Carta Docenti, il boom dei ricorsi ingolfa il Tar: il Ministero non paga e i precari vanno in tribunale

Nel 2025 i ricorsi amministrativi sono balzati a 708, trainati dalle vertenze degli insegnanti. Massimo Gargiulo (Cgil): «Ritardi inammissibili, anche con la sentenza in mano i soldi non arrivano»

Valeria Pace
La sede del Tribunale amministrativo regionale del Fvg
La sede del Tribunale amministrativo regionale del Fvg

A impegnare i giudici amministrativi del Friuli Venezia Giulia sono stati in larga misura gli insegnanti. Se, rispetto all’anno precedente, nel 2025 sono arrivati al Tar 252 ricorsi in più, per totali 708, quelli che riguardano i docenti sono stati ben 282. Il 2025 è stato l’anno del boom, ma già nel 2024 erano ben 77.

Eppure il passaggio dalle aule delle scuole a quelle dei tribunali non è proprio immediato. Che cosa sta succedendo dunque? Il nodo riguarda la Carta docenti, il buono da 500 euro l’anno che introdusse nel 2015 la “Buona scuola” dell’allora premier Matteo Renzi.

Una forma di welfare integrativo ante litteram, con cui gli insegnanti possono comprarsi computer, tablet, libri, ma anche contribuire alle spese di formazione e aggiornamento. Peccato che questi soldi non arrivino a tutti i docenti, ma solo a quelli assunti a tempo indeterminato, tagliando fuori precari ed educatori attivi negli educandati e convitti. E allora alla levata di scudi dei sindacati hanno fatto seguito una sfilza di vertenze legali. Che vengono costantemente vinte dai docenti. «È una palese ingiustizia. Noi sindacati abbiamo più volte provato a metterla a posto per via contrattuale. Siccome questo non è stato possibile ci siamo organizzati per via del contenzioso, che conquistiamo ogni volta», commenta Massimo Gargiulo, segretario regionale della Flc Cgil.

Questo però capita davanti al giudice del lavoro. Come si arriva dunque al Tar? «Il nostro pessimo datore di lavoro anche quando perde non paga», attacca Gargiulo. «Anche se il giudice del lavoro dice: “Devi prendere 500 euro”, i soldi non arrivano. Il passo successivo è dunque chiedere l’ottemperanza al Tar, e poi i tribunali amministrativi si ingolfano». Nello specifico, «ci sono docenti con la pronuncia del giudice in mano dal 2023 che non hanno ancora visto i soldi e si sono dunque ritrovati a dover chiedere ottemperanza al Tar, si tratta di una serie clamorosa di ritardi pazzeschi e inammissibili», ricostruisce ancora il sindacalista.

Tuttavia, «vista la malaparata nei tribunali – nota ancora Gargiulo – il ministero ora ha iniziato a pagare prima di arrivare al Tar. A Udine in 40 casi è arrivato il pagamento».

Le cifre sono veramente importanti in tutta Italia, a quanto riferisce il sindacalista della Cgil: «Nel solo Friuli Venezia Giulia i ricorsi sono migliaia. Bisogna infatti considerare che in regione ci sono 3.500 docenti precari... E se sei precario storico e moltiplichi quei 500 euro per gli ultimi 5 anni, in ballo ci sono parecchi soldi. E le abilitazioni e i Tfa (tirocinio formativo attivo, un corso universitario di specializzazione della durata di 8 mesi) che devono fare costano. Ormai il ricorso è a tappeto», spiega Gargiulo, che aggiunge un’annotazione: «Siamo a febbraio e non abbiamo ancora visto accreditati i 500 euro di quest’anno scolastico».

Ora, nella trattativa per il rinnovo del contratto, il ministero è pronto a darlo ai precari, ma «gira voce che il quantitativo sarà abbassato: si vocifera che da 500 euro passerà a 388. La presunta estensione di un diritto diventerà una compressione per tutti», conclude.

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