Catalogati centinaia di documenti: daranno vita all'archivio del terremoto - Video

VENZONE. Centinaia di faldoni contenenti i documenti della ricostruzione saranno digitalizzati e catalogati per creare l’archivio del terremoto. Chiuse le commemorazioni del quarantennale del sisma, ora l’attenzione si concentra sulla memoria dell’evento.
L’ha confermato l’assessore regionale, Mariagrazia Santoro, nell’ultimo atto delle cerimonie iniziate un anno fa, organizzato dal Consiglio regionale, dall’Associazione consiglieri Friuli Venezia Giulia e dall’Associazione comuni terremotati e sindaci della ricostruzione, nella sala del palazzo municipale di Venzone.
È stato un momento molto partecipato (in sala c’erano moltissimi sindaci e amministratori di ieri e di oggi con i parlamentari Gianna Malisani, Serena Pellegrino e Carlo Pegorer), durante il quale sono stati consegnati i riconoscimenti alle testate giornalistiche che, all’epoca, raccontarono la tragedia e la rinascita. Il Messaggero Veneto, Il Gazzettino, la Vita Cattolica e Il Piccolo.
«Alla stampa locale manifestiamo gratitudine per l’importante ed essenziale opera svolta in quegli anni anche nel raccontare l’impegno della comunità friulana e di tutta la classe politica che in maniera coordinata e trasversale ha saputo promuovere leggi e interventi determinanti per la ricostruzione e la rinascita dell’intero territorio regionale», ha spiegato il vicepresidente del Consiglio regionale, Paride Cargnelutti, aprendo i lavori al posto del presidente, Franco Iacop, costretto a letto dall’influenza.
E se l’obiettivo era sottolineare l’importanza di quella pagina di storia friulana mai più ripetuta in Italia, la serata è riuscita. Perché, come ha sottolineato il presidente dell’Associazione Comuni terremotati e sindaci della ricostruzione, Fabio Di Bernardo, «è doveroso dimostrare, in primis a noi stessi, che la lezione insegnataci dai friulani nell’immediato post-sisma non è andata perduta.
Se all’epoca non avessimo trovato la forza, la tenacia ma soprattutto l’umiltà, per rialzarci oggi molto probabilmente non saremo qui a ricordare un modello Friuli che a distanza di 40 anni risulta essere ancora meritevole di menzione. Se all’epoca non ci fossimo rimboccati le maniche probabilmente oggi saremo qua a ricordare un’altra storia».
La storia della ricostruzione del Friuli è descritta nel volume “Atti e documenti sulla ricostruzione delle zone terremotate del Friuli” dove sono stati raccolti i documenti relativi alle 20 scelte fatte, così le ha introdotte l’ex assessore alla Ricostruzione, Roberto Dominici, da «una classe dirigente capace di realizzare un’impresa non ancora ripetuta».
Dominici ha ripercorso tutti i passaggi con molta lucidità partendo dal primo atto di indirizzo votato in aula l’1 febbraio 1997 fino ad arrivare al 1986 quando i soldi stavano per finire e l’allora presidente della Regione, Adriano Biasutti, consegnò il rendiconto della ricostruzione al presidente della Repubblica, Sandro Pertini, per sollecitare il rifinanziamento della legge. Qualche mese dopo il finanziamento arrivò.
«Che indicazione possiamo ricavare dall’opera della ricostruzione?». Questo il quesito posto da Dominici, secondo il quale va fatta una distinzione netta tra emergenza e ricostruzione, gli edifici vanno consolidati seguendo criteri antisismici e lo Stato deve prevedere un piano pluriennale, con cadenze regolari, per dare il via a un’operazione organica di messa in sicurezza del patrimonio immobiliare.
Nel percorso che ha portato alla ricostruzione «la classe politica è uscita decorosamente». L’ha sottolineato con forza l’ex consigliere regionale, Otello Bosari, ricordando che in quel momento di difficoltà, senza punti di riferimento perché l’unico esempio era quello del Belice che nessuno voleva copiare, «la Democrazia cristiana e il Partito comunista decisero di collaborare, di affrontare il problema in un clima costruttivo».
Ricordi e pagine di storia ancora attuali che 40 anni dopo possono insegnare ancora molto anche per affrontare le emergenze attuali. E proprio perché il modello Friuli non è più stato replicato, su questo, ha proposto il presidente dell’Associazione consiglieri, Dario Barnaba, «bisogna aprire una riflessione».
Ma per farlo va riletta la storia magari, visto che l’Associazione lo sta chiedendo da anni, «iniziando a digitalizzare il materiale della ricostruzione accatastato in un magazzino a Gradisca. Noi siamo pronti a collaborare gratuitamente prima che la memoria storica se ne vada».
Inevitabile il riferimento anagrafico. Immediata la risposta dell’assessore Santoro: «Entro febbraio vi convocherò. Abbiamo bisogno della vostra esperienza per creare l’Archivio del terremoto». Seguirà il momento della conoscenza con il finanziamento delle indagini sismiche negli edifici pubblici.
«Passeremo - ha concluso Santoro - dalla memoria all’azione perché la storia della ricostruzione sia un libro da sfogliare in grado di portare alla cultura della conoscenza». In chiusura di serata è stato proiettato il video inedito sull’emergenza post terremoto realizzato dall’architetto Paolo Cardazzo e donato alla Cineteca del Friuli dalla figlia Angelica, alla quale è andato il riconoscimento del Friuli.
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