Vent’anni fa al Friuli la grande rimonta dell'Udinese con il Lodz

UDINE. La prima volta non si scorda mai. Vale in tutti i campi della vita e quello del pallone non fa eccezione. Sabato, giorno di Udinese-Sampdoria, partita delicata in chiave salvezza per i bianconeri, saranno vent’anni dal primo appuntamento casalingo nelle coppe europee dell’Udinese. Allora si chiamava ancora Coppa Uefa e non esistevano i gironi di qualificazione: si partiva subito con le sfide a eliminazione diretta e il lavoro di una stagione intera poteva essere gettato alle ortiche nello spazio di 180’.
Conquista. L’Udinese di Alberto Zaccheroni aveva conquistato il passaporto europeo grazie a una seconda parte di stagione travolgente. Delle ultime dieci partite i bianconeri ne avevano vinte otto; al bilancio bisogna aggiungere un pareggio casalingo con il Milan (1-1) e una sconfitta (4-0 a Marassi con la Sampdoria). Calori e compagni finirono quinti in quel campionato terminato il 1º giugno con la vittoria all’Olimpico sulla Roma firmata dalle reti di Bierhoff, Poggi e Bia.
Rosa. Durante l’estate ci furono due cessioni illustri, quella di Fabio Rossitto al Napoli, sotto la regia del suo procuratore Claudio Vagheggi, e quella di Raffaele Ametrano alla Juventus. I loro sostituti di fatto furono i belgi Johan Walem e Regis Genaux. A loro si aggiunsero soprattutto degli esterni visto che con il passaggio definitivo al 3-4-3, a Zaccheroni servivano delle alternative a Helveg e Sergio. E così ecco arrivare dall’Argentina Navas e il mancino Pineda, dal Vicenza D’Ignazio più il giovane Bachini che in un primo momento sembrava destinato in B al Lecce di Ventura e che poi rimase senza però essere inserito nella lista Uefa (gli fu preferito l’esperto Cappioli).
Andata. L’Udinese arrivò all’esordio in Coppa Uefa con due partite di campionato nelle gambe. La prima il 31 agosto (il giorno dopo la morte di Lady Diana) quando fu sconfitta in casa dalla Fiorentina (tripletta di Batistuta e Amoroso espulso sull’1-0 per i friulani), la seconda a Lecce dove arrivò un successo per 2-1. L’esordio assoluto in Europa arrivò il 16 settembre a Lodz. Chi scrive si fece il viaggio in auto assieme all’inviato Pietro Oleotto e al collega Massimo Campazzo.
Dodici ore con partenza da Udine alle 23 e arrivo il giorno successivo verso mezzogiorno. Nostro avamposto l’allora vicedirettore Augusto Dell’Angelo. Impianto vecchio e poco europeo quello di Lodz, ma che emozione vedere l’Udinese giocare all’estero.
Il primo calciatore a toccare il pallone fu Giuliano Giannichedda che diede il calcio d’inizio assieme a Oliver Bierhoff. Senza Calori, Pierini e Poggi i bianconeri non giocarono da Udinese e dopo esservi visti negare un clamoroso rigore su Amoroso (34’), nella ripresa furono infilati dal difensore Bogusz. Musi lunghi a fine partita per la sconfitta, ma anche la consapevolezza di poter ribaltare il risultato.
Tifosi e giornalisti anche al ritorno si fecero un viaggio infinito. Al confine tra Polonia e Repubblica Ceca davanti a noi una “lussuosissima” Skoda targata incredibilmente ZAC. «Ma il mister ha l’auto con la targa personalizzata», fu l’inevitabile battuta.
Ritorno. L’appuntamento per il secondo atto due settimane dopo. In mezzo due impegni di campionato. Il 21 settembre al Friuli con il Milan (vittoria per 2-1 con doppietta di Bierhoff) e la scoppola al Tardini con quel Parma che nei preliminari di Champions aveva asfaltato proprio il Lodz (1-3 in Polonia con tripletta di Chiesa, 4-0 in Italia con doppietta di Nestor Sensini).
Atmosfera elettrica al Friuli. 30 mila persone allo stadio alle 18 di mercoledì fu un risultato straordinario. In curva sembrava di stare in un barattolo di sardine. La Nord diventa una polveriera nei primi sei minuti: tanti ne bastano all’Udinese per ribaltare la situazione. Segnano Bierhoff e Poggi. Chi era in curva ricorda che dopo ogni gol più di qualcuno si ritrovò quattro file sotto al suo posto senza aver toccato terra, come se stesse galleggiando sulle onde.
Qualificazione già in tasca? Neanche per sogno, perché con il 2-1 sarebbero passati i polacchi e l’Udinese dopo quell’avvio fulminante non riesce a segnare la terza rete. Nel secondo tempo i bianconeri (esclusi Walem e Cappioli erano tutti all’esordio in una competizione internazionale) vengono assaliti dalla paura di vincere. Il Lodz non è pericoloso, ma si riversa nella metà campo friulana e a metà ripresa ci vuole una grande parata di Turci per evitare quella rete che avrebbe rimesso in dubbio la qualificazione friulana.
Per tirare un sospiro di sollievo il Friuli deve attendere quasi il 90’. Il gol della tranquillità lo segna Locatelli subentrato non, come spesso gli succedeva a Poggi, ma al posto di Amoroso. Bierhoff cross da sinistra e il “Loca”, spalle alla porta si inventa un colpo di tacco da antologia.
Zac al settimo cielo. Al fischio finale il tecnico bianconero parla così: «Grandissima soddisfazione, quando un tecnico vede giocare la sua squadra in questo modo non può che essere straordinariamente felice. Io mi arrabbio quando non vedo i ragazzi esprimersi così, dobbiamo trovare un po’ di continuità». Nel corso della stagione arriverà anche quella.
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