L’Udinese sprofonda a Venezia: adesso è ultima in classifica
Non basta il cambio in panchina, il Venezia vince lo scontro diretto. Due reti evitabili condannano i bianconeri al ruolo di Cenerentola: difesa friabile e attacco senza grandi idee che segna solo su autogol

L’Udinese è ultima in classifica. Questo il verdetto del superanticipo dell’11ª giornata che permette al Venezia di lasciare il posto sulla carrozza di coda della Serie A. A nulla è servito il precipitoso cambio in panchina con Zanetti al posto di Runjaic a pochi giorni da uno scontro diretto che condanna i bianconeri a una rincorsa che partirà da Bologna dopo la sosta.
In campo la tensione si tagliava a fette con le squadre disposte a specchio. Tanto per riflettere la paura e guardarla in faccia. A livello tattico in casa bianconera ricompare il 3-5-2, ma non è poi una rivoluzione, si tratta di una declinazione del 3-4-2-1 utilizzato da mister Kosta in tutte e dieci le precedenti giornate, cambia soltanto la posizione di Ekkelenkamp che si trova una decina di metri più dietro per agire da mezzala al fianco sinistro di Karlstrom, mentre a destra agisce Piotrowski che ha vinto il ballottaggio con Chakvetadze. Così davanti l’Udinese si ritrova con Zaniolo e Davis davanti, si proprio quel Davis che era uno dei punti di domanda della vigilia.
L’altro interrogativo era quasi un rebus, quello su Solet che, assente sabato con la Roma, sembrava destinato soltanto alla panchina, salvo poi comparire nell’undici di partenza, senza però scalzare dal ruolo di centrale il giovane Palma, mentre il francese occupa l’amato centro-sinistra, con Abankwah a completare la linea a protezione della porta di Okoye. Nessuna ribaltone sulle fasce: Vojvoda a destra, Kamara dall’altra parte.
E neppure il copione della gara è un thriller. Anzi, sembra la trama un film svedese, ritmi dilatati e minimalismo drammatico, vista la posta in palio. Il Venezia attacca senza troppa convinzione, l’Udinese si difende compatta per ripartire facendo riferimento a Davis. Senza grande fantasia. Solita minestra, insomma. Sulle fasce si fa vedere soprattutto Kamara, sparacchia un paio di cross, ma la precisione non è olimpica. L’azione più pericolosa quando Davis centra in pieno il palo da due metri, ma l’arbitro Sacchi smonta l’incredulità annullando per un fuorigioco. Stankovic è tutto sommato poco impegnato, si fa vedere solo su un diagonale che disinnesca in modo agile.
Dopo l’intervallo l’Udinese costruisce più gioco sulla propria trequarti e arriva anche a far filtrare un pallone in area per Davis che sceglie l’amato sinistro per indirizzarlo all’angolino alla destra del poriere, ma trova soltanto un calcio d’angolo. C’è poca precisione nelle trame, anche nei disimpegni. L’equilibrio si rompe proprio su un’uscita balorda, l’affondo veneziano sulla destra è ficcante, il traversone arretrato che trova pronto Basic al centro una gentile concessione del centrocampo bianconero, in particolare di Piotrowski che non ripiega in tempo per garantire la copertura necessaria.
È un colpo al mento della Zebretta che cerca di alzare immediatamente il baricentro del gioco. Non ha grandi idee, ma pesca il jolly: Zaniolo per Davis che, nel cercare la porta trova il tocco di Moreno che spiazza Stankovic. Lunghissima review nella sala Var di Lissone, dove Gariglio certifica la posizione regolare di Zaniolo al momento del taglio, prima del traversone.
Sospiro di sollievo? Macché. Nella lotta l’Udinese non si trova a proprio agio. La curva di casa spinge, Nicola apprezza. Dall’altra parte i bianconeri si ritrovano soli con le proprie paure, nulla possono i 15 tifosi nel settore ospiti che sono riusciti a scansare il divieto di trasferta grazie alla residenza fuori regione. Okoye, invece, si ritrova alle prese con un tiro all’incrocio di Perez che riesce soltanto a guardare, nonostante dia l’impressione di non arrivare mai. Tuffo per i fotografi. Inutile. Eppure non occorreva essere attrezzato per i miracoli per prenderlo.
Manca mezzora, Zanetti esauriscre tutta la dotazione di cambi, ma l’Udinese è finita, non produce più grandi pericoli, è una mummia del museo egizio spogliata pure di tutte le gioie. Povera. Come la sua classifica. Finisce con i tre punti al Venezia prima di una sosta che sarà lunghissima e amara col vestito da Cenerentola addosso.
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