Samir: "Da Rio a Udine, la mia vita da difensore"

Il brasiliano tra passato, presente e futuro: «Anche da piccolo ho sempre giocato dietro»
Udinese's Caetano Samir (R) and Bologna's Anthony Mounier (L) struggle for the ball during the Italian Serie A soccer match Udinese Calcio vs Bologna Fc at Friuli Stadium in Udine, Italy, 5 December 2016. ANSA/ALBERTO LANCIA
Udinese's Caetano Samir (R) and Bologna's Anthony Mounier (L) struggle for the ball during the Italian Serie A soccer match Udinese Calcio vs Bologna Fc at Friuli Stadium in Udine, Italy, 5 December 2016. ANSA/ALBERTO LANCIA

UDINE. Ha mosso i primi passi da calciatore nella Fluminense, la società di Edinho, è diventato professionista nel Flamengo, il club di Zico. Samir, Caetano de Souza Santos, ha un passato nobile e un futuro roseo viste le prestazioni che sta inanellando con l’Udinese. Tra i volti nuovi è sicuramente quello che ha avuto il rendimento più continuo. Il ragazzo di Rio, classe ’94, ha esibito struttura fisica e personalità.

Dove nasce il calciatore Samir?

«Nella Fluminense. Ci sono entrato che avevo 7 anni e ci sono uscito che ne avevo 12. Poi, prima di arrivare al Flamengo ho vissuto un’esperienza in una società che si chiama Audax».

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É vero che la Fluminense la scartò perchè era troppo piccolo di statura?

«Sì, questa fu la spiegazione che mi diedero: troppo basso. Poi, però, sono cresciuto e credo di averlo dimostrato. Nel 2012 sono arrivato al Flamengo dove ho fatto due anni nella Primavera e uno nella prima squadra».

Ha giocato sempre difensore?

«Sì. Il sogno di tutti i bambini è fare l’attaccante, ma poi decideva l’allenatore e mi diceva: tu giochi dietro».

Il suo idolo da piccolo?

«Nel 2002 rimasi stregato da Ronaldo, il Fenomeno che trascinò il Brasile alla vittoria del Mondiale».

Il difensore migliore che c’è oggi sulla piazza?

«Ho sempre pensato che il più bravo fosse Thiago Silva, ma oggi Sergio Ramos è sullo stesso livello».

E se ci limitiamo all’Italia?

«Scelgo Bonucci. Quando posso guardo le partite della Juve per studiarlo e rubargli qualche trucco del mestiere. Si impara anche così».

Il Flamengo è la squadra più importante del Brasile, quella con più storia e fascino.

«Se sono diventato un calciatore professionista e sono arrivato in Europa lo devo al Flamengo. Quando c’ero io la società stava vivendo una parentesi difficile, adesso si sta riprendendo. Non giocano più al Maracanà, ma in uno stadio nuovo, più piccolo».

Zico è un simbolo del Flamengo e di tutto il calcio brasiliano.

«Per noi “flamenghisti” lui è un dio, ha fatto tanto per questo club. Difficile trovare le parole per definire Zico, possiamo solo ringraziarlo».

Cosa le ha detto il Galinho in occasione della sua visita a Udine di metà febbraio?

«Abbiamo avuto poco tempo per parlarci. Ha detto che mi segue, che sto facendo bene e che continuando così un giorno potrò approdare in un grande club».

Zico si è sbilanciato parlando di lei: sostiene che un giorno sarà il difensore centrale della nazionale brasiliana.

«Sono onorato di questo giudizio. Io posso solo impegnarmi giorno per giorno e sperare che le sue parole un giorno diventino realtà».

Lei è arrivato a Udine con l’etichetta di difensore centrale, ma in bianconero sta facendo l’esterno sinistro. Una novità assoluta per lei?

«In Brasile ho giocato terzino due-tre partite. Credo che per un calciatore sia un arricchimento del proprio bagaglio saper ricoprire più ruoli».

