Sanità in Fvg, il concorso per infermieri copre solo il 40% dei posti: 98 assunzioni su 251 stimate

Pubblicate le graduatorie Arcs: AsFo e Asugi coprono il 60% delle esigenze, mentre in AsuFc l'ingresso dei nuovi vincitori si ferma al 26%

Marco Ballico

Il concorso regionale di aprile porta 98 infermieri assunti a tempo indeterminato nelle Aziende sanitarie del Friuli Venezia Giulia, ma lascia scoperto il 60% dei 251 posti messi a bando.

Sono i numeri del decreto Arcs 194 dell’1 ottobre, il documento che approva le graduatorie definitive della procedura. Un finale atteso (le domande, 244, erano in partenza inferiori all’offerta) che conferma la difficoltà per il sistema di trovare persone interessate alla professione.

La situazione è peraltro differenziata nei territori. In AsFo si raggiunge il 65% di copertura (26 vincitori su 40 posti a bando), in Asugi il 60% (30 su 50 posti), mentre in AsuFc, lì dove servivano 150 nuovi ingressi, con 39 promossi non si va oltre il 26%. A completare il quadro i 3 vincitori tra Cro (2 su 10) e Burlo (1 su 1). Un totale di 98 persone cui le Aziende potranno proporre contratti di assunzione, con la clausola, prevista dal bando di concorso, del vincolo di almeno tre anni di permanenza in servizio effettivo dalla data di assunzione prima della concessione di eventuali nulla osta alla mobilità extraregionale.

La reazione degli Ordini delle professioni infermieristiche non è comunque di delusione. Luciano Clarizia, coordinatore regionale di Opi Fvg, parla esplicitamente di «bicchiere mezzo pieno». Una sintesi che dipende dal confronto con il resto d’Italia: «In altre regioni si fatica ancora di più, e non dimentichiamo che saranno i prossimi mesi quelli in cui raccoglieremo i frutti degli incentivi messi a punto dall’amministrazione regionale, che interessano sia i lavoratori che gli iscritti alle facoltà universitarie». Per rafforzare gli organici, si punta anche sui giovani laureati del Sud. Gli incontri con i colleghi, aggiorna Clarizia, «sono già stati preparati e partiranno dopo le lauree di novembre, con tappe previste in Sicilia, Puglia e Campania, per illustrare tutti i vantaggi che il Fvg offre agli infermieri».

Quanto agli arrivi dall’estero, il coordinatore di Opi Fvg fa sapere di contatti con Argentina e India, ma preferisce per ora attendere: «Visto che abbiamo la possibilità degli arrivi dal Mezzogiorno, aspetterei un attimo». Anche Stefano Giglio, presidente di Opi Udine, trasmette un messaggio positivo. «Siamo fiduciosi che questi nuovi colleghi vengano al più presto inseriti nelle Aziende, così da poter dare una boccata d’ossigeno alle nostre organizzazioni» osserva. «Ringraziamo la Regione per aver voluto dare avvio a queste procedure nel tentativo di riequilibrare gli organici e garantire sempre migliori prestazioni di qualità al cittadino. Speriamo che i posti vengano coperti in ogni loro necessità».

Lettura prudente, ma non negativa, quella di Michael Valentini, presidente di Opi Trieste: «Poche entrate e tante stabilizzazioni, ma è pur vero che i concorsi sono frequenti e il grosso arriverà dopo le lauree di novembre, dove auspichiamo numeri ben più alti. In generale è un buon bilancio, restituzione del grande lavoro fatto. Fermo restando che serve tenere la guardia alta e continuare a lavorare». Il presidente di Opi Gorizia Erik Laurencic aggiunge: «Il risultato è positivo, ma il problema della carenza di personale resta. Soddisfatti per ogni nuovo collega che entrerà nel sistema, ma siamo consapevoli che la vera sfida sia rendere la professione più attrattiva e riuscire non solo a reclutare, ma anche a trattenere gli infermieri».

E così Luca Petruz, segretario del Nursind Fvg: «Nonostante l’incremento sostanziale degli incentivi regionali e i continui concorsi banditi da Arcs, i numeri restano insufficienti per coprire le carenze croniche di infermieri». Per il sindacato, il problema non è soltanto quantitativo: «Tutti quanti dobbiamo impegnarci e lavorare su nuovi modelli organizzativi per attrarre i giovani». Gli aumenti salariali, il potenziamento delle borse di studio e gli incentivi per le aree disagiate sono strumenti giudicati positivamente, ma «l’impatto di queste misure richiederà tempo».

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