Percorsi Scuola-lavoro con imprese certificate e tecnologie avanzate nel nome di Lorenzo
Le proposte in un evento a Trieste nel terzo anniversario della Carta di Lorenzo. Il papà del diciottenne morto durante uno stage ai ragazzi: «Non siate passivi»

È un impegno collettivo che cresce quello innescato dalla Carta di Lorenzo, assieme alla consapevolezza. Quella ad esempio che «non tutte le aziende sono adatte a ospitare i percorsi di formazione scuola-lavoro: ci vorrà una certificazione», come ha affermato il presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti intervenendo a Trieste all’evento “La carta di Lorenzo – A scuola di sicurezza”.
L’iniziativa è stata organizzata nell’aula magna dell’Istituto tecnico statale “Alessandro Volta” in occasione del terzo anniversario della Carta di Lorenzo, il manifesto sottoscritto nel 2023 dalla famiglia di Lorenzo Parelli, morto a 18 anni il 21 gennaio del 2022 all’ultimo giorno di stage in un’impresa di Lauzacco, da Regione e Confindustria assieme a scuole, sindacati e altre istituzioni per sottolineare l’impegno comune alla creazione di una rete di formazione e lavoro più sicura, promuovendo una cultura della sicurezza sul lavoro diffusa e consapevole.

«È un patto tra imprese e giovani quello che abbiamo firmato e non lo trasgrediremo», ha aggiunto Agrusti. Tecnologie e cultura della sicurezza sono i due pilastri della proposta avanzata ieri invece dal presidente di Confindustria Udine Luigino Pozzo.
«La tecnologia – ha affermato Pozzo – rappresenta uno strumento decisivo per aumentare i livelli di sicurezza. In questa direzione si inserisce il progetto “Safety by Technology”, avviato da Confindustria Udine nelle scuole superiori, con l’obiettivo di avvicinare i giovani alle soluzioni tecnologiche, che possono prevenire gli infortuni e rendere i luoghi di lavoro più sicuri».
Accanto alla tecnologia, però, l’esigenza di costruire una vera e propria cultura della sicurezza, che non può nascere solo nei luoghi di lavoro, ma deve essere formata molto prima. «La proposta è chiara – ha sottolineato Pozzo –: la sicurezza deve diventare materia di studio nelle scuole medie e superiori, al pari delle altre discipline fondamentali, con una valutazione formale. Solo così la sicurezza può diventare un valore interiorizzato, un modo di pensare e di agire che accompagni i giovani per tutta la vita lavorativa e personale».
Sul ruolo centrale della scuola si è soffermato anche il governatore Massimiliano Fedriga , ritenuta fulcro del cambiamento, dove l’apprendimento della prudenza diventa uno strumento vitale in chiave di prevenzione. «Una maggior sicurezza passa sicuramente attraverso i nuovi strumenti tecnologici che abbiamo a disposizione per garantirla, ma non si può prescindere dalla cultura – ha aggiunto –. Ci deve essere un coinvolgimento collettivo per evitare drammi che purtroppo ogni anno, nel nostro Paese, colpiscono migliaia di persone».
Il direttore dell’Inail Fvg Angela Forlani non ha fornito dati, ma ha parlato «di una leggera flessione del numero degli infortuni in regione, anche se sono in aumento quelli in itinere».
Il focus che l’Istituto dedica agli infortuni scolastici, che sono comprensivi anche di quelli avvenuti nell’ambito dei percorsi formazione scuola-lavoro, rileva un andamento invece pressoché stabile nel 2025 rispetto al 2024. Lo sforzo collettivo messo in atto in Friuli Venezia Giulia è quindi centrale, come rilevato dall’assessore regionale al Lavoro e Istruzione Alessia Rosolen, invitando a intendere la sicurezza sul lavoro «non come un peso burocratico, ma come un linguaggio universale di responsabilità e dignità».
A chiudere la mattinata, che ha visto il contributo tra gli altri anche dell’Ufficio scolastico regionale e di Anmil Fvg, i genitori di Lorenzo, Dino Parelli e Maria Elena Dentesano, dai quali è nata la Carta e che ieri si sono rivolti soprattutto agli studenti presenti. «A voi chiediamo di essere protagonisti, di non essere passivi: siate, se serve, anche scomodi», ha detto Dino Parelli, chiedendo invece ai docenti di «essere i primi alleati» dei ragazzi. «Il futuro non accade, ma lo costruiamo noi: siate il cambiamento», ha concluso il papà di Lorenzo. —
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