Il Messaggero Veneto a Latisana: il giornale incontra la comunità nella sala consiliare
Redazione in trasferta con il condirettore Mosanghini per l’80° anniversario della testata. Il sindaco Sette: «Un evento storico per la nostra città»

Un dialogo tra il presente, il futuro e una parentesi speciale e accorata legata al concetto di speranza. Una sala consiliare molto affollata ha accolto con grande calore la redazione del Messaggero Veneto. Latisana ha scelto il suo cuore, il palazzo municipale in pieno centro, per questo evento che per la prima volta l’ha vista fare gli onori di casa con un impeccabile sindaco Lanfranco Sette. Su quelli che sono i banchi della sua amministrazione ieri ha accolto i giornalisti guidati dal condirettore Paolo Mosanghini. Dalla redazione sono arrivati il caporedattore dell’ufficio centrale Antonio Bacci e la vice caporedattore Anna Buttazzoni, Luana De Francisco, caposervizio della Cronaca, e Alessandra Ceschia, caposervizio della Provincia, che spesso ospita le notizie relative alla città di Latisana.
I giornalisti sono stati accolti da una nutrita rappresentanza del consiglio comunale stesso che non ha perso l’occasione di scambiare un saluto o quattro chiacchiere con coloro che spesso sentono per aggiornamenti. C’erano quindi il vicesindaco Ezio Simonin, gli assessori Martina Cicuto, Sandro Vignotto, Denisa Pitton, Elena Martinis e Carlo Tria e i consiglieri di maggioranza David Dell’Ominut e Antonino Zanelli e di opposizione Angelo Valvason, Daniela Lizzi, Massimo De Bortoli, Lodovico Conte e Piercarlo Daneluzzi, che formalmente ieri mattina rappresentava anche la sezione Afds di Latisana. C’era anche Rosanna Colusso del Gruppo Mamme di Latisanotta, il presidente del Comitato per il Gemellaggio Giuseppe Schiraldi, una rappresentanza della polizia locale, dell’Udinese Club con il giornalista Marco Tavian, il vicepresidente della casa di riposo Francesco Zanin, lo storico Enrico Fantin, il presidente della sezione Anc di Latisana Giovanni Doretto, la dirigente scolastica dell’Isis Mattei Angela Napolitano e un’importante rappresentanza del Comitato Alluvioni - 60 anni senza sicurezza, oltre alla consigliera regionale Maddalena Spagnolo e tanti cittadini. Fra loro il poeta Ivano De Marchi, che ha recitato una sua poesia. Per un evento “storico” come questa prima visita, è arrivato anche monsignor Carlo Fant.
Il condirettore Mosanghini ha salutato i presenti ricordando che il Messaggero Veneto nasce come giornale di comunità, da sempre legato al territorio, e ha ricordato che quest’anno celebra l’80° anniversario dalla fondazione.
«Parlare di territorio e ambiente e di come tutto si modifichi è qualcosa che il quotidiano deve fare», ha spiegato. «Nel corridoio della redazione udinese ci sono alcune pagine storiche e tra queste ce ne sono alcune dei tempi dell’alluvione», ha aggiunto. «Quelle pagine restituiscono la visione di quello che avvenne allora. Il cronista dei tempi Mario Blasoni era un giovane corrispondente di cui venne pubblicato un articolo che iniziava con “telefono mentre l’acqua sale” e che venne interrotto nel momento in cui si fermarono le comunicazioni in tutta la città».
Il condirettore ha quindi ringraziato anche i lettori che dimostrano una fidelizzazione importante con la testata in un’epoca in cui le stesse edicole iniziano a scarseggiare. Dopo aver assistito alla riunione di redazione, molti presenti hanno commentato positivamente l’esperienza vissuta, affermando che «vedere dal vivo e conoscere di persona i giornalisti è qualcosa che fa capire come si fa un giornale», qualcosa che altrimenti veniva lasciato all’immaginazione.
Mentre una parte della redazione era a Latisana, in collegamento da Pordenone e da Udine altri giornalisti iniziavano a creare le pagine, e i collaboratori erano invece disseminati in giro per la regione per seguire gli appuntamenti o per occuparsi degli approfondimenti. La redazione funziona in modo tentacolare e lo ha dimostrato.
Monsignor Fant, in chiusura, ha raccontato di essere un lettore del Messaggero Veneto dal 1955. «Allora mio papà lo recuperava nel municipio di Reana e lo portava a casa, così io leggevo sempre le notizie il giorno successivo. Latisana è una città che nel 1918 ha visto molte persone partire alla ricerca di una speranza all’estero. Nel 1944 la città fu bombardata e si è rimessa in piedi con la speranza di un futuro. Il 1965 ha portato, con l’alluvione, una fogna che ha ricoperto tutto. Dopo mesi e mesi di pulizie, quando tutto sembrava pronto per un nuovo inizio, è arrivata la seconda alluvione. La città nonostante tutto si è fatta forza e si è rialzata, ancora una volta guidata dalla speranza, e io vi chiedo questo: di mettere un po’ di speranza nei vostri pezzi».
Il condirettore Mosanghini ha risposto che «Spesso la speranza non è conciliabile ma talvolta, sorprendentemente, viene inserita nei pezzi. Nel racconto del terremoto, ad esempio, c’è stato un articolo che parlava dei danni e che fotografava una situazione difficile, ma il titolo a tutta pagina “Una gran voglia di vivere” che venne scelto allora non poteva venire scelto più appropriatamente e infatti lo ricordo ancora».
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