L’omaggio del Giro alle vittime del Vajont

A 50 anni dal disastro, il sindaco: ora guardiamo avanti

ERTO E CASSO. La tappa della memoria. Cinquant’anni dopo il disastro, verificatosi la notte del 9 ottobre 1963, il mondo dello sport, attraverso il Giro d’Italia, rende omaggio alla memoria delle 1917 vittime di quell’immane sciagura causata dall’avidità dell’uomo. Da queste parti non si dimentica, anche se tutte le pendenze civili e penali si sono esaurite, soddisfacendo chi più chi meno i familiari delle vittime. La grande ribalta, consentita dagli organizzatori della due giorni rosa in Friuli Venezia Giulia e dalla lunga diretta Rai, ha permesso al mondo di riflettere ancora una volta sulla gravità della tragedia e ammonire il progresso tecnologico a non dimenticare i valori.

Trascorsi cinque decenni, ora il sindaco del Comune di Erto e Casso Luciano Giuseppe Pezzin invita, però, a guardare avanti. «Vorrei che l’arrivo del Giro d’Italia a Erto segnasse per sempre la data di un autentico spartiacque – auspica il primo cittadino, con la sofferenza scolpita sul volto –. È ora di guardare al futuro con gioia perché è doveroso omaggiare ma lo è ancor di più ambire a una vita dignitosa. Abbiamo lottato tanto per ottenere quanto siamo riusciti a raggiungere: non si dimentichi che nel 1971 servì il via libera del Capo dello Stato che concesse l’indulto agli ertani che avevano commesso reati nell’operazione di riconquista del nostro territorio disastrato». Il Giro d’Italia a Erto: un’operazione difficile portata a termine con soddisfazione generale. «Tutto questo è stato possibile grazie al grande apporto del volontariato – riconosce il sindaco Pezzin –. Oltre 200 persone, fra protezione civile, polizia municipale, forestali e altri volontari hanno contribuito alla riuscita della manifestazione contenendo la spesa pubblica. Tutto questo ci fa piacere anche se la memoria storica è ancora scarsa e si continua a scrivere che la diga è crollata».

Regista dell’operazione Erto, in qualità di responsabile del quartier di tappa, è Bepi Bazzana. Il braccio destro del patron Enzo Cainero da undici anni lavora prima nel portare le tappe in regione e poi nell’organizzarle al meglio. Basti pensare che per sette volte è riuscito a far fermare la carovana pubblicitaria nella sua Casarsa della Delizia. «Oggi vanno elogiati i lavoratori – ha sottolineato Bazzana –. Sono state superate tutte quelle difficoltà che all’inizio sembravano insormontabili. In operazioni così grandi quello che conta veramente è la capacità di darsi una mano. A Erto tutti hanno collaborato, a partire dalla pro loco presieduta da Vanni Martinelli che ha curato per intero l’ospitalità». Gradito ospite della tappa del Vajont è stato il campione olimpico di Londra 2012, il canoista pordenonese Daniele Molmenti, testimonial del Parco delle Dolomiti friulane. «Su queste montagne sono di casa – ha rivelato Molmenti –. Vengo spesso qui al allenarmi, facendo arrampicate con Mauro Corona e pedalando in mountain bike. Giusto ospitare il Giro d’Italia che è un evento che consente di valorizzare non solamente il gesto sportivo ma anche la straordinaria bellezza del nostro paesaggio. E farlo nel cinquantenario della sciagura del Vajont è stato un valore aggiunto».

Giacinto Bevilacqua

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto