Troppi gol incassati ed il digiuno di Davis: la ricetta di Marcolin per blindare l'Udinese
'analisi del talent televisivo sull'assetto tattico: la mancanza di schermo a centrocampo, le incertezze di Okoye ed il lavoro dell'attaccante che non va a segno da marzo

Manca solo il timbro dell’ufficialità, ma lui sarebbe andato avanti con Kosta Runjaic sino a Venezia. «Perché avevo visto un allenatore che non aveva perso la squadra». Dario Marcolin, il talent di Dazn che si trovava al Friuli - Bluenergy Stadium due giorni fa per commentare il pesante rovescio dell’Udinese, ha letto così la partita con la Roma.
Marcolin, partiamo proprio dal ko con i giallorossi. Che idea si è fatto della prestazione della squadra?
«Comincio la mia analisi sottolineando un aspetto positivo: l’Udinese ha avuto un black-out di quindici minuti, quando ha subìto i gol che hanno portato la Roma sul 4-0. Ho notato che Okoye era troppo poco sereno, anche con i piedi. Se cambierei il titolare? È una scelta dell’allenatore che vive la quotidianità. Tornando alla Roma, dopo i gol ho visto un gruppo che ha ripreso a giocare come sa. Anche nei primi venti minuti i bianconeri non mi erano dispiaciuti, così come nella ripresa».
Va però sottolineato come, nel secondo tempo, l’undici di Gasperini abbia un po’ abbassato il ritmo…
«Sì, la Roma è stata un po’ più leggera nella ripresa, infatti il suo allenatore era furioso. Detto ciò l’Udinese è risultata più imprevedibile, i suoi interpreti hanno cambiato maggiormente posizione, offrendo meno riferimenti. Nel primo tempo la strategia dell’avversario era chiara: palla lunga verso gli attaccanti, con i bianconeri che si aprivano e si abbassavano, permettendo gli inserimenti dei vari Cristante e Mora. Così sono arrivati i gol. A Karlstrom e soci è mancato l’ordine nel momento complicato».
Un singolo che non le è dispiaciuto?
«Chi è entrato ha inoltre portato aria fresca. Penso a Jovanovic, che punta l’uomo: è l’unico con queste caratteristiche. Anche Gomaz ha dato qualcosa, così come Chakvetadze. Adesso però bisogna però lavorare su un aspetto, sui troppi gol incassati. E questo dipende anche dalla linea mediana, chiamata a fare schermo».
Inevitabile guardare al match di venerdì a Venezia...
«Vorrei vedere una risposta dal gruppo al Penzo, potrebbe scattare la scintilla. La partita con i veneti rappresenta una buona chance».
Come legge invece il momento di Davis, che non segna addirittura dallo scorso marzo?
«Durante la gara con la Roma è venuto molte volte incontro al pallone, ma al contempo ha attaccato poco la profondità. Un aspetto in cui sa essere devastante. Lavora per la squadra, si può notare, corre, ma per un attaccante la miglior medicina rimangono sempre i gol».
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