Udinese, Pozzo annuncia: "A gennaio ci rinforziamo"

INVIATO A GENOVA. «Una sofferenza». Ma genuina, lontana anni luce da quello che è successo poco più di un mese fa, quando la Lazio travolgeva il Friuli come gli Unni e Immobile, alla faccia del nomen homen, era il novello Attila. «Devi spendere, devi spendere», urlava la curva Nord senza più un briciolo di pazienza. Domenica il drappello friulano presente a Marassi ha applaudito, nonostante la paura di perdere il bottino, nonostante il punticino e le due parate provvidenziali di san Oreste Karnezis, protettore dei “dindiats” bianconeri, come ama chiamarli Gigi da Aquileia.
In tribuna centrale Gianpaolo Pozzo sbuffava, saltava sulla poltroncina assieme al dg Franco Collavino, ma alla fine se ne andava con più di mezzo sorriso stampato in faccia. Perché l’Udinese magari non vince ma gioca, non riesce a mettere in pratica tutti i suggerimenti (continui) di Delneri, ma almeno ci prova. E quel «devi spendere» resta nella memoria, ma con tutta un’altra prospettiva.
«Almeno adesso possiamo capire cosa manca a questa squadra: Delneri lo sa, deve continuare così, di questo passo, poi noi a gennaio vedremo di rinforzarci, apportando i giusti correttivi alla squadra per poter guardare avanti con ancora più fiducia», racconta il paròn svelando il piano societario che sarà affidato, per la parte tecnica, al figlio Gino, reduce da un pomeriggio decisamente meno divertente in Inghilterra, sulla plancia di comando del Watford in quel di Anfield, la tana del Liverpool, là dove Francesco Guidolin regalò forse l’ultima grande soddisfazione ai tifosi friulani, il nobile scalpo dei Reds.
Passato. Passato che però finalmente si raccorda con il futuro. Le idee di Gigi seguono il filo logico dell’Udinese che fu. Voglia di imporre il proprio gioco, giovani in campo col puntello di qualche elemento di classe, allora Totò, ora Thereau, cinque gol nelle ulime quattro gare. A livello tattico niente più difesa a tre, si ondeggia tra il 4-3-3 e il 4-4-2 per arrivare al 4-5-1.
Numeri. Di certo, con questa rosa, dopo un mese abbondante, si capisce che ci sono ancora dei margini di miglioramento individuale, ma che nel complesso mancano alcune soluzioni al modulo scelto da Delneri. Che lasciando il Ferraris ha confessato: «L’importante restare con i piedi ben piantati a terra per non perdere contatto con la realtà.
È vero, siamo stati rimontati tre volte, ma non possiamo pensare di vincerle tutte». Un’affermazione che non cozza, però, con la voglia di innestare la quarta a gennaio espressa da Pozzo e con le stesse parole del tecnico bianconero, espresse in conferenza stampa a Marassi: «Cercheremo di raggiungere una posizione in classifica più consona all’Udinese». Insomma, si stanno facendo già i conti.
Manca qualcosa. O meglio, qualcuno. Un terzino sinistro, perché Felipe è adattato in quel ruolo e perché, con la Coppa d’Africa, per due mesetti tra dicembre e febbraio, il maliano Wague potrebbe lasciare il suo ufficio la centro della difesa dell’Udinese.
E poi un esterno destro, uno da tutta la fascia, sempre e comunque, uno capace di coprire le spalle a Widmer ma anche di pungolare De Paul e di sostituirlo se l’argentino continua a restare un innamorato cronico della pelota . E anche un centrocampista di spessore, perché Badu a volte sbanda troppo tatticamente, anche lui obbedirà alla chiamata del Ghana per il torneo della confederazione africana, e Hallfredsson spesso scricchiola.
Forse il francese Marco Ilaimaharitra? È in scadenza con il Sochaux, ha fisico e mestiere nonostante i 21anni, l’Udinese probabilmente avanzerà un’offerta già a gennaio, bisogna battere la concorrenza di Chievo e Atalanta.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








