Bloccati a Socotra per la crisi nello Yemen: chi sono i friulani tra i 650 turisti intrappolati sull’isola

Spazio aereo chiuso per le tensioni tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti: voli sospesi e rientro incerto

Timothy Dissegna
Tra i friulani bloccati nello Yemen anche Angela Tirelli
Tra i friulani bloccati nello Yemen anche Angela Tirelli

Una gabbia “dorata” per circa 650 turisti internazionali, tra cui poco meno di un centinaio di italiani, in una delle isole più belle al mondo. A causa dell’escalation delle tensioni tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sul sostegno a gruppi separatisti nel sud dello Yemen, lo spazio aereo di Socotra è stato chiuso, cancellando tutti i voli di rientro. Tra i bloccati, almeno cinque friulani affrontano un’incertezza che si protrae da giorni. Una situazione che rappresenta un déjà-vu dopo quanto accaduto a quindici connazionali nel maggio 2024, sempre nella stessa località.

Chiuso l’aeroporto

Il risveglio dalla vacanza è stato brusco. «Abbiamo scoperto solo arrivando in aeroporto che la struttura era chiusa», racconta Angela Tirelli, 59 anni, di Mortegliano. «Siamo fermi in hotel da tre giorni. Non sapevamo assolutamente nulla. L’isola è senza connessioni con l’esterno e non eravamo informati di quanto stava accadendo».

La sua testimonianza si unisce a quella di Cinzia Gori, anche lei friulana, che con il marito Amato De Monte – ex direttore della Sores e del reparto di anestesia dell’ospedale di Udine – si trova sull’isola dal 28 dicembre. «Qui a Socotra è tutto tranquillissimo, non si sente nulla del conflitto. Il problema è che siamo in trappola: i voli sono sospesi e nessuno sa quando riprenderanno».

I turisti bloccati provengono da tutto il mondo: italiani, polacchi, lituani, tedeschi e cinesi. «Abbiamo creato un gruppo Whatsapp per coordinarci e scambiarci informazioni», spiega Tirelli. Il gruppo di friulani comprende anche un udinese, un’amica di Cordenons, una di Rovereto e una quinta persona della provincia di Torino. «Sono una viaggiatrice incallita, ma non mi era mai capitata una situazione del genere».

Conflitto lontano

L’aspetto più paradossale è la totale calma sull’isola. «Non si avverte alcun conflitto – spiega Tirelli –. I locali sono gentilissimi e anzi preoccupati perché il turismo porta lavoro». Lo conferma anche Gori: «L’agenzia di viaggi locale ci ha detto che, se necessario, ci ospiterebbero a casa loro. Sono disponibili, ma nemmeno loro hanno risposte».

Un solo volo

Il problema non è la sicurezza, ma il blocco dei trasporti. «Non siamo in emergenza – precisa Tirelli – ma non possiamo rientrare negli Emirati». L’unico collegamento disponibile è quello della compagnia Air Arabia, con partenza da Abu Dhabi, sospeso a tempo indeterminato.

L’incertezza economica

Con il passare dei giorni emergono problemi concreti. «Nella capitale ci sono solo tre hotel – spiega Gori –. Ora stiamo cercando di capire se ci verranno in aiuto le nostre ambasciate». Tirelli sottolinea le difficoltà economiche: «Avevamo un budget limitato in dollari. Non è facile prelevare qui. Se dobbiamo prolungare la permanenza a nostre spese, diventa un problema serio».

Il mare, l’alternativa

La via di fuga via mare è considerata impraticabile: il viaggio verso lo Yemen continentale richiederebbe almeno tre giorni di navigazione in tratti non sicuri, normalmente riservati ai locali.

L’azione diplomatica

Nel frattempo, gli italiani hanno contattato l’Unità di Crisi della Farnesina, che sta monitorando la situazione in un’area sconsigliata ai viaggiatori. Tra le ipotesi circolate, anche un possibile intervento di altri governi. «Alcuni turisti cinesi parlano di un volo verso Riyad», riferisce Tirelli.

L’incognita principale resta il tempo. «Ci hanno detto che per questa settimana non c’è speranza», conclude Gori. Ogni giorno di ritardo comporta la perdita delle coincidenze già prenotate per il rientro in Italia, creando un effetto domino difficile da gestire.

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