Il Messaggero Veneto in festa con la sua gente a Pordenone in un teatro gremito

Il direttore Possamai: «Un caso di scuola, la relazione con voi emerge forte». Il condirettore Mosanghini: «Rapporto simbiotico con la nostra terra». L’omaggio di Regione, Confindustria, Comune e diocesi

Sara Palluello

​​​​​Si è svolto nel segno della comunità e della forza che da sempre lega lettori e giornalisti – un sodalizio capace di superare le evoluzioni tecnologiche e di mantenere saldo un cammino consolidato nel tempo – l’evento per gli ottant’anni del Messaggero Veneto. Venerdì sera, al teatro Verdi di Pordenone, si è celebrato il profondo legame che il quotidiano ha costruito con il territorio dal 1946 a oggi.

Come ha ricordato Paolo Possamai, direttore editoriale Nem e direttore responsabile dei quotidiani del gruppo, la serata ha sancito l’incontro tra due anime: la comunità lavorativa, composta da giornalisti, collaboratori, amministrativi, tipografi e commerciali, e la grande comunità dei lettori. «Il caso del Messaggero Veneto è un caso di scuola ed è vitale per la relazione che si manifesta qui in teatro ed emerge con forza», ha sottolineato, descrivendo il giornale come «uno specchio e uno strumento di leva per dare un segno di benessere collettivo, simile a uno spartito completo con tutte le parti dell’orchestra che suonano all’unisono». Rivolgendosi poi direttamente alla platea, ha concluso: «Speriamo sempre di essere all’altezza della vostra fiducia».

Un concetto ribadito dal condirettore Paolo Mosanghini, che ha rimarcato come i lettori rappresentino il vero motore del giornale, da ringraziare ogni giorno per la fiducia rinnovata in edicola e sulle piattaforme digitali. «Grazie a questo rapporto simbiotico, la testata si è radicata profondamente nel territorio, diventando leader e raccontando con aderenza lo sviluppo sociale ed economico, i problemi, l’associazionismo, la cronaca, la politica e le storie quotidiane».

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Sulla stessa linea Enrico Marchi, presidente e fondatore del Gruppo, il quale ha evidenziato come la numerosa partecipazione in teatro restituisca la misura esatta del senso di responsabilità nel rappresentare la comunità: «Noi vogliamo essere la voce dei territori, non i cronisti».

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Dopo i saluti istituzionali dei vertici aziendali, la serata è entrata nel vivo con un panel di primo piano moderato dal caporedattore centrale Antonio Bacci. Vi hanno preso parte l’assessore regionale al lavoro, formazione e istruzione Alessia Rosolen, il presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti, il sindaco di Pordenone Alessandro Basso e il vescovo della diocesi di Concordia-Pordenone monsignor Giuseppe Pellegrini.

Rosolen ha ripercorso con un pizzico d’ironia il suo rapporto personale con la testata: «Il Mv ha fatto parte della mia vita dal 2008, quando sono diventata assessore regionale presenziando alle celebrazioni per la costituzione dell’Università di Udine, ma la mia prima comparsa sulle pagine risale al 1989». Ha ricordato infatti la protesta alla piazza transalpina insieme all’onorevole Gastone Parigi per replicare agli eventi di Berlino, un momento immortalato proprio dal quotidiano.

Agrusti ha riflettuto sull’evoluzione del rapporto tra la classe dirigente e l’informazione: «Usavamo i giornali facendoci utilizzare, ma sempre con rispetto per la libertà dei giornalisti. Con il Mv c’è sempre stata una relazione molto intensa, utile e a volte patologica». Ha descritto il giornale come un interlocutore quotidiano, dialettico e intelligente «con cui il confronto resta stimolante anche quando esprime posizioni scomode» Basso, che ha anche evidenziato la sfida stimolante di mantenere viva la tradizione giornalistica nell’era moderna, mentre monsignor Pellegrini ha chiuso il “tavolo” offrendo una riflessione sul giornalismo etico e sociale, citando i principi di vicinanza e verità al servizio della persona.

La seconda parte della serata ha visto protagonista la giornalista Maria Latella. Nel suo intervento, ha ripercorso la propria carriera iniziata nel 1980 alla carta stampata (Il Secolo XIX, la direzione del settimanale Anna) prima del passaggio alla televisione su Sky TG24 e Rai, analizzando l’evoluzione del ruolo delle donne nei ruoli apicali della politica e dell’informazione. Spazio poi alle voci del territorio con l’esperienza dei ragazzi di MV Scuola, dei lettori abbonati e degli edicolanti storici.

La chiusura musicale è stata affidata al pianista e compositore Remo Anzovino, che ha allietato la platea con una raffinata selezione di brani del suo repertorio.

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L’evento, organizzato in collaborazione con l’associazione culturale Leali delle Notizie di Ronchi dei Legionari presieduta da Luca Perrino e con la regia di Francesco Guazzoni, ha visto la partecipazione straordinaria di una fitta rete di realtà associative locali: Ana, associazione bersaglieri, club Rotary e Lions, ProPordenone, Fondazione Bambini Autismo, San Valentino, Società operaia, Panorama, Pordenone Pedala, Efasce, Anioc, Avis e Aido, Croce Rossa, Avo, camminate in rosa Pordenone e Prata, comandanti onorari Base Aviano, Protezione civile di Pordenone, RipuliAmo Pordenone, A ruota Libera, Ute, Aifa, Proloco Pordenone, Fidapa, Inner Wheel, Soroptimist, Panathlon, Pordenone Fc Calcio, Nuovo Pordenone Fc.

Nel finale lanciato il nuovo appuntamento culturale: il primo martedì dei prossimi tre mesi, il Gruppo Nem darà appuntamento al Capitol per tre serate gratuite alle 20.30, dedicate ai temi che hanno reso Pordenone capitale italiana della cultura per il 2027.

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