Il corteo silenzioso con i tre vessilli, tanti sindaci e gli alpini: così il Friuli ricorda Zamberletti

GEMONA. Il corteo che ha preceduto la cerimonia del Trigesimo per il commissario straordinario per la ricostruzione del Friuli Giuseppe Zamberletti, mancato esattamente un mese fa, aveva un obiettivo importante: depositare i tre vessilli, della Regione Friuli Venezia Giulia, del Comune di Gemona e della Protezione civile, sull’altare del duomo, dove il vescovo Andrea Bruno Mazzocato ha in seguito celebrato la messa con la partecipazione di tutti i parroci dell’area colpita dal terremoto del 1976.
Il corteo è partito dall’imboccatura di via Bini poco dopo le 18.30: a guidarlo, il vessillo azzurro con l’aquila del Friuli portato da due uomini della Protezione civile seguiti subito dopo dal capo della Pc nazionale Angelo Borrelli, insieme al vice presidente della Regione Riccardo Riccardi e al presidente del consiglio regionale Piero Mauro Zanin. Dopo di loro c’era il vessillo di Gemona con il sindaco Roberto Revelant e il suo consiglio comunale, e infine quello della Protezione civile regionale.
Quel corteo era lungo diverse decine di metri e, a spiccare, c’erano innanzitutto le tante tute azzurre dei volontari, rappresentati sia dai quadri regionali ma anche dai tanti gruppi comunali. Anche i sindaci non sono stati da meno: erano oltre una cinquantina i tricolore che brillavano mentre si faceva buio e quel cammino lungo poche decine di metri si avvicinava composto e silenzioso verso il duomo: con i primi cittadini, anche tanti rappresentanti dei corpi dell’esercito (presente anche il questore Claudio Cracovia), e non sono mancate le penne nere dell’Ana.
Quel saluto all’onorevole Zamberletti ha racchiuso fin dall’inizio il senso di gratitudine delle genti friulane verso un uomo che fa parte della storia del Friuli, una appartenenza conquistata non solo con gli esiti positivi di una ricostruzione riuscita, ma anche per quella vicinanza dimostrata nei decenni dall’ex commissario che puntualmente tornava in quel territorio, a cui era rimasto molto legato. Quei tre vessilli sono diventati tre simboli della vita di un grande uomo di Stato: la Protezione Civile che fondò, il Comune che lo ha reso cittadino onorario e una Regione che «ringrazia e non dimentica».
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