La curva Nord ha votato: silenzio e indifferenza

UDINE. Silenzio e indifferenza. Questa sembra la strada decisa dagli ultras dell’Udinese dopo la gara persa contro il Palermo. Una prestazione, dopo quella di Parma, che non è proprio piaciuta ai ragazzi della Nord, che durante il match di domenica non hanno fatto molto per celare la propria delusione. Oggi la squadra torna al lavoro, e probabilmente giocatori e staff non troveranno un clima da contestazione. Almeno per il momento.
All’interno degli ultras queste sono ancora ore di riflessione per decidere quale sia la strada migliore da seguire per dare un segnale alla squadra. Durante la partita di domenica di segnali ne sono partiti, eccome. Gli ultras hanno iniziato con uno sciopero del tifo di 15 minuti - esattamente come era accaduto nella gara interna contro il Torino, con l’eccezione che alla fine i bianconeri vinsero la gara contro i granata -, iniziando a cantare solamente pochi istanti dopo il gol del vantaggio rosanero.
E anche in questo caso esattamente come avvenne nella partita contro gli uomini dell’ex tecnico Ventura. Il primo coro è stato un impietoso «Fuori i co...», quindi gli ultras hanno chiesto «Gente che lotta» e «Un tiro in porta, almeno un tiro in porta». Insomma, dal settore dedicato della tribuna Nord non sono arrivate parole dolci, in parte però contenute nel bel coro “Totalmente dipendente”, che hanno intonato più volte cercando di trascinarsi dietro il resto del pubblico.
Tifosi che non hanno gradito quando gli ultras hanno urlato «Non vincete, non uscite». Il coro ha suscitato fischi e borbottii da parte della tribuna, che ne ha ritenuto esagerato il contenuto - dopo tutto l’Udinese è lontana da lidi pericolosi e la stagione ormai è sulla linea di arrivo -. Una minaccia, quella di impedire a giocatori e staff di lasciare il Friuli, che tutti hanno ritenuto venisse messa in pratica quando, all’8’ della ripresa, gli ultras hanno lasciato la tribuna in segno di protesta. Una volta fuori si sono ritrovati più o meno tutti nei parcheggi alle spalle della curva in costruzione.
A fine partita, poi, quando ci si aspettava di vederli esprimere il loro dissenso all’uscita del carraio che permette il deflusso delle auto dei calciatori dallo stadio, è arrivata la sorpresa. Sulla rampa c’erano due furgoni blindati dei carabinieri, una trentina di steward a fare cordone, due ali di gente che ha cercato in qualche modo di incitare i giocatori, chiacchierando e discutendo in maniera assolutamente civile, e solamente un gruppo di ultras silenziosi, ma polemici. Fermi di fronte all’uscita a braccia conserte. Non erano più di una quarantina.
Col passare dei minuti la tensione piano piano è scesa, i calciatori sono usciti a bordo delle proprie auto raccogliendo qualche borbottio e qualche insulto, ma nulla di più. Nella serata di domenica e nella giornata di ieri, quindi, per gli ultras riflessione. L’indifferenza in questo momento è il sentimento che sta prevalendo. In ogni caso, non è escluso che nei prossimi giorni decidano di recarsi allo stadio per parlare con la squadra o per contestarla a muso duro.
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