Enigma Udinese, ora Iachini deve cambiare rotta

Cinque giorni di tempo: scelte tattiche, motivazioni e mercato le uniche armi. Neopromosse escluse, quella bianconera è l’unica squadra di A eliminata dalla Coppa Italia: tifosi perplessi e sabato comincia il campionato

UDINE. Può l’Udinese uscire dalla coppa Italia con tre ceffoni presi da una squadra di serie B, leggasi l’ordinato Spezia di Mimmo Di Carlo, dopo essere passata in vantaggio? A questa domanda dovrà rispondere, e con i fatti, la società bianconera dopo la figuraccia che, tra l’altro, ha spedito l’Udinese dietro la lavagna, unica bocciata al 3º turno, tra le squadre non neopromosse di A.

Sui perché la squadra di Iachini abbia proposto il peggio di sè all’esordio ufficiale davanti ai propri tifosi se ne può discutere a iosa, ma siccome conteranno i correttivi, e non le recriminazioni unite alle scuse, sarà utile fissare dei paletti entro i quali muoversi, in modo da avere margini di manovra riducendo al minimo gli errori, che sono evidenti e soprattutto troppi in ciascuno dei tre reparti. E allora dove mettere mano?

Inaccettabili. Nell’immediato dopo partita Iachini ha parlato di scoramento e di vecchi retaggi. Inevitabile che il tecnico si riferisse a chi già c’era in questa Udinese, non certo ai De Paul e Fofana che nella prima mezzora hanno guidato la squadra. Il problema riguarda dunque i senatori, giocatori che già lo scorso campionato hanno scherzato col fuoco e, soprattutto, con la pazienza dei tifosi.

Gli errori, ma soprattutto l’atteggiamento dei vari Heurtaux, Danilo (fresco di rinnovo contrattuale fino al 2020) e dello stesso Felipe, che invece lo ha chiesto, uniti alle solite incertezze e imprecisioni, sul piano squisitamente tecnico di Badu, Widmer e Armero, nonchè dell’acerbo Matos, per non parlare del panterone tutt’altro che graffiante di Zapata, sono ormai intollerabili.

Non li possono sopportare i tifosi, preoccupati nel rivedere le giocate improduttive delle ultime stagioni e, soprattutto, non possono essere tollerabili da Iachini, che sarà pure appena arrivato, ma non è di primo pelo e da “vecchio volpone” ha fiutato l’aria che tira. Non a caso, oltre allo stupore per come l’Udinese sia andata in bambola con lo Spezia, il tecnico ha ricordato a tutti come il Friuli debba essere campo amico e non fonte di ansia.

Invece l’Udinese ha deluso soprattutto sotto questo aspetto, sparendo dalla partita, stordita e colpita dopo l’uno-due spezzino che l’ha mandata all’inferno già all’intervallo. Se il problema è psicologico, allora sarebbe consigliabile cambiare gli interpreti che lo patiscono dando un refresh a tutto il sistema.

Motivazioni. E qui il tecnico è chiamato in causa in prima persona. Lo avevamo sollevato il dubbio dopo l’ultimo test con l’Al Jaish mal giocato a Lignano.

È giusto mandare in campo gli stessi, insistendo su nove undicesimi che chiusero la scorsa stagione con il ko rimediato col Carpi a maggio? Perché non affidarsi ai nuovi e motivati? A giocatori come Angella, ad esempio, che ha voluto fortemente rientrare a Udine identificando la squadra come una scelta di vita. E lo stesso discorso può valere per Jankto, con quest’ultimo che non vede l’ora di sgommare sulla fascia, dove Armero ha cambiato solo il nome della maglia.

Poi Iachini ci ha messo del suo; se vuoi cambiare in mediana perchè lo spento Hallfredsson, invece di provare col motivato Kone ritrovato in precampionato? Senza contare che Balic sta diventando un caso per come non è considerato. Volto nuovo è anche Harbaoui, che dopo aver segnato il primo gol a Lignano, è stato spedito in tribuna sabato.

Insomma, all’inizio della settimana (oggi la ripresa) che porta al debutto in campionato, sabato a Roma, alle 18, è doveroso non esimere il tecnico dalle sue responsabilità, che poi si traducono in scelte.

Mercato. Le stesse che ora dovrà prendere la società, magari non aspettando proprio la deadline del mercato (31 agosto) per arrivare agli obiettivi prefissati, da raggiungere magari con lo sconto. Il pericolo di proseguire il pessimo inizio tornando a mani vuote dall’Olimpico, per poi ripresentarsi con due sconfitte sul groppone al Friuli con l’Empoli (28 agosto), esiste eccome, e a quel punto sarebbe l’ennesimo inizio problematico. Fare mercato però significa soprattutto capire chi devi cedere. Chi è a fine ciclo a Udine e rivolge ascolto ad altre sirene è bene che lo si lasci andare.

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