Mappe di filiera, acciaierie ed elettrolizzatori: maxi piano per l'idrogeno verde in Friuli Venezia Giulia

Studio di Area Science Park e milioni di fondi regionali a ricerca e industria: le strategie di sviluppo che uniscono università e grandi aziende energivore

Laura Blasich
L'impianto Apt a Monfalcone
L'impianto Apt a Monfalcone

La Valle dell’idrogeno a cavallo tra Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Croazia passa dalla fase di costruzione, ricerca, progettazione a quella concreta, già in grado di fornire dei servizi ai cittadini. Sostenibili sotto il profilo ambientale, ma sempre più anche sotto quello economico a fronte dell’enorme aumento del prezzo del petrolio e dei suoi derivati.

In partenza

Apt, l’Azienda provinciale dei trasporti di Gorizia, ha ultimato il suo impianto a Monfalcone, alimentato per il 60% da un parco fotovoltaico annesso, e sta già producendo idrogeno, quello che utilizzeranno i primi nove autobus urbani acquistati e ordinati nel 2024 dall’azienda e che saranno su strada entro l’autunno. Nel frattempo Apt, il cui impianto produce fino a un massimo di 450 chilogrammi di idrogeno al giorno, sta andando all’acquisto di ulteriori sei mezzi (più altri tre opzionali) e di tre colonnine di ricarica (più una opzionale), che dovrebbero essere consegnate tra il 2028 e il 2029. Pure l’Hydrgen Hub Trieste, promosso da AcegasAps Amga, grazie al primo bando gestito dall’assessorato alle Attività produttive da 14 milioni, è ormai in dirittura (ne parliamo a fianco) e servirà ad alimentare i bus di Trieste Trasporti, oltre agli stabilimenti industriali di un’ampia area.

Progetti pilota

Quelli di Apt e di AcegasApsAmga sono due dei 17 progetti sperimentali inclusi nella Nahv, finanziata dall’Ue, per integrare la filiera della produzione, lo stoccaggio, la distribuzione e l’utilizzo. Oltre confine, Cherso ad esempio è una delle tre Smart communities of practice ( insieme ad Aidussina e Celje in Slovenia) e punta sull’idrogeno anche per i trasporti via mare (un catamarano a idrogeno). C’è anche l’industria più energivora, però, a puntare sul combustibile green. Il Friuli annovera le Acciaierie Bertoli Safau a Pozzuolo del Friuli e i Cantieri Navali di Venezia a Manzano, cui sono andati i 15 milioni di euro messi a bando sempre dall’assessorato alle Attività produttive poco più di un anno fa. In Croazia c’è la raffineria Ina di Fiume, il cui impianto, affiancato da un parco fotovoltaico, dovrebbe produrre circa 1.500 tonnellate di idrogeno verde all’anno, a partire dall’inizio del 2027 da utilizzare per i propri processi di raffinazione e da vendere al settore dei trasporti.

La filiera potenziale

La mappatura della filiera regionale dell’idrogeno rinnovabile, realizzata da Area Science Park nell’ambito di un progetto finanziato dall’assessorato alla Ricerca, parla del resto di 414 imprese del Fvg che vi sono riconducibili soprattutto per gli utilizzi finali del combustibile, seguiti dai servizi trasversali e dal comparto energetico. I segmenti meno rappresentati cono invece stoccaggio, trasporto e mezzi H2 ready. Lo studio fornisce, come spiega l’assessorato alla Ricerca retto da Alessia Rosolen, informazioni «utili e necessarie per mettere in campo le successive azioni volte a costituire realmente le filiere, anche con il supporto del cluster regionale Mare Fvg».

Ricerca e sviluppo

Nel frattempo sono passati alla fase operativa i progetti, finanziati sempre dall’assessorato con 11, 2 milioni, per la realizzazione di cinque infrastrutture di ricerca da parte di Area Science Park, Cnr, Elettra, Ogs, Sissa, Università di Trieste e ateneo di Udine. Gli ambiti? Dallo stoccaggio geologico dell’idrogeno allo studio avanzato dei materiali, dai digital twin alle tecnologie per elettrolizzatori, celle a combustibile e stoccaggi e a una piattaforma dedicata alla produzione di idrogeno verde. Proseguono anche la realizzazione dei sette progetti di ricerca avviati nel 2026 per 4,7 milioni, assegnati ai sette enti già coinvolti.

La Regione, il cui gruppo tecnico tra le diverse direzioni dedicato all’idrogeno è ora operativo, nel frattempo ha lavorato, chiudendo in estate una prima bozza, sugli schemi di incentivazione per sostenere lo sviluppo delle filiere nell’area della Nahv: si va dai contributi agli investimenti ai sostegni ai costi operativi, dalle aste competitive fino alle agevolazioni fiscali e tariffarie.

Strategia vincente

«La strategia adottata si è rivelata vincente: abbiamo creato un’infrastruttura, siamo molto più avanzati nella ricerca degli altri territori», afferma l’assessore alla Ricerca Alessia Rosolen, cui spetta il coordinamento del tavolo sull’idrogeno, aggiungendo: «Purtroppo, è un percorso ancora troppo lento per fornire una soluzione incisiva ai problemi di questi mesi». Anche per l’assessore alle Attività produttive Sergio Emidio Bini il Fvg «si conferma una Regione all’avanguardia nell’innovazione industriale, anche grazie al determinante sostegno dell’amministrazione pubblica». Bini ricorda come «investire nella produzione di idrogeno da fonti rinnovabili è un’azione indispensabile per la decarbonizzazione di due settori particolarmente inquinanti: l’industria hard-to-abate e i trasporti». Significa, però, per l’assessore, «anche creare sul nostro territorio nuove opportunità di sviluppo economico, attirando imprese, progettualità e risorse private, generando posti di lavoro altamente specializzati». Per l’assessore Bini ora «da qui ai prossimi anni bisognerà lavorare per garantire una supply chain adeguata e soprattutto la distribuzione del prodotto finito».

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