo spazio”. Da sfruttare, da conquistare, magari a sorpresa, come spesso hanno fatto Barak o Jankto, gioiellini che tutte le big (a cominciare da Inter e Milan) vorrebbero subito e che l’Udinese non ha la minima intenzione di cedere a gennaio.
Saranno forgiati ancora dal tecnico pescarese attraverso l’allenamento. Perché ha sempre spiegato che «per me conta l’allenamento». Qui a Udine, dove «non manca nulla: strutture al top, campi perfetti, personale qualificato», la ricerca del gioco sarà il vero obiettivo, più dell’Europa League.
Attraverso il lavoro durante la settimana: «Negli allenamenti 10 contro 10 riproduco la partita e Negri (uno degli assistenti qui in Friuli, ndr) guarda gli attaccanti, io più i difensori, perché quello facevo». E la tattica? «Giocare bene non dipende dal modulo, ma dalla capacità dei calciatori di di fare ciò che gli chiedi».
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