Scarlato, la salvezza dopo quattro retrocessioni

UDINE. A un certo punto, l’Udinese fece una scommessa. Rilevò la quota di comproprietà del Napoli di un neo-difensore: il suo nome era (è) Gennaro Scarlato, napoletano doc. Era la stagione 2001-2002, anni in cui Internet stava sfondando le mura di ogni casa e di grande benessere economico. «Ero un jolly offensivo - spiega - Giorgio Rumignani (friulano doc, ndr), mio tecnico a Ravenna nel 2000, mi vide bene là dietro, e mi trasformò in centrale difensivo».
Eccoci qua: Scarlato arrivò così in Friuli. «Una grande opportunità - racconta -: i bianconeri mi ridiedero la serie A, categoria che non vedevo dal ’98, quando lasciai il Napoli. Il “Ciuccio” era la mia seconda pelle, ma non puntarono su di me. Colsi bene la chance di Udine: società seria, gente seria, l’ideale per la mia nuova vita». Quella di difensore centrale. Scarlato giocava, ma la squadra non andava. «Gruppo nuovo, Hodgson un tecnico forse inadatto - racconta - arrivò Ventura, ma assimilammo lentamente i suoi schemi».
Scarlato arrivò in Friuli reduce da 4 retrocessioni filate. Gli spettri giravano nell’aria, poi il blitz a Lecce, e quella salvezza alla penultima giornata. «Giocai 17 gare, e se alla livello di squadra non ero contento, lo fui a livello personale: feci davvero una buona stagione». Non secondo l’Udinese. Che a fine stagione non lo riscattò: «E pensare che Pierpaolo Marino (allora dirigente bianconero, ndr) mi rassicurò sulla mia permanenza - racconta -: vabbè, è andata così».
Fine dell’avventura bianconera. Tornò a Torino, poi tanta B e C, la fascia di capitano del Napoli nell’anno di terza serie. Belle soddisfazioni, ma niente serie A: lo Scarlato neo-difensore non fu più difensore da massima serie. Ora, il partenopeo, ha smesso. «Due mesi fa, dopo 6 gare al Vico Equense, Eccellenza campana», dice. Adesso vuole allenare. «Sto frequentando il corso per ottenere il patentino di Seconda categoria - spiega -: c’è anche Sottil, in quella stagione mio compagno di squadra. Le mie idee? Il 4-2-3-1: è il modulo più efficace». Il Friuli gli è rimasto nel cuore. Elogia Totò, suo concittadino e coetaneo («un grande»), tifa sempre il Napoli, attende una chiamata in panchina. E chissà: magari trasformerà un jolly offensivo in difensore centrale.
Alberto Bertolotto
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