L’allarme per la laguna di Grado: oltre un terzo degli argini delle valli da pesca è a rischio dissesto

Presentati in Comune i dati del progetto Brave: cormorani, burocrazia ed erosione minacciano il patrimonio lagunare. Tavolo d'intesa tra Regione, Ateneo e Municipio

Antonio Boemo

Poco più del 60% degli argini delle valli da pesca è in buono stato. Queste zone hanno per lungo tempo, specialmente in passato, dato lavoro a tante persone. Ora, invece, la situazione è diventata particolarmente difficile. Al di là delle condizioni climatiche (come le gelate di alcuni anni fa) che possono far morire i pesci, c’è il grave problema dei cormorani che divorano grandi quantità di pesce, tanto da vanificare il lavoro. Non solo. Mantenere oggi una valle da pesca è diventato problematico anche sotto gli aspetti burocratici e manutentivi, che paiono davvero pesanti.

I numeri

Basta dire che dei 72 chilometri complessivi degli argini delle valli della laguna di Grado (in parte di proprietà comunale e in parte di privati) solo 43,6 chilometri è privo di dissesti evidenti. Sono invece in condizioni critiche ben 5,9 chilometri di argini; 7,7 km con presenza di zappatura alla base; 1,5 km con zappature rilevanti; 2 km, infine, con zappature e sovra escavazioni. Questi non sono tuttavia dei dati completi, poiché per problemi logistici i chilometri rimanenti non sono ancora stati rilevati. L’indagine fa parte del progetto Interreg Brave Italia-Croazia che vede coinvolti Regione, Università di Trieste e Comune di Grado. Scopo di questo progetto è la valutazione del valore ecologico delle valli da pesca attraverso l’utilizzo di indicatori fisici (morfo sedimentari) che ecologici (avifauna, ittiofauna, bentos).

L’incontro

Di queste problematiche se n’è parlato in occasione di un incontro in Comune, con l’obiettivo di condividere strategie e attività del progetto e individuare possibili sinergie tra Regione, ateneo e Comune per la tutela e la valorizzazione del comparto della vallicoltura lagunare. Hanno partecipato: per il Servizio caccia e risorse ittiche della Regione, il project manager Alberto Fonzo, gli esperti tecnici Mauro Cosolo e Stefano Kutin e la responsabile finanziario e comunicazione Elena Vianello; per il Coastal Group dell’Università di Trieste i ricercatori componenti del gruppo di lavoro Annelore Bezzi, Saverio Fracaros e Stefano Sponza. Per il Comune, il sindaco Giuseppe Corbatto, l’assessore Luciano Cicogna, il segretario generale Daniela Peresson e i funzionari Agnese Roppa, Francesca Trapani, Luciana Derndich e Nikita Di Lazzaro.

L’ambiente

Nella grande laguna di circa 1.700 ettari di valli da pesca, circa 1. 400 si trovano nella porzione gradese. I funzionari regionali hanno illustrato gli obiettivi del progetto Brave e il lavoro per costruire un quadro organico dello stato strutturale, ambientale e gestionale delle valli, mettendone in evidenza criticità socioeconomiche e ambientali ma anche le potenzialità e le possibili prospettive di sostenibilità della vallicoltura. I ricercatori dell’atenei hanno quindi presentato i primi risultati delle attività sul territorio tra giugno e agosto scorsi che, consideratele criticità rilevate, saranno oggetto di ulteriori approfondimenti anche mediante rilievi topografici, Lidar e aerofotogrammetrici. In considerazione della proprietà comunale di numerose valli, l’amministrazione ha ovviamente assicurato la massima collaborazione alla prosecuzione del progetto, manifestando altresì la disponibilità a condividere iniziative di informazione e sensibilizzazione.

Il percorso

Dal confronto è emersa, in particolare, l’esigenza di costruire nei prossimi mesi un percorso condiviso con le istituzioni, capace di affrontare anche la manutenzione e il ripristino delle arginature, in relazione alle attività di dragaggio dei canali e alla possibilità di un utilizzo mirato dei sedimenti. «La conoscenza scientifica», ha detto il sindaco Corbatto, «è indispensabile per comprendere le trasformazioni in atto, ma deve diventare anche uno strumento per individuare soluzioni concrete. Le valli da pesca non rappresentano soltanto una testimonianza della storia economica della nostra laguna: costituiscono un patrimonio ambientale e paesaggistico che abbiamo interesse a preservare e trasmettere». L’incontro si è concluso con la necessità di promuovere, anche a livello politico e istituzionale, un più forte riconoscimento del valore ambientale e collettivo delle valli lagunari che caratterizzano la laguna di Marano e Grado e del sito Natura 2000.

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