Immagini del maggio 1976
Immagini del maggio 1976

Il terremoto nei ricordi del maresciallo Vazzoler: «Noi carabinieri mandati tra le macerie a cercare i sopravvissuti»

Il 9 maggio tutti quei commilitoni, allora ventenni, si ritroveranno a Gorizia per celebrare l’evento

Francesca Artico

Il primo ricordo è quello «della farmacia crollata e di una anziana deceduta tra le macerie». Lui era uno dei ragazzi di vent’anni carabinieri ausilari del 13º Reggimento di stanza a Gorizia appena usciti dalla scuola di Fossano, erano inesperti, ma nella tarda serata di quel 6 maggio 1976, vennero caricati sui camion con destinazione Osoppo, Gemona e Maiano, per andare a salvare vite umane nel Friuli devastato dal terremoto.

Erano una sessantina, arrivati in zona su tre mezzi militari, senza esperienza e con pochi mezzi, ma ci misero non solo le mani ma anche il cuore per aiutare la gente. Una esperienza questa che ha segnato molti di loro, tanto che alcuni hanno deciso di continuare a operare nell’Arma, con una forte motivazione: aiutare la gente nel momento del bisogno.

Quei “ragazzi” si ritroveranno il 9 maggio a Gorizia, per ricordare quel vissuto che consolidò non solo lo spirito cameratistico, ma anche amicizie mai venute meno nonostante la lontananza. A raccontare di quella sera dove tutto iniziò, a nome dei “commilitoni”, è oggi Lorenzo Vazzoler, maresciallo dei carabinieri in quiescenza e presidente della locale associazione d’arma, con ancora davanti agli occhi quei terribili giorni.

La macchina dei soccorsi

«Erano circa le 21 e stavamo giocando a biliardo quando ci arrivò l’ordine di recarci in camerata, di tenerci a disposizione e di prepararci (tutte le libere uscire erano revocate) perché avremmo dovuto prestare soccorso alle popolazioni colpite dal sisma. Circa dieci minuti dopo – racconta Vazzoler – ci hanno fatto salire sui camion con direzione le zone del terremoto. Alle 23, siamo arrivati a Osoppo, eravamo tra i primi soccorritori, dove lasciarono un ventina di noi: gli altri vennero dislocati tra Gemona e Maiano. Ci venne assegnato il compito di cercare la gente intrappolata tra le macerie e portare soccorso laddove veniva richiesto».

Lorenzo Vazzoler
Lorenzo Vazzoler

C’è quel primo ricordo della farmacia e dell’anziana. Seppur coordinati dagli ufficiali Sergio Frau, Corrado Frassinesi, Igino Pizzamiglio e Giusti da Roma – spiega –, dovemmo sparpagliarci a gruppi di 2 o 3 ausiliari, per seguire la gente che ci chiamava e ci indicava dove c’era gente sotto le macerie. Ho il terribile ricordo della stalla che bruciava con gli animali dentro. Scavammo tutta la notte tra le grida delle gente disorientata: all’alba un momento di gioia: nei pressi della chiesa di Osoppo riuscimmo a estrarre una donna viva che aveva solo una calza che teneva insieme una gamba: fu soccorsa e trasportata all’ospedale di Tolmezzo».

La generosità dei friulani

«Scavare senza sosta senza mai fermarci un attimo, sopraffatti dalla stanchezza, senza bere o mangiare, abbiamo conosciuto il grande cuore della gente friulana, gente povera ma generosa – dice Lorenzo con l’emozione negli occhi –. Un gesto per tutti: il proprietario del panificio di Osoppo, ridotto quasi in macerie, venne a offrire dell’acqua da bere a quanti stavano prestando soccorso: non aveva altro, ma ci dette l’unica cosa che aveva, dandoci la forza di continuare a scavare».

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I morti

«Dopo due giorni veniamo trasferiti a Majano: quello che ci troviamo di fronte è terribile: una fila di salme, erano i morti sotto le macerie di due condomini crollati. Abbiamo trasportato a spalla quei poveri resti nei camion, poi tumulati in una fossa comune in quanto ormai stavano decomponendosi. È stato un momento difficile per tutti: questo dramma nel dramma lasciava sconvolti, ma bisognava andare avanti, la gente aveva bisogno di noi. Dopo Majano, siamo andati a Gemona: dove abbiamo lavorato ore per estrarre un anziano morto nel suo letto, per farlo abbiamo dovuto sollevare la trave del tetto cadutagli addosso. Lo abbiamo portato nel cimitero, anche qui abbiamo trovato file e file di casse con dentro i morti. Quando sono arrivate le ruspe e i caterpillar, sono iniziate le demolizioni delle abitazioni pericolanti: da una di queste abbiamo recuperato i libretti di banca, una somma consistente di denaro, che abbiamo consegnato al tenente Massimo Bordonato, che l’ha consegnata ai carabinieri della locale Stazione. Dormivamo nella tendopoli lungo la pontebbana da dove partivamo laddove eravamo richiesti per compiti di sorveglianza a medicine e viveri perché in quei giorni c’era bisogno di tutto e mancava tutto e spettava a noi mettere in fila la gente per la consegna».

Le altre scosse

A settembre le nuove scosse, ma questa volta «veniamo dislocati nella caserma di Casarsa della Delizia, con compiti di vigilanza e antisciacallaggio nell’area del Maniaghese colpita dal sisma dove siamo rimasti per circa un anno». —

 

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