
«Voglio regalare il museo di mio padre alla città»: ma a Remanzacco lo scrigno d'epoca rimane sbarrato
L'appello del figlio del fondatore, tramite il portale Noi Messaggero Veneto riservato ai nostri lettori, per salvare un secolo di storia meccanica: il Comune chiede un tavolo d'emergenza alla Regione per sostenere le spese
È uno scrigno di “memoria meccanica”, un gioiello che cattura il visitatore per entità, qualità e varietà dei pezzi in mostra: il museo di archeologia industriale, di auto e moto d’epoca creato una cinquantina d’anni fa a Remanzacco dal compianto imprenditore Gino Tonutti è un patrimonio che meriterebbe adeguata valorizzazione, circostanza della quale si è detto convinto anche il vicegovernatore con delega alla cultura Mario Anzil, recatosi di recente in visita alla struttura e rimastone «conquistato».
Lo racconta il figlio del fondatore della collezione, Carlo Tonutti, (la segnalazione è arrivata tramite il nostro sito, nella sezione “Noi Messaggero Veneto”, dove i lettori possono inviarci le loro storie o segnalarci le notizie del territorio) che già negli anni scorsi aveva lanciato il suo appello alle istituzioni affinché il patrimonio assemblato dal padre nell’arco di una vita non rimanesse precluso alla vista del pubblico. Lui, infatti, non riesce più a farsi carico delle aperture del capannone adibito a museo e dell’organizzazione di visite guidate: la conseguenza, se nessuno si farà avanti, sarà l’oblio per una rassegna preziosa e affascinante.
«Allestita nella sede della Tonutti Macchine Agricole, nata nel 1864, la raccolta ripercorre tutta la storia della meccanizzazione agricola», spiega il proprietario, ricordando che nella fabbrica hanno lavorato tre generazioni di Remanzacco e dei comuni limitrofi, fino al 1965. «Ho deciso di donare il museo alla comunità, anche per rispettare le volontà di mio padre. Il vicepresidente Anzil, entusiasta, mi ha detto che si tratta di beni da tutelare assolutamente e che la Regione è pronta a sostenere questa iniziativa», ribadisce Tonutti, indirizzato proprio dal vicepresidente al Comune di Remanzacco.
«La mia proposta di cedere la struttura all’ente locale, però, non è stata accolta», racconta Tonutti, dicendosi «basito» per il diniego. Il sindaco Daniela Briz spiega tuttavia che non si tratta affatto di un “no” a prescindere: semplicemente, chiarisce la prima cittadina, l’assunzione da parte dell’ente locale della responsabilità gestionale del complesso comporterebbe oneri che allo stato attuale il Comune non è in grado di sostenere. «L’unica soluzione sarebbe che la Regione ci appoggiasse, fornendoci le risorse necessarie», commenta il sindaco, sottolineando la grande valenza della collezione di Gino Tonutti ma ricordando che per rendere il capannone stabilmente accessibile al pubblico servirebbero una serie di interventi per l’adeguamento alle normative di sicurezza, cui si unirebbero le spese per il personale adibito alle aperture e alla sorveglianza.
«L’immobile versa in pessime condizioni, dunque richiede un’importante opera di manutenzione straordinaria, che andrebbe estesa ad auto, moto, attrezzi e utensili d’uso agricolo. La collezione Tonutti, unica nel suo genere, rappresenterebbe un qualificante sito di promozione turistica per la Regione», rimarca Briz, concordando sul fatto che il patrimonio va salvaguardato e reso fruibile «nel ricordo del suo fondatore e di chi con lui ha collaborato con entusiasmo e dedizione: è il caso, per esempio, di Riccardo Angeli, che con grande impegno e passione ha contribuito in prima persona al recupero e al restauro di questa straordinario insieme di beni».
Per l’amministrazione comunale, che «conscia dell’importanza e del valore del museo ha più volte incontrato la proprietà e manifestato il desiderio di trovare una soluzione», sarebbe indispensabile un intervento concreto della Regione, attraverso un finanziamento che consenta di inserire il sito nel sistema museale regionale, conclude il sindaco, auspicando l’apertura di un tavolo di confronto mirato. Quattro i settori in cui è suddiviso il polo espositivo: uno documenta l’assetto delle vecchie officine Tonutti, permettendo di osservare macchinari e attrezzature che spaziano dal tardo Ottocento agli anni Sessanta del secolo scorso; il secondo raccoglie le attrezzature che hanno caratterizzato la meccanizzazione del lavoro nei campi. Ci sono poi una divisione dedicata alle moto, con 75 esemplari, e una riservata alle auto d’epoca, forte di 93 mezzi.
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