Lo scarto tra grandi città e provincia, il peso del voto politico: cosa dicono i risultati del referendum in Fvg

Il caso più clamoroso è la provincia di Udine, dove il Sì trionfa nettamente con il 57,26% ma nel capoluogo invece prevale il No con il 52,27

Cristian Rigo
(foto Massimo Silvano)
(foto Massimo Silvano)

Il Nord Est dice Sì. Contrariamente al resto del Paese, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lombardia si schierano a favore della riforma proposta dal Governo Meloni. Sono le uniche tre regioni in controtendenza e non può evidentemente essere un caso che siano tutte e tre amministrate dal centrodestra con un presidente espresso dalla Lega. In Friuli Venezia Giulia il Sì si impone con il 54,47% delle preferenze trascinato soprattutto dalle province di Pordenone (57,8) e Udine (57,26). In quelle di Trieste e Gorizia invece, così come in tutti e quattro i capoluoghi, vince il No rispettivamente con il 53,04 e il 51,97%.

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Voto politico

A conferma del fatto che il voto per il referendum ha avuto anche una forte valenza politica. E che le amministrazioni di Attilio Fontana in Lombardia, Luca Zaia prima e Alberto Stefani poi in Veneto e Massimiliano Fedriga in Friuli Venezia Giulia godono di un’ampia fiducia. Al punto da ribaltare una tendenza generale che invece ha visto respingere con chiarezza la riforma sulla giustizia immaginata dal ministro Nordio.

Gli italiani hanno, ancora una volta, detto che la Costituzione va bene così com’è. Era già accaduto nel 20216 quando Renzi propose senza successo il superamento del bicameralismo paritario, la revisione del Titolo V e la soppressione del Cnel. Vinse il No con il 59,12% mettendo fine al Governo Renzi. Meloni, invece, ha già assicurato che andrà avanti. Ma per molti il suo Governo non ha più la legittimazione degli elettori.

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L’affluenza

A pesare sulle valutazioni del peso politico di questo referendum c’è anche il dato sull’affluenza. Che è stata sicuramente alta, anche se non da record come avevano fatto immaginare i numeri di domenica. Alla fine in Friuli Venezia Giulia ha votato il 61,64% dei 931.731 aventi diritto. Solo la provincia di Trieste si è fermata appena sotto il 60 con il 59,25% mentre Pordenone è arrivata al 62,84, Gorizia al 62,03 e Udine al 61,87.

Un dato decisamente alto se confrontato con quello del 2020 per la consultazione sul taglio dei parlamentari quando andò alle urne il 50,22% degli elettori. In quella circostanza però, al di là del fatto che la riduzione dei parlamentari era già stata approvata dallo stesso Parlamento con oltre due terzi dei voti, l’esito della consultazione appariva scontato tanto che il Sì ottenne il 69,9%.

Ecco allora che forse il confronto più significativo può essere proprio quello con il 2016 quando la riforma Renzi-Boschi fu poi bocciata con il 60,9%: l’affluenza in quella circostanza raggiunse il 72,5%, quasi 11 punti in più rispetto alle presenze alle urne di lunedì e domenica.

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Le città

Analizzando la dinamica del voto espresso per il referendum emerge un’altra riflessione legata alla differenza tra le città e le province. Perché spesso l’esito è stata di segno esattamente opposto. Il caso più clamoroso, in Friuli Venezia Giulia è quello della provincia di Udine dove il Sì trionfa nettamente con il 57,26% ma nel capoluogo invece prevale il No con il 52,27 e il Sì si ferma quindi al 47,73% quasi dieci punti sotto al dato provinciale (che comprende ovviamente anche i No dei cittadini udinesi).

Ma la stessa dinamica, seppur con una forbice più ridotta si registra a Pordenone dove la provincia registra la percentuale più alta di Sì, il 57,8 ma nel capoluogo si impone, seppur di misura il No col 50,41%.

A Trieste e Gorizia invece le differenze sono meno marcate o addirittura assenti per quanto concerne il capoluogo regionale per ovvi motivi considerate l’incidenza della città in termini di elettori: il No vince col 53%. Anche a Gorizia il No prevale sia in città col 50,17 che in provincia col 51,97%.

Le metropoli

Se nelle province si registrano i migliori risultati a favore della riforma, nelle grandi metropoli è il No a trionfare. A Torino la forbice è ampissima: il Sì si ferma al 35,23 mentre il No vola al 64,77% (in Piemonte ha chiuso al 53,5%). Anche a Milano ci sono molti punti di scarto con il Sì che si attesta al 41,67 mentre il No vola al 58,33 con la Lombardia che invece vede l’affermazione del Sì al 53,57%.

Stesso scenario a Venezia: il No vince col 55,13% contro il 44,87 del Sì mentre nell’intero Veneto è il Sì a festeggiare con il 58,42% (la percentuale più alta in assoluto a livello di regioni). A Bologna il Sì, fermo al 31,81, viene più che doppiato dai voti del No che si attestano al 68,19 per cento, mentre l’Emilia Romagna chiude con il No al 57,25%. Nel capoluogo ligure, a Genova, il Sì arriva appena al 35,98 per centro mentre il No arriva al 64,02% con la Liguria che vota No nel 57,04%.

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