Delneri è un allenatore che lavora molto sui movimenti della difesa.

«Ci si muove sempre di reparto, mai singolarmente. Io l’ho conosciuto lo scorso anno a Verona, sapevo come lavorava e sotto la sua guida sto crescendo».

Lo trova diverso rispetto alla parentesi veronese?

«No. É vero che l’Udinese è la squadra della sua terra, ma il mister è un martello sempre e comunque quando lavora».

Quando le dissero che l’Udinese era interessata a lei cosa conosceva del club bianconero?

«Un po’ di storia visto che qui aveva giocato Zico e un altro brasiliano molto noto, Marcio Amoroso».

Zico ripete sempre: «Quando stavo per andare a Udine tutti mi dicevano che avrei trovato una tifoseria fredda. E invece il pubblico friulano è caldo».

«Al Flamengo giocavo quasi sempre davanti a 40 mila spettatori che facevano un gran casino. Qui ho trovato una bella tifoseria, molto affezionata ai suoi calciatori, mi trovo molto bene con la gente».

Quali sono gli avversari che l’hanno messa maggiormente in difficoltà?

«Ce ne sono tanti di attaccanti esterni bravi nel campionato italiano. Ti creano più problemi quelli che tentano spesso l’uno contro uno e quindi dico Cuadrado, Felipe Anderson e Suso».

La sua miglior partita con la maglia dell’Udinese?

«Ringraziando Dio sto facendo una buona stagione, ma se devo scegliere una gara dico quella con l’Inter».

Ce n’è una in cui non si è piaciuto?

«Quella in trasferta a Empoli».

Per i giovani calciatori che approdano in Friuli, l’Udinese è considerata una tappa di passaggio. Questo può essere un limite di questa società?

«Premesso che io in campo dò sempre il 100%, sono qui da troppo poco tempo per conoscere a fondo la filosofia dell’Udinese. Credo però che perchè qualcuno si accorga di te, devi far bene nel club in cui stai giocando».

Quali sono, a nove gare dalla fine del campionato gli obiettivi che vi ponete?

«Fare più punti possibile cercando di scalare qualche posizione di classifica. Ci piacerebbe chiudere tra il nono e il decimo posto».

Samir, in che maglia si vede il prossimo anno?

«Io penso solo a chiudere bene la stagione, il futuro non si può ipotizzare. Posso però dire che per la mia crescita personale un altro anno in Friuli potrebbe farmi bene».

Parlando con i tifosi, per loro i tre giocatori incedibili sono: Samir, Fofana e Jankto.

«Cosa posso rispondere? É sicuramente un grande attestato di stima».

Messi, Ronaldo e Neymar da anni si giocano il pallone d’oro. Qual è il suo podio personale?

«Messi, Neymar e Ronaldo nell’ordine. Ma il brasiliano si sta avvicinando all’argentino».

Proviamo a dare qualche buon consiglio a Gino Pozzo: quali giovani brasiliani sarebbero da acquistare?

«Nel Flamengo ci sono Felipe Vizeu, attaccante classe ’97 che gioca già in prima squadra e Vinicius Junior, ’98, che ha fatto benissimo nel Sudamericano con la Nazionale Under 18».

Una volta in Italia arrivavano i più grandi campioni. Adesso le stelle preferiscono la Spagna e l’Inghilterra. Lei cosa gradirebbe per il suo futuro?

«Restare in Italia. Questo è il campionato nel quale un difensore può crescere di più. La tattica è fondamentale. Una squadra italiana, se avesse vinto 4-0 all’andata con il Barcellona, non avrebbe mai preso sei gol nella gara di ritorno».

Samir, un’ultima cosa. Il suo rapporto con il gol?

«In due anni e mezzo ne ho segnati cinque, l’ultimo lo scorso anno a Verona su azione di corner. A Udine non salgo in area avversaria: il mister sulla lavagna scrive i nomi di chi deve andare a saltare in area avversaria. Io non ci sono».

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