Udinese, parla Delneri: "Stavolta parto dall’inizio e questo è un vantaggio"

Il tecnico bianconero a ruota libera sulla nuova stagione che sta per cominciare in questo approfondimento riservato agli iscritti a Noi Messaggero Veneto. "Mica vero che l'allenatore non conta nella scelta dei giocatori. Ho chiesto gente con ruoli ben definiti, meglio se sono giovani". Iscrivetevi qui a NoiMV - Le nostre newsletter - Gli eventi
Bonaventura Monfalcone-03.07.2017 Intervista a Luigi Delneri-Aquileia-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-03.07.2017 Intervista a Luigi Delneri-Aquileia-foto di Katia Bonaventura

AQUILEIA. Gigi Delneri non cominciava una stagione in panchina dal 2010. Era alla Juventus. Una vita fa, sportivamente parlando.

L’Udinese gli ha offerto questa possibilità e lui non vede l’ora di ripartire. Si è concesso una decina di giorni di vacanza in Sardegna, in Gallura, gli unici in cui ha completamente staccato la spina e adesso è pronto a ripartire.

Delneri: "All'Udinese servono giovani di qualità"


Mister, in questo mese ha guardato qualche partita tra Confederations Cup ed Europeo Under 21?

«Poco, lo confesso. Del resto quelli che mi interessavano, ovvero Jankto e Barak, li conoscevo».

Pare che all’Udinese piaccia anche un altro ceco: Travnik.

«Ho letto il giornale. L’importante è che siano giocatori con un profilo ben definito e, nonostante la giovane età, con una discreta maturità».

Bonaventura Monfalcone-03.07.2017 Intervista a Luigi Delneri-Aquileia-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-03.07.2017 Intervista a Luigi Delneri-Aquileia-foto di Katia Bonaventura


Con la società c’è piena sintonia sulle scelte dei giocatori?

«Sì. Certo, il mercato ha le sue variabili impazzite, ma fino a oggi abbiamo fatto quello che ci eravamo proposti. Prendere gente giovane e di qualità».

È vero che a Udine più che altrove le scelte di mercato le fa esclusivamente la società?

«Non è così. La proprietà fissa il budget, ma poi il tecnico viene coinvolto e dà le sue indicazioni, altrimenti che allenatore sarebbe? Tra le parti è importante che ci sia chiarezza di vedute».

Ad aprile e maggio i vari Samir, Fofana, De Paul e Jankto erano dati in partenza, poi le voci si sono pian piano affievolite ...

«Ma noi lo sapevamo che sarebbero rimasti tutti. Certo, se ad agosto arriva un’offerta da 30 milioni è ovvio che sarà accettata, con quei soldi poi di giocatori bravi ne compri tre».

Bonaventura Monfalcone-03.07.2017 Intervista a Luigi Delneri-Aquileia-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-03.07.2017 Intervista a Luigi Delneri-Aquileia-foto di Katia Bonaventura


Per l’inizio del ritiro difficilmente avrà il centravanti ...

«Intanto valutiamo quello che abbiamo in casa. Lasagna, ma anche Perica che chiede più spazio: se lo meriterà lo avrà. Nessuno ha il minutaggio preordinato».

Forse serve qualche alternativa a De Paul e Jankto sulle fasce. Non trova?

«Abbiamo Mallè, un giovane interessante preso dal Granada e occhio a Ingelsson: è un mancino con fantasia, una bella botta. Ricorda un po’ Schick».

Non cominciava una stagione in panchina dai tempi della Juve, roba di sette anni fa. Un particolare che fa la differenza?

«È fondamentale per avere una visione precisa di quello che hai in mano. Quando subentri in corsa devi fare subito bene attraverso i risultati. Lo scorso anno avevamo cinque ragazzi giovani che erano all’esordio da titolari in serie A. Se aggiungeremo due-tre “cosette” avremo una squadra ben definita e con una età media abbassata».

È rimasto spiazzato dalla frattura tra Felipe e l’Udinese?

«Sì perchè pensavo che l’accordo fosse definito. Alla fine, però, credo che le parti abbiano ottenuto quello che volevano: il giocatore un contratto lungo, la società ringiovanire la rosa».

Bonaventura Monfalcone-03.07.2017 Intervista a Luigi Delneri-Aquileia-foto di Katia Bonaventura
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Lei Zapata lo riprenderebbe? Oppure si può trovare qualcosa di meglio in giro?

«Duvan è un giocatore in via di miglioramento. Sì, a volte staccava la spina, ma ai giocatori che si affidano soprattutto alla forza può capitare».

Quagliarella lo prenderebbe?

«Sempre. Fabio non è esattamente una prima punta, ma è giocatore di personalità che sa far giocare bene la squadra. Mi ha dato tanto sotto il profilo umano e lo rispetto molto».

Widmer è un talento inespresso o un giocatore sopravvalutato?

«Ancora in costruzione. Neanche lui sa quanto è grande il suo potenziale. Nella sua costruzione di calciatore deve scattare qualcosa».

