Zaccheroni indica la via: "L’Udinese deve insistere sui giovani"

Botta e risposta con Alberto Zaccheroni presente sabato sera al Friuli per vedere Udinese-Napoli. L’allenatore che per primo portò il Friuli del calcio in Europa si è concesso un giorno e mezzo in Friuli riassaporando i profumi e le atmosfere della nostra terra. «Continuo a essere trattato come se fossi a casa mia», dice Zac, sorpreso dal fatto di vedere «ragazzi di vent’anni che mi chiedono di fare una foto o un autografo. Non mi conoscono, ma significa che gli hanno raccontato di me».
Zaccheroni com’è tornare a Udine?
«Sempre un piacere, vengo accolto benissimo, non solo allo stadio ma anche dalla gente che incrocio per strada. Era la mia priva volta nel nuovo Friuli e devo dire che è un’autentica chicca: impianto comodo, funzionale, bello. So che i Pozzo vengono criticati a Udine, ma hanno fatto e continuano a fare grandi cose».
Cosa l’ha colpita di più?
«Le foto dei grandi ex. È giusto che chi arrivi a Udine respiri la storia di questa società. Mediaticamente l’Udinese è penalizzata, chi arriva può pensare di essere in un club di serie B e invece non è così. Qui ci hanno giocato Causio, Zico,Bierhoff, Amoroso, Di Natale e tanti altri».
Dica la verità: non è mai stato nemmeno un po’ vicino a un ritorno sulla panchina friulana?
«No, per il semplice motivo che ho sempre preferito lasciare le cose come stavano. La mia Udinese era una squadra perfetta, irripetibile. Sarebbe come chiedere di migliorare la Gioconda: impossibile».
Che Udinese ha visto all’opera contro il Napoli?
«Nel primo tempo ha tenuto il campo meglio dei partenopei sbagliando meno. Poi i due gol regalati a inizio ripresa hanno cambiato la partita».
Delneri ha detto che nel primo tempo si è vista la miglior Udinese della sua gestione dal punto di vista tattico.
«Non ha concesso niente agli avversari, ma ha anche creato poco. Poi quando vai sotto contro queste grandi squadra mentalmente è dura ricompattarsi. E infatti l’Udinese nell’ultima mezz’ora non è stata pericolosa».
Si può parlare di occasione persa visto?
«Non stava bene la squadra di Sarri l’altra sera. Ieri mattina alcuni giornali hanno fatto passare per fenomeno Insigne che nel primo tempo non aveva fatto nulla».
Zapata è un centravanti da 15 gol a stagione?
«A me è sempre piaciuto e infatti volevo portarlo in Cina. Ha un grande potenziale ma non riesce a d esprimerlo. Non deve usare solo la forza e imparare a muoversi in maniera diversa. Può fare molto, molto, ma molto meglio».
Che obiettivi può porsi l’Udinese di quest’anno?
«Ha nelle corde un campionato tranquillo. La differenza di queste squadre come l’Udinese, l’Atalanta e simili la fa la compattezza di squadra. Deve scoccare la scintilla del valore unico in cui credere. Nella mia Udinese era quello di giocare in maniera diversa dagli altri».
Intravede in questo gruppo l’inizio di un nuovo ciclo considerando la presenza di giocatori giovani come Fofana, Jankto, De Paul e Samir?
«Certo. Del resto, come ho detto a Pozzo, questa è da sempre la politica dell’Udinese ed è per questo che il club è conosciuto in tutto il mondo. Prender giocatori sconosciuti e motivati e fargli capire che qui hanno l’occasione della vita».
Felipe è costretto a giocare terzino sinistro perchè le alternative non sono all’altezza. In B ci sono terzini come Beghetto della Spal Benedetti del Cittadella. Proprio impossibile portarli a Udine?
«Spesso il nostro mercato è più costoso di quello estero, però qualche italiano nelle serie minori all’altezza c’è. Noi prendemmo Giannichedda dal Sora, serie C. Finì per portare via il posto a Desideri».
Lei ha vinto in Giappone mentre è durata poco la sua esperienza in Cina. Perchè?
«I motivi sono mille: cultura, ambiente, lingua».
Come vede i cinesi padroni delle milanesi?
«Il gruppo che ha preso l’Inter è ricchissimo, non si sa chi c’è dietro il Milan. In Italia dovremo abituarci al loro modo di agire e ai loro ritmi che sono diversi dai nostri. Vengono per interesse, non per amore. In Italia sono rimasti solo gli Agnelli e i Pozzo a far vivere le squadre delle loro città».
Zac commentatore tecnico della Nazionale in Rai. COme si trova?
«Mi diverto, e cerco di usare termini semplici. Non dico mai, per esempio, “tra le linee” perchè il telespettatore non è tenuto a sapere cosa significa».
Zac vuole ancora allenare?
«In Italia la vedu dura. Le offerte non mancano ma devo trovare qualcosa che mi intrighi davvero».
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