La Regione tira dritto: «Al voto per le Province entro la fine di maggio»

Le rassicurazioni di Roberti: «Pronti per le leggi di settore». Slitta il trasferimento formale dei dipendenti dagli Edr

Marco Ballico
Udine. Palazzo Belgrado.
Udine. Palazzo Belgrado.

 

Le Province del Friuli Venezia Giulia, attive dall’1 gennaio 2027, andranno al voto nella seconda metà di maggio del prossimo anno. Lo assicura l’assessore regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti, confermando la tabella di marcia: almeno 60 giorni prima dell’indizione dovranno essere approvate le cinque norme di settore ancora mancanti, oltre alla legge elettorale.
«Sì, assolutamente sì», risponde Roberti quando gli viene chiesto se sia possibile votare nel 2027, nonostante si facciano attendere, urbanistica a parte, le leggi di settore (ne servono almeno sei) propedeutiche alla chiamata alle urne dei cittadini. Vista la finestra elettorale prevista, dal 15 aprile al 15 giugno, e tenuto conto della collocazione dei ponti del 25 aprile e del primo maggio sul calendario, aggiunge l’assessore, «è sin d’ora verosimile che l’appuntamento possa venire fissato a maggio inoltrato».

Le cinque norme mancanti dovranno definire quali funzioni regionali saranno attribuite ai nuovi enti di area vasta.

Nell’articolato si parla di infrastrutture, trasporti, governo del territorio, risorse agroalimentari, forestali e ittiche, ambiente, demanio idrico e difesa del suolo, cultura e sport, lingue minoritarie, istruzione, politiche del lavoro, politiche giovanili, politiche sociali e attività produttive. Ma al momento Roberti non anticipa i settori su cui si sta lavorando.

«Le proposte», ricorda, «dovranno passare dalla Cabina di regia e richiederanno anche una decisione politica». Fermo restando che «non è escluso che in una settimana di lavori del Consiglio si possa portare in aula più di un provvedimento».

Turbolenze in maggioranza? «Finora sul tema Province siamo stati sempre compatti. Non vedo all’orizzonte un cambio del clima».

Quel che è certo, garantisce ancora Roberti, «l’eventuale anticipazione del voto in Regione non incide sull’iter Province».
Nell’attesa, l’attivazione dei quattro enti si concretizzerà a inizio 2027. Da quella data le Province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine subentreranno agli Enti di decentramento regionale (Edr), che saranno soppressi.

Le competenze iniziali comprenderanno edilizia scolastica, viabilità e urbanistica; dall’1 luglio 2027 è previsto inoltre l’avvio della funzione di supporto ai Comuni, per offrire un riferimento amministrativo e tecnico, utile soprattutto agli enti di minori dimensioni. E dall’1 gennaio 2028 anche un ruolo di assistenza tecnico-amministrativa in materia di servizi informativi e informatici, espropri e progetti europei. Il trasferimento del personale sarà articolato in due tempi.

I dipendenti attualmente in servizio negli Edr saranno messi a disposizione delle Province dal primo gennaio, mentre il trasferimento formale del rapporto di lavoro avverrà dal primo aprile. Si tratta di circa 400 persone, comprese le 44 assunzioni recentemente deliberate. Il differimento, chiarisce Roberti, è tecnico: serve a garantire la regolarità degli stipendi durante il passaggio ai nuovi applicativi informatici degli enti locali, legati al nuovo contratto e ai relativi istituti economici. Fino al primo aprile i dipendenti resteranno dunque formalmente alle dipendenze della Regione.

Le disposizioni riguardano anche la possibilità per le Province di ricevere personale messo a disposizione da altri enti e la gestione dei contratti patrimoniali e degli appalti in scadenza, che resteranno in capo alla Regione fino alla conclusione. Sempre via norma è stata disposta la restituzione alle Province di gonfaloni, targhe e altri riconoscimenti passati ai Comuni capoluogo dopo la soppressione.

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