La storia di Gemona nei film del terremoto

GEMONA. l progetto culturale della Cineteca del Friuli, nata quarant’anni fa in una Gemona distrutta dal terremoto, comprendeva fin dalle origini il ritrovamento, la raccolta e la conservazione di filmati su quella grande tragedia friulana. Attraverso gli anni, con una ricerca laboriosa e tenace, si è venuto così a costituire il più ingente corpus di “immagini in movimento” relative al terremoto del 1976 e alle sue conseguenze.
A questo patrimonio storico e sociale si è recentemente aggiunto un video prodotto da Paolo Cardazzo, Romano Perusini e Andrea Varisco per l’esposizione “Friuli. Memoria, partecipazione, ricostruzione”, che ebbe luogo a Venezia nel luglio 1976. La Cineteca lo proietterà, insieme a un altro raro documento, “Questi sei anni” di Lauro Pittini, per il quarantunesimo anniversario del sisma, giovedì alle 21, al Cinema Sociale di Gemona.
Il video, con interviste e immagini di servizi Rai del Tg1 e Tg2 di Edek Osser, Fulvio Molinari, Maurizio Calligaris e Paolo Valenti realizzati immediatamente dopo il sisma del 6 maggio, fa parte di una collezione creata, prodotta e raccolta dall’architetto veneziano Paolo Cardazzo, figlio di Carlo Cardazzo, eclettica personalità di collezionista d’arte, gallerista (Galleria del Cavallino) ed editore.
Il video originale, della durata di un’ora, e tutto il girato è stato digitalizzato nel laboratorio La Camera Ottica dell’Università di Udine e recentemente affidato da Angelica Cardazzo, figlia di Paolo (deceduto nel 2011), alla Cineteca del Friuli, che con il sostegno del Consiglio regionale del Fvg e della Fondazione Friuli, ha realizzato una versione ridotta del documentario stesso (37 minuti).
Alle immagini di distruzione dei centri storici, tendopoli (ad Artegna e Trasaghis), campo scuola a Osoppo, si alterna una copiosa serie di interviste, tra cui, particolarmente drammatiche, quelle della notte stessa del terremoto e quella a don Francesco Placereani, più noto come pre Checo, che, tra le macerie della sua Montenars denuncia con veemenza, a due giorni dal sisma, l’assenza di aiuti da parte delle autorità.
Sugli immani problemi di questo Friuli “anno zero”, dove tutto era da rifare (ma come? quando? con quali mezzi?), intervengono quindi l’onorevole Francesco Cossiga, allora Ministro degli Interni; l’avvocato Antonio Comelli, presidente della Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia; l’onorevole Mario Lizzero; Antonio Sacchetto, sindaco di Venzone; l’ingegner Valentino Trombetta, sindaco di Osoppo; l’architetto Arnaldo Zuccato; Edoardo Zerman, segretario provinciale Flm; il capitano Marcello Epifanio; l’assessore Ricci di Cavazzo Carnico; l’architetto Sangiorgi dell’Ana; don Giovanni Battista Della Bianca, parroco di Venzone, Remo Cacitti degli Amici di Venzone.
In quei tragici giorni del ’76 non solo professionisti della cinepresa, ma anche parecchi cineamatori si aggiravano tra le rovine fissando su pellicola quegli scenari sconvolti; tra essi anche un quindicenne gemonese, Lauro Pittini, che dà al suo primo lavoro il titolo “C’era una volta Gemona”. Alcuni anni dopo, con la collaborazione di Alberto Antonelli, Roberto Copetti, Romeo Gollino, Giuseppe Marini, Luciano Vale e Mauro Vale, realizza “Questi sei anni”, un documentario sul nuovo volto di Gemona «con i quartieri residenziali dov’era la campagna, con l’allargamento dell’antico nucleo abitato verso l’esterno, verso la pianura»: particolarmente interessanti e vivaci sono le scene del mercato di fronte alla stazione ferroviaria e le immagini delle nuove espansioni urbane a Piovega. Una vita economica e sociale che comincia a pulsare altrove, ma con un alto prezzo da pagare: la scomparsa di gran parte dell’edilizia antica.
Solo il nucleo storico, tra il Duomo, via Bini, il Municipio e il Castello, sopravvive ingabbiato, puntellato, pericolante, deserto, una “città fantasma” in cui il senso di spopolamento e solitudine è reso ancor più forte da suggestive riprese durante una nevicata nell’inverno del 1982.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto




