Il bilancio dell'Udinese: meno plusvalenze e stadio da pagare, la frenata dei conti

Il bilancio 2016 chiude con un passivo di 27 milioni. Ma a novembre la tendenza si è subito invertita
Udine, 18 \12\ 2016 Calcio Serie A 2016-2017, 17¡giornata Udinese vs Crotone Nella foto i tifosi dellÕ Udinese. Copyright Foto Petrussi / Ferraro Simone
Udine, 18 \12\ 2016 Calcio Serie A 2016-2017, 17¡giornata Udinese vs Crotone Nella foto i tifosi dellÕ Udinese. Copyright Foto Petrussi / Ferraro Simone

UDINE. “Rosso relativo”. Sì, abbiamo scelto il titolo di una celebre canzone di Tiziano Ferro per sistetizzare la situazione patrimoniale dell’Udinese al 30 giugno del 2016. Rosso, perchè dopo il disavanzo “tecnico” di 7 milioni dell’esercizio precedente, questa volta i conti del bilancio dell’Udinese non tornano con una perdita di 27 milioni. Ma il rosso, come detto, è “relativo”.

Perché dietro quel numero 27 ci sono tre motivazioni, almeno due delle queali più che tranquillizzanti per i tifosi bianconeri, le cui coronarie, dopo le recenti delusioni, non ultima quella fresca fresca davanti a Zico, non avrebbero certo bisogno di altri sussulti.

Il rosso quindi è relativo. Solo le nubi minacciose all’orizzonte dell’inchiesta della Procura sulla presunta evesione fiscale del club, e della parallela trattativa in corso con l’Agenzia delle entrate, possono preoccupare i supporters. Anche se, va detto, proprio i numeri del bilancio ci fanno ritenere come l’Udinese calcio abbia le potenzialità per superare indenne anche un’eventuale condanna, pur se pesante.

I costi dello stadio. La motivazione delle perdite è legata più che altro alla questione Friuli. La società, infatti, come fatto per l’ammortamento dei costi dei calciatori (e ci torneremo presto) ha deciso di accelerare quello del nuovo stadio, realizzato con una spesa di quasi 35 milioni di euro su un terreno di proprietà comunale dato in concessione per 99 anni.

Il business plan della prestigiosa società Deloitte Touche, prendendo a modello l’operazione dello Juventus Stadium, prevede che, entro la stagione 2021/2022, l’Udinese abbia pagato l’impianto per il 95%. Per farlo parallelamente all’incremento dei ricavi dalla struttura che si stanno già concretizzando dalla scorsa stagione, è stato necessario spalmare le spese nei primi sette esercizi. Poi lo stadio diventerà solo un “limone da spremere” e porterà introiti sicuri in ogni stagione.

L'Udinese sul futuro: "Pozzo non ha alcuna intenzione di cedere la società"

Perché la scelta? La società è stata chiara: «Precisa strategia per guardare meglio al futuro - spiegano il presidente dell’Udinese, Franco Soldati e il direttore amministrativo, Alberto Rigotto». Per i maligni invece un piano di Pozzo per rendere più appetibile il “pacchetto Udinese” in vista di una imminente vendita.

Si sa, con affari di questa portata ci sta anche di bluffare, ma, conti alla mano, la situazione patrimoniale dell’Udinese, visti anche gli investimenti per milioni di euro in apparecchiature, strutture, campi da allenamento o altro, non sembra quella di un club sul punto di essere ceduto.

I costi dei calciatori. Si resta qui sul fronte degli ammortamenti, in soldoni il tempo in cui a bilancio l’aquisto dei giocatori viene ammortizzato. L’Udinese già un anno fa, prudenzialmente (e qui si vede tutta la “friulanità” dei Pozzo e di chi regge i cordoni della borsa), aveva scelto di accelerare l’ammoramento dei calciatori nei primi anni di contratto. Ecco quindi gli 11,4 milioni a bilancio per questo, altro fardello (solo relativo) al conto economico.

Plusvalenze in calo. Fin qui, dunque, buone notizie per i tifosi. Il terzo motivo del rosso, invece, è molto meno tranquillizzante ed è il vero punto di domanda sul futuro del club: nel bilancio redatto al 30 giugno 2016 sono state registrate plusvalenze per 13,1 milioni.

Per qualsiasi club della serie A sarebbe oro colato, per l’Udinese, abituata a affari cosmici negli ultimi dieci anni, no. Infatti il meno è impietoso. Meno 73% rispetto al valore medio delle plusvalenze registrate nei cinque esercizi precedenti. In soldoni circa 50 milioni l’anno. Del resto, al 30 giugno, il piatto grosso delle plusvalenze è stato Verre ceduto per 4 milioni al Pescara.

A fronte di investimenti come Fofana, Samir, De Paul e altri per quasi 20 milioni (mercato di riparazione di gennaio compreso, vedi Balic e Halfredsson). E questo è il nodo principale, intoppo che i Pozzo non riescono a superare: ricominciare a produrre plusvalenze. Perché, che piaccia o meno, più l’Udinese vende giocatori a caro prezzo e più investe per scovare talenti (25 milioni di spese tra scouting, procuratori e altro), fare risultati, far finire sotto i riflettori dei grandi club nuovi giocatori, venderli e così via.

Se il circuito perfetto s’interrompe, il motore rischia di battere in testa. Gli incassi al botteghino diminuiscono e così via.

Il salvagente di novembre. Anche qui però entra la parola “relativo”. Perchè, è vero, l’Udinese nelle ultime due stagioni di buoni affari ne ha fatti pochini, ma abbastanza per un interessante colpo di coda allo scorso esercizio contabile. Al 30 novembre 2011 si sono registrati 31 milioni di plusvalenze per la cessione nel mercato estivo di giocatori come Zielinski, Piris, Torje, Bruno Fernandes, Edenilson, Harbaoui e i bonus delle cessioni effettuate nelle scorse stagioni di atleti come Basta e Allan.

Per questo il bilancio è già tnato in attivo di 12,4 milioni ante imposte anche per il contemporaneo aumento di ricavi dagli sponsor (25%) e alla diminuzione dei costi (12%). Solo la gestione finanziaria è peggiorata del 14%, ma qui torna in ballo la scelta di accelerare l’ammortamento dello stadio. Insomma, l’effetto delle plusvalenze salverà il prossimo bilancio, ma, inutile dirlo, partite come quella di domenica sono una coltellata alle spalle della società. Senza risultati l’entusiasmo dei tifosi diminuisce, i ricavi dal botteghino anche e i giocatori non si mettono in mostra. Quindi non possono essere ceduti, almeno alle cifre sperate.

Già, le cifre. Ce n’è una che val la pena di analizzare: il valore netto dei calciatori a bilancio. Che è di 34 milioni. È un valore però bugiardo. Perchè nella tabella un giocatore come Badu vale 91 mila euro, Danilo 370 mila euro, Samir “solo” 4 milioni, Jankto 258 mila euro, Fofana 3 milioni, “saracinesca” Karnezis la miseria di 216 mila e Alex Meret, una specie di nuovo Buffon concupito a suon di milioni dai top club, zero euro perché cresciuto nel settore giovanile.

La prudenza “made in Friuli” ha fatto sì che anche in questo caso il bilancio dell’Udinese nasconda altri futuri milioni in arrivo non quantificabili perché, in caso di cessione, giocatori come Karnezis, Badu e gli altri saranno guadagni netti.

Avviso ai tifosi però: l’Udinese è una società che si mantiene da sola con diritti tv (36 milioni l’anno garantiti fino al 2019 e ragionevolmente oltre), sponsor, abbonamenti e biglietti.

Ma per comprare Gino Pozzo, per scelta, prima deve vendere. Per questo autogol come quello col Sassuolo gli fanno ancor più girare le scatole. Con un gol così al cospetto di Zico e i titoli dei giornali avete presente quanto si sarebbe parlato di Fofana e quanto sarebbe aumentato il valore del giocatore? Invece...

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