Renzi: "La ricostruzione del Friuli fu un successo"

ROMA. Centri storici crollati in un soffio come castelli di carte, ospedali e scuole inagibili, negozi e imprese agricole chiusi, ponti spezzati, strade interrotte. Quattro regioni colpite, e un bilancio di 297 morti. Un mese dopo il sisma che il 24 agosto ha distrutto Amatrice, Accumoli, Pescara e Arquata del Tronto, causando vittime e distruzione in quattro regioni - Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo - la prima stima dei danni del Governo è di quattro miliardi di euro. Un bilancio che rischia di essere «prudente».
Mentre le tendopoli si svuotano (2.714 le persone assistite, 2.500 delle quali ancora in tenda) e per le casette, ricorda il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio, sarà necessario aspettare «sette mesi al massimo», Matteo Renzi tira le prime somme e da Palazzo Chigi ripete ai cittadini dei centri colpiti: «Non vi lasceremo soli».
La ricostruzione, sottolinea, sarà un lavoro lungo e complesso, che sarà fatto senza effetti speciali, senza show. Ma l’obiettivo, torna a promettere, è «ricostruire i territori colpiti com’erano prima e più belli di prima. Nel ’76 quella del Friuli fu un trionfo e nell’80 in Irpinia un disastro. Al di là di questo, però, dobbiamo essere leader nella prevenzione».
Il primo passo è la definizione dell’area del “cratere”, individuata con un provvedimento approvato ieri sera dal Consiglio dei ministri.
Avendo in mente un unico modello, sottolinea il commissario per la ricostruzione, Vasco Errani: «Non quello dell’Emilia Romagna, ma quello di questi territori, per rispettarne l’identità» e con l’obiettivo «del miglioramento e dell’adeguamento sismico perché con un terremoto di 6.0 non ci siano crolli e i cittadini non rischino la vita». Il decreto che sarà approvato entro il 3 ottobre, annuncia Errani, prevederà «un meccanismo chiaro di riconoscimento dei danni, per cui non saremo a discutere ogni anno delle quote dei risarcimenti».
Inoltre, spiega l’ex presidente dell’Emilia Romagna, «il governo riconoscerà tutti i danni che saranno verificati in relazione al terremoto del 24 agosto, ovunque si siano verificati». Ma mentre si ricostruisce, sottolinea, è necessario sostenere l’economia per evitare lo spopolamento. Dunque, rinvio dei termini fiscali, soluzioni sul patto di stabilità, deroga alle assunzioni da parte dei Comuni, e «sostegno anche provvisorio alle attività economiche, che devono ripartire al più presto».
Per la ricostruzione il modello indicato da Errani è l’Expo, per garantire «legalità e trasparenza» con la collaborazione dell’Autorità nazionale anticorruzione, liste di merito delle imprese e un numero ridotto di stazioni appaltati, ovvero le quattro Regioni (i governatori saranno vice commissari), con un’unica stazione di committenza e la realizzazione di una banca dati che i cittadini possano consultare per garantire la massima trasparenza. «Dobbiamo uscire dalla logica emergenziale. E niente deroghe generalizzate».
Per sostenere le imprese, invece, l’idea è garantire a chi vuole restare «una sorta di prestito d’onore» e, in un’area con due parchi naturali, far ripartire turismo e agroalimentare, ma anche far fare un salto di qualità alla connettività. Un “open data” è previsto anche per informare i cittadini su come saranno spesi i 15 milioni raccolti con gli sms solidali, così come sono in programma forme di consultazione con le popolazioni coinvolte».
Ma per Renzi, passata l’emergenza, è necessario lavorare subito sulla prevenzione, a partire dalle scuole. Per questo, dice il premier, la legge di stabilità 2017 darà ai sindaci l’input a mettere in sicurezza gli edifici scolastici: tutti gli adeguamenti antisismici saranno fuori dal patto di stabilità» dice, così come l’ecobonus al 65% per gli adeguamenti antisismici sarà confermato anche per il 2017.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto




