Invalsi, mai così male in matematica ma il Fvg viaggia in controtendenza: ecco i risultati in regione
Netto il peggioramento in seconda elementare, in particolare per le bambine, mentre a livello locale risultati più confortanti si hanno dalle primarie alle superiori. Il gap in negativo con il periodo pre pandemia però si sta ampliando

Alle scuole elementari gli studenti italiani hanno grandi difficoltà in matematica: chi raggiunge almeno il livello base diminuisce, rispetto alla passata rilevazione Invalsi, di circa 3 punti percentuali sia in seconda che in quinta elementare e sono poco più del 60%.
In Friuli Venezia Giulia, però, il dato è in controtendenza, non solo con il risultato nazionale per il 2026, pubblicato ieri, ma anche con quello rilevato lo scorso anno. Dalla primaria alle superiori gli studenti della regione fanno meglio, ma la performance parametrata al pre pandemia è sconfortante.
Il quadro nazionale
Dunque quasi il 40% non raggiunge il livello minimo di competenze e rispetto al 2019, ovvero prima della pandemia, c'è un calo nei risultati medi di circa l'8-10% (erano oltre il 70%). In matematica il divario di genere a sfavore delle bambine emerge già in seconda elementare, come pure il peso, in negativo, del background migratorio.
Dati in calo anche in terza media (solo il 54,5% raggiunge almeno il livello 3 in matematica e il 56,9% in italiano) e quelli della seconda e quinta superiore non si discostano di molto, pur con un lieve recupero per la matematica sul 2025 per le seconde e per entrambe le materie per le quinte.
Dalla primaria alla conclusione delle superiori i risultati sono in ogni caso in peggioramento dopo la pandemia, con l’unica eccezione dell’inglese e tutto sommato delle competenze digitali (verificate solo alle superiori).
In regione
Le performance in Friuli Venezia Giulia quest’anno sono al di sopra della media nazionale dalla seconda della primaria ai maturandi.
In controtendenza rispetto al 2025 e al 2026 a livello nazionale, il 70% degli alunni di seconda raggiunge almeno la fascia base in matematica, contro il 64% dello scorso anno, piazzandosi al quinto posto in Italia per punteggio medio (e al secondo nella prova di italiano). Il dato migliora ancora in quinta elementare per la matematica (terzo posto), anche se non per l’italiano (undicesimo posto).
Se in terza media a livello nazionale il 57% ha dimostrato di avere le competenze minime in italiano e il 55% in matematica, in Fvg è rispettivamente il 62% e il 64%, ma con una perdita di 12 e 9 punti percentuali rispetto al 2018. La tendenza è analoga in seconda e quinta superiore, un livello di studi dove si registrano differenze marcate tra i licei classico e scientifico, gli altri licei, i tecnici e i professionali.
L’unica voce in miglioramento tra il pre e il post pandemia è l’inglese. Nell’ascolto in terza media si è passati dal 74 all’83% di studenti che hanno centrato i traguardi previsti dal 2018 a quest’anno.
Il Fvg si posiziona molto in alto rispetto alle competenze digitali. «In generale il Friuli Venezia Giulia ha ottenuto risultati molto alti e siamo in generale superiori alla media nazionale in tutte le prove», osserva la dirigente dell’Ufficio scolastico regionale Patrizia Pavatti. «Nella classe quinta primaria, le prove di matematica sono state eccellenti e il Friuli Venezia Giulia è menzionato a livello nazionale. Anche in inglese la performance è elevata con l’89% di alunni che raggiunge i traguardi previsti in terza media», aggiunge Pavatti.
Luci e ombre
Da una prima lettura per Luca Gervasutti, presidente regionale dell'Associazione nazionale presidi e dirigente del liceo classico Stellini di Udine, «emergono già delle considerazioni importanti». La situazione in generale in Fvg è appunto «complessivamente positiva: siamo tra i migliori d’Italia».
La lettura però «cambia se si considera il periodo pre pandemico: in quasi tutte le aree c’è un arretramento e l’unico dato in controtendenza è quello relativo all’inglese». Sono i segnali, secondo Gervasutti, che «la didattica a distanza ha provocato dei danni che non siamo riusciti a colmare». Quello che emerge dalle prove di inglese è comunque che «i ragazzi apprendono non solo dalla scuola, ma attraverso le piattaforme, lo streaming, l’AI».
Un quadro che, per il presidente regionale dell’Anp, vale anche per le altre discipline: «Si è prodotta una forma di apprendimento frammentata e reticolare». Alla pandemia Gervasutti affianca una seconda rivoluzione che ha segnato gli anni dopo il 2020 ed è quella dell’AI.
Se la scuola «è una delle agenzie formative, anche se la più importanti», l’Invalsi, per com’è rimasto strutturato, secondo Gervasutti «non è in grado di registrare le conoscenze e le competenze attuali». Sull’Invalsi «i dirigenti scolastici non hanno in atto un ragionamento», ma di fronte a un mondo che cambia «servono strumenti nuovi». Pure alla scuola.
Abbandono scolastico
L’abbandono nel 2025 si è attestato all'8,2% e, secondo le stime Invalsi potrebbe scendere al 7,3% nel 2026. Si conferma così, con ampio anticipo, il superamento del traguardo del 9% fissato dall'Unione Europea per il 2030, consolidando un risultato di rilievo per il sistema educativo italiano.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