Bonaventura Monfalcone-03.07.2017 Intervista a Luigi Delneri-Aquileia-foto di Katia Bonaventura
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Delneri, Gerolin, Turci, Miano, Cinello, Natali. All’Udinese cominciano a essere in ruoli diversi ex giocatori che trasmettono il senso di appartenenza.

«Lo considero un aspetto fondamentale, forse quello su cui punto di più per creare unità d’intenti tra squadra e ambiente. Il friulano chiede lavoro, applicazione e sostanza, qualità che si esprimono solo se il calciatore si cala nella realtà in cui è arrivato».

L’Atalanta, dopo il quarto posto, è stata saccheggiata.

«Ed è andata in Europa. L’Udinese è riuscita a tenere duro confermando i suoi giovani. E guardate che le richieste non mancavano e non mancano eh...».

Il giocatore che più è migliorato sotto la sua gestione è De Paul. Per fare il salto di qualità deve crescere nella scelta e nell’esecuzione dell’ultimo passaggio. Concorda?

«Se devo togliergli un difetto è questo: deve andare ad attaccare lo spazio anche senza palla».

Capitolo portiere. Sembra ormai deciso che si ripartirà da Scuffet.

«Simone è un ottimo portiere, ha 30 presenze in A, non è più un pivellino. Deve dimostrarsi forte, decisivo, carismatico. Deve comandare, il chi non significa essere spocchioso. Alla sua età all’Atalanta feci esordire in serie A Consigli».

A proposito di portieri, che idea si è fatto del caso Donnarumma?

«È una trattativa strutturata male nei rapporti fin dall’inizio, poi c’era l’Europeo U21 di mezzo e il ragazzo ha dovuto stare sulle sue. Credo che alla fine resterà al Milan».

Non crede che sia eccessivo il potere dei procuratori?

«Sono tanti gli eccessi del calcio: il mercato aperto due mesi in estate e un mese a gennaio. O ci conviviamo con questa realtà oppure cambiamo le regole una volta per tutte».

Lasagna, Pezzella: un po’ di italianità in squadra ci voleva.

«Sì, è vero. E spero arrivi ancora qualcosina anche se la spesa in Italia è più cara».

Mister, Juve ancora favorita per lo scudetto?

«Sì, è la squadra ancora meglio strutturata. L’immediata inseguitrice sarà il Napoli, ma i partenopei hanno un limite: devono sempre giocare al massimo per fare risultati».

Le milanesi?

«Tanti cambiamenti in poco tempo significano tanti punti di domanda. Di sicuro sono arrivati e arriveranno giocatori importanti».

Mister, perché un tifoso dell’Udinese deve fare l’abbonamento?

«Perché la società vuole crescere, sta ricominciando un ciclo. Vogliamo andare in campo per cercare di vincere le partite e divertire anche a costo di rischiare qualcosa».

Se Pozzo le dicesse: mister, mi dica chi vuole e io glielo prendo chi indicherebbe?

«Belotti. Abbina qualità e quantità, e poi a me piacciono i giocatori che arrivano dal basso».

Mister, ci racconta come è nata l’idea di Casa Delneri?

«Questa è la casa in cui sono nato. Una parte è rimasta a mio cugino, il resto l’abbiamo ristrutturato trasformandolo in una sorta di bed and breakfast. L’idea è stata di mia moglie, poi la gestione è di mia figlia Gaia».

Aquileia ha un patrimonio di cultura ed arte non sfruttato. C’è la statale che passa in mezzo ai monumenti antichi ...

«Ci sarebbero tanti investimenti da fare, la burocrazia è infinita, ma qualcosa si sta facendo. Siamo stati in corsa con altre nove città per essere la capitale della cultura europea. Ma si può fare molto di più».

Delneri è un uomo di mare o di montagna?

«Mi piace il caldo, il sole. E il mare mi rilassa».

Ha un hobby particolare?

«A chi me lo chiede rispondo sempre: il calcio. La mia passione è diventato il mio lavoro. Una gran fortuna».

Letture? Cinema?

«I gialli di Agatha Christie. Di film ne vedo pochi, ma non devono essere impegnati. Mi piace Verdone perchè racconta episodi di vita comune magari estremizzandoli un po’. In tv mi piace la serie del Commissario Montalbano. Roba leggera, ripeto».

Nella sua carriera si è sempre portato dietro la famiglia. Ha mai pensato di abbandonare il Friuli?

«L’idea mi ha sfiorato quando sono andato ad allenare il Chievo, in realtà non ci ho mai pensato in maniera concreta».

Il suo piatto friulano preferito?

«Il salame con l’aceto. Ma senza cipolla».

E il vino che più apprezza?

«Il Sauvignon».

Una volta c’erano tanti allenatori friulani. Adesso di giovani non ne vengono più a galla.

«Va detto che la concorrenza è aumentata in maniera esponenziale. Ci sono 40 panchine professionistiche e gli allenatori con il patentino di prima e seconda oggi saranno circa 5 mila. Va detto che quelli dei miei tempi, i Capello, i Reja, i Zoff sono cresciuti in strada e lì abbiamo imparato a lottare».

Un consiglio ai giovani?

«Meno social e una pizza in più a chiacchierare guardandosi negli occhi. Lo dico in anticipo: questa è una strada che intendo perseguire anche nella mia squadra».

